Mascalcia: professionalità per la qualità

del Dott. Simone Ferrian

La mia formazione in materia di mascalcia risale alla Toscana rurale di una decina anni fa’. Una parte delle aziende che conoscevo, possedevano certe gabbie utili nella gestione dei cavalli semibradi.

Le stesse gabbie e altre ancora, congiuntamente a diverse tecniche di imbalzamento, servivano anche per agevolare la ferratura dei soggetti più riottosi.
Purtroppo noi operatori commettevamo l’errore madornale di generalizzare tale trattamento in modo permanente a quasi tutti i cavalli.
E’ chiaro invece che la gabbia ( o travaglio ) così come le balze, vadano usate esclusivamente in casi estremi e comunque lungo periodi limitati. Inoltre gli stessi operatori devono svolgere tutte le fasi di ingabbiamento, imbalzamento e ferratura con gradualità, tranquillità, lentezza e fermezza al fine di evitare inutili spaventi e traumi al cavallo. Solo seguendo tali istruzioni la gabbia e l’imbalzamento possono costituire un momento didattico e non motivi di paura. Ricordo infine ai lettori più sensibili che sia la gabbia sia le balze anche se non quelle alle pastoie, vengono utilizzate dal veterinario in caso di esplorazione rettale, ecografia transrettale, endoscopia o altro.


Il proprietario dal canto suo, può risparmiare al puledro o al cavallo le pratiche di ingabbiamento, imbalzamento e ogni punizione a patto che egli insegni al proprio soggetto a “dare le gambe” attraverso la benefica quotidiana o almeno periodica pulizia dei piedi. Non lamentatevi perciò se il maniscalco è costretto a frustare il vostro cavallo desueto a dare le gambe.
D’altra parte il maniscalco non è proprio senza peccato quando si accanisce sul corpo del cavallo con l’attrezzo che ha in mano al momento sia esso un martello piuttosto che una raspa o delle tenaglie.
La professionalità di un maniscalco non va perciò valutata esclusivamente secondo parametri squisitamente tecnici, altresì vanno indagate la sua propensione alla violenza e all’uso eccessivo di strumenti coercitivi nei quali sono compresi anche i sedativi.
Questi ultimi rappresentano l’estremo tentativo del maniscalco di contenere cavalli particolarmente nevrili che reagiscono in modo paradossale agli strumenti di coercizione classici.


Per quel che vale, a mio parere l’uso dei sedativi dovrebbe essere precluso ai maniscalchi a causa dei pericoli ai quali questi ultimi vengono ad essere esposti. I sedativi attualmente in commercio agendo a vari livelli del sistema nervoso provocano atassia e astasia ovvero difficoltà di deambulazione e instabilità nell’equilibrio, perciò il cavallo sedato rischia letteralmente di cadere sul maniscalco. Oltretutto alcuni sedativi danno ipotensione e specialmente in caso di iniezione endovenosa possono provocare al cavallo infausti collassi cardiocircolatori. Un altro strumento di non facile applicazione è la gabbia o travaglio. I cavalli particolarmente nevrili come ho accennato, mal sopportano i metodi coercitivi; essi tentano spesso di uscire dalla gabbia con risultati disastrosi specialmente se oltre alla gabbia, vengono applicate le balze.
Le balze possono essere impiegate anche da sole cioè senza gabbia. Esistono diverse tecniche di imbalzamento ma le più efficaci e nel contempo le più pericolose sono quelle che includono la legatura della coda o del collo.
E’ fondamentale che il proprietario controlli che le balze si possano sciogliere il più velocemente possibile al fine di evitare qualsiasi trauma al cavallo.
La qualità più importante delle tecniche di imbalzamento consiste allora nella facilità e velocità di rimozione.


Stavo dimenticando il più famoso strumento di coercizione : il torcilabbro! Il torcilabbro e non torcinaso il quale invece è riservato ai suini, è probabilmente più utile per interventi di breve durata ma ha trovato larga applicazione anche nella ferratura. Benchè il torcilabbro sia il più vessato degli strumenti di coercizione è utile sottolineare che esso è sempre meno traumatico dei calci all’addome del cavallo, delle bastonate, delle martellate, di certi speroni e di alcune imboccature. Nella pratica non ho mai usato il torcilabbro visto che non avevo chi lo tenesse, tanto è vero che mi stavo proprio dimenticando di questo strumento tuttavia non mi sento di doverlo demonizzare. Al contrario mi importa di evitare al cavallo traumi fisici e psicologici.


Rivestono poi scarso significato le pratiche di pizzicare la pelle del collo e di tirare gli orecchi. Finalmente il frustino e la nostra voce vengono a rappresentare le più valide punizioni infertibili ai cavalli o ai puledri. Purtroppo se un cavallo ha conosciuto solo le legnate o le martellate difficilmente risponderà positivamente alle punizioni vocali e al frustino. Inoltre il frustino può diventare di gran lunga più traumatizzante del martello se usato sugli orecchi, sugli occhi, sul naso o addirittura sui genitali.
Infine benchè frustino e voce rappresentino validi aiuti, è sempre meglio anticipare il cavallo o il puledro tranquillizzandolo anziché doverlo punire dopo. La ricetta comprende movimenti lenti ma sicuri, senza scatti, un ambiente protetto e la pratica non inutile di parlare a lungo al cavallo, con bassi toni vocali, canticchiare e talvolta riprenderlo.

INDICE

1 – IL PRIMO TEST
2 – PAREGGIO DELL’UNGHIA
3 – LA SCELTA DEL FERRO
4 – L’IMPORTANZA DEI CHIODI
5 – FERRATURE CORRETTIVE E TERAPEUTICHE
6 – MATERIALI PER FERRI E SOLETTE
7 – PROFESSIONALITA’ PER LA QUALITA’
8 – I CONTROLLI DI QUALITA’

Medico veterinario già maniscalco dal 1992. Le sue aree di interesse riguardano l'anatomia, la fisiologia, la patologia degli zoccoli del cavallo e da questi risalendo gli arti, comprendono tutti gli altri argomenti inerenti l'apparato locomotore.

Set grooming

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