22 Gennaio 2022

Poesie


Questa sezione del Portale contiene poesie dedicate al mondo del cavallo inviate dai lettori del Portale.

Se conosci una poesia puoi segnalarla alla redazione che la aggiungerà a questo elenco, sono numerose le poesie che hanno come tema i cavalli o gli animali in genere.
Ricordati di citare l’autore della poesia se lo sai ma se la poesia è una tua opera, ricordati di firmarla.

Invia la poesia a: redazione@ilportaledelcavallo.it

grazie


CAVALLI VERI
cavalli veri
non di legno
due teste vicine
dolci e dignitose
con grandi narici
che respirano la vita
senza ritegno

Alberto Sighele – 15/09/2010


LA MANDRIA DI CAVALLI
Su verdi colli mandrie di cavalli dai giorni
Soffiano con le nari una patina d’oro.
Dall’alto poggio è scesa sul golfo azzurreggiantesi
La pece delle agitate criniere.
Sopra l’acqua in riposo tremolano le teste,
E le prende la luna con la briglia d’argento.
Sbuffando spaventati dall’ombra loro stessa,
Attendon di offuscare con le criniere il giorno.

Giorno di primavera che risuona alle orecchie
Propensione cordiale verso le prime mosche.
Ma sul far della sera per i prati i cavalli
Agitano le orecchie scalpitando.
Sempre più acuto il suono attaccato agli zoccoli
Ora nell’aria affonda, ora pende ai laburni.
E non appena l’onda si protende a una stella
Guizzano a pelo d’acqua mosche simili a cenere.

Il sole è spento. C’è pace sul prato.
Suona il pastore nel corno il suo canto.
La mandria ascolta, con le fronti attente,
Quel che le canta il gamajun ciuffuto.
L’eco briosa, sfuggita dal labbro,
Spinge i pensieri verso prati ignoti.
Amando il giorno tuo e la notte buia,
Per te, mia patria, ho fatto questo canto.

Anonimo (1915) – 15/09/2010


CAVALLI NELLA VALLE
Non taci
diamante di Collelungo.
Ecco cavalli nella valle,
in un galoppo di sospiri,
seduta, di fronte ai mantelli
rispecchiano lontani
dalla pineta opalescenti.

Roberta Mari – 15/09/2010


IL CAVALIERE SOLITARIO
Da molti anni sognavo di diventare un cavaliere solitario,
ma, non conoscevo da vicino un cavallo.
Sognavo qualcosa che mi mancava,
ma non capivo ciò che mi poteva travolgere così tanto:
non era soltanto il mare.
Ora so cosa cercare, ho trovato un buon animale.
Il mio cavallo è immaginario,
possente,
corretto nei suoi movimenti,
travolge il cuore di chi sa apprezzarlo;
il cavallo riconosce il suo amico da un incrocio di sguardi,
percepisce nell’aria quel fluido umano,
se lo è, poi gioisce dialogando il suo amore.
Esso mi colpisce.
Tu bussi sul suo petto,
esso ti apre per farti entrare nel proprio cuore,
ma non bussare molto forte per non fargli del male,
poichè sei tu a volerlo amare.

P. Del Popolo – 15/09/2010


CAVALLINA STORNA
Nella Torre il silenzio era già alto.
Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
I cavalli normanni alle lor poste
frangean la biada con rumor di croste.
Là in fondo la cavalla era, selvaggia,
nata tra i pini su la salsa spiaggia;
che nelle froge avea del mar gli spruzzi
ancora, e gli urli negli orecchi aguzzi.
Con su la greppia un gomito, da essa
era mia madre; e le dicea sommessa:
“O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
tu capivi il suo cenno ed il suo detto!
Egli ha lasciato un figlio giovinetto;
il primo d’otto tra i miei figli e figlie;
e la sua mano non toccò mai briglie.
Tu che ti senti ai fianchi l’uragano,
tu daì retta alla sua piccola mano.
Tu ch’hai nel cuore la marina brulla,
tu dài retta alla sua voce fanciulla.”
La cavalla volgea la scarna testa
verso mia madre, che dicea più mesta:
“O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
lo so, lo so, che tu l’amavi forte!
Con lui c’eri tu sola e la sua morte.
O nata in selve tra l’ondate e il vento,
tu tenesti nel cuore il tuo spavento;
sentendo lasso nella bocca il morso,
nel cuor veloce tu premesti il corso:

adagio seguitasti la tua via,
perchè facesse in pace l’agonia…”
La scarna lungo la testa era daccanto
al dolce viso di mia madre in pianto.
“O cavallina, cavallina storna,
che portavi colui che non ritorna;
oh! due parole egli dovè pur dire!
tu capisci, ma non sai ridire.
Tu con le briglie sciolte tra le zampe,
con dentro gli occhi il fuoco delle vampe,
con negli orecchi l’eco degli scoppi,
seguitasti la via tra gli alti pioppi;
lo riportavi tra il morir del sole,
perchè udissimo noi le sue parole.”
Stava attenta la lunga testa fiera.
Mia madre l’abbraciò su la criniera.
“O cavallina, cavallina storna,
portavi a casa sua chi non ritorna!
a me, chi non ritornerà più mai!
Tu fosti buona… Ma parlar non sai!
Tu non sai, poverina; altri non osa.
Oh! ma tu devi dirmi una cosa!
Tu l’hai veduto l’uomo che l’uccise:
esso t’è qui nelle pupille fise.
Chi fu? Chi è? Ti voglio dire un nome.
E tu fa cenno. Dio t’insegni, come.”
Ora, i cavalli non frangean la biada:
dormian sognando il bianco della strada.
La paglia non battean con l’unghie vuote:
dormian sognando il rullo delle ruote.
Mia madre alzò nel gran silenzio un dito:
disse un nome… Sonò alto un nitrito.

Giovanni Pascoli – 15/09/2010


ANIMA SELVAGGIA
Passione che ti prende, ti travolge, ti ossessiona,
ti riempie, ti porta con se e non ti molla.
Lo guardi e lo ammiri, armonia e potenza in
un’unico corpo. Velocità e leggerezza in un’unico gesto.
Anima salvaggia che nessuno mai riuscirà a fare sua.
Anima veloce ed istintiva che spaventa chi non la rispetta.
Anima buona perchè ci ascolta e ci accompagna.
Anima fiera ed indipendente perchè non sarà mai nostro.
Anima sincera perchè i suoi occhi raccontano stor ie che
non potremo mai capire.

Silvia – 15/09/2010


ARRIVEDERCI
Grazie per avermi curato
in questo periodo cosi tribolato.
Grazie, sopratutto per avermi tanto amato,
mai, mi sono sentito cosi coccolato.
Grazie per tutto il tempo che mi hai dedicato
e per la cura con cui mi hai tenuto.
Spero di essermi, con te, ben comportato
in ogni occasione mi sono impegnato.
Mai con me hai volato
ma sicuramente hai sognato.
Sabato, veramente, non ne potevo più
l’osso non voleva tornare su.
Di questo ne ho parlato con Po
mi ha risposto “Ti aiuterò”.
Ora me ne sono già andato,
di soffrire, io, ho terminato.
Vorrei che poche lacrime versassi per me,
in quanto nel tuo cuore il mio posto già c’è.
Sono stato felice di sapere
che già c’è chi mi può sostituire.
Tratta Coddy come me
e lui farà tutto per te.
Ricordati quanto stavo bene
cosi allevierai le tue pene.
Incomparabilmente felice di essere stato tuo
Arrivederci.

Anonimo – 15/09/2010


CONOSCO UN ANGELO CUSTODE
Conosco un Angelo custode, uno ne conosco,
perchè uno mi è dato conoscere,
ora non ha piu le ali per essermi vicino le ha perse;
è il mio cavallo.
Lui abbassa la testa e fa quello che gli chiedo,
e se qualche volta glielo concedo mi protegge.

Alessandro Botticelli – 15/09/2010


ERA NERO IL FIRMAMENTO
Era nero il firmamento più luminoso di quelle gambe,
e fondersi con l’oscurità egli non potè.
In quella sera accanto al nostro fuoco
vedemmo un nero cavallo.
Non ricordo nulla di più nero.
Come il carbone, erano le sue gambe.
Egli era nero come la notte, come il vuoto
era nero dalla criniera alla coda.
Ma scuro era già in un altro modo
il suo dorso, che non aveva conosciuto sella.
Immobile. se ne stava. Sembrava dormisse.
Spaventava l’oscurità dei suoi zoccoli.
Era nero, non percepiva le ombre.
Così nero, da non poter farsi più scuro.
Nero, come le tenebre notturne.
Nero, come dentro di sè un ago.
Nero, come gli alberi davanti.
Come uno spazio tra le costole nel petto.
Come una fossetta sotto terra, dove c’è un chicco.
Penso: dentro di noi è buio.
Eppure si scuriva negli occhi!
Era soltanto mezzanotte.
Verso di noi non si avvicinava di un passo.
Nel suo inguine dominava un buio senza fondo.
Nel suo dorso era già invisibile.
Non restava che una chiazza luminosa.
I suoi occhi luccicavano come un clic.
Ancora più terribile era la sua pupilla.
Come fosse l’immagine negativa di qualcuno.
Perchè esso stesso, arrestata la sua corsa,
in mezzo a noi rimase fino al mattino?
Per quale motivo non si allontanava dal falò?
Perchè non respirava con nero fiato,
(mentre) faceva frusciare i rami schiacciati?
Perchè mandò flussi di nera luce dagli occhi?
Cercava per sè, in mezzo a noi, un cavaliere.

Josif Alexandrovic Brodskij – 15/09/2010


IL MIO CAVALLO
Il mio cavallo
è il desiderio,
la mia fame,
la mia sete,
il pensiero
che è sempre stato.
Il mio cavallo
è il traguardo,
la gara incessante,
la partenza
per un’avventura.
Il mio cavallo
è il lampo
di un’idea,
la paura
della burrasca,
l’aria improvvisa
prima di affogare.
Il mio cavallo
è la quiete dei prati,
il fragore bruciante
del fuoco,
l’immenso silenzio
del vento.

Lorena Stokel – 15/09/2010

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