17/02/2014

Non sono uno scommettitore, un giocatore, ruolo che oltretutto mal si accompagnerebbe al mio ruolo di allenatore. Eppure…


Non sono uno scommettitore, un giocatore, ruolo che oltretutto mal si accompagnerebbe al mio ruolo di allenatore. Eppure, quando al tondino sello un mio allievo o quando do gli ordini al fantino, mi piace incrociare lo sguardo di chi è li per giudicare lo stato di forma dei cavalli, la pesantezza del terreno, valutare le ultime performance.

E’ questa cultura, passione. Prima del gioco, della scommessa, c’è il cavallo! Gli ultimi dati della AAMS (Amministrazione Autonoma Monopoli di Stato) sono di semplicissima interpretazione: la percentuale dei giochi a base ippica é passato, negli ultimi quattro anni, dal già miserrimo 4% del 2009 a meno dell’ 1% del 2013. Trend positivo invece per tutti gli altri giochi, dal Superenalotto ai gratta e vinci, oltre gli 80 miliardi.

Solo gioco dunque, niente passione, niente cultura, niente emozione nel veder guizzare muscoli ben allenati sotto un mantello lucido. Solo gioco, solo la scommessa e la speranza di una vincita mai cosí necessaria visto il momento di crisi.

Ma lo Stato é complice, con tutta quella pubblicità ingannevole, “si vince sempre” dice Claudio Bisio dall’interno di una tabaccheria ormai trasformata in bisca e con i bar trasformati in sale slot che eravamo abituati a vedere solo nei telefilm americani. Si vince sempre, contro ogni regola di matematica e di statistica.

L’anno prossimo non esisteremo praticamente piú, perché la matematica, la statistica, non é un’opinione…e poi cosa faremo?