Il cavallo ideale per l’attività con persone diversamente abili

Spunti e consigli per una buona e corretta equitazione, tratti dal Manuale “L’Equitazione e i suoi segreti” scritto da Piero Acquaro.


La scelta e l’impiego di un cavallo da destinare all’attività con i disabili sono assimilabili a quelle che vengono fatte per un cavallo da avviare al lavoro di scuola per principianti. Non sono infatti richieste particolari capacità di performance od eleganza che si ricercano nel cavallo sportivo, ma un insieme di attitudini derivanti prevalentemente da caratteristiche comportamentali e morfologiche. Da non sottovalutare sono anche i trascorsi del cavallo e la sua provenienza


Dati comportamentali

Il cavallo destinato ad attività di avviamento all’equitazione, con allievo disabile o normodotato, affronta un compito generalmente noioso e ripetitivo ed è quindi necessario che sia dotato di grande pazienza. Deve essere calmo e docile e non avere reazioni impreviste se sottoposto a stimoli visivi od uditivi improvvisi. Nel contempo deve essere sufficientemente agile, dinamico e dotato di spirito d’adattamento per  poter ovviare, quando possibile, alle difficoltà di chi lo cavalca.

Deve essere particolarmente tranquillo durante le operazioni di pulizia ed accettare di essere toccato in tutte le regioni del corpo, perché il diversamente abile che toeletta un cavallo spesso agisce in modo inadeguato, con movimenti inconsulti ed  avvicinamenti imprudenti ed  improvvisi che possono mettere l’animale in all’erta.

Deve essere sereno, rilassato e non avere mai volontà di fuga nei trasferimenti dal box al campo di esercizio e viceversa. In quanto il disabile che conduce a mano un cavallo lo potrebbe fare con disattenzione: è frequente che prenda strade sbagliate o, ancora peggio, abbandoni il cavallo lasciando cadere a terra le redini o la longia.


Dati morfologici

La struttura ideale è quella del cavallo mesomorfo, cioè un cavallo che abbia uno sviluppo armonico dei diametri del corpo rispetto alla lunghezza. Cavalli dolicomorfi (di costituzione stretta e allungata, come il purosangue inglese) o brachimorfi (di costituzione tozza e massiccia, come i soggetti da tiro) tendono ad essere sconsigliati, poiché sia la posizione in sella che il tipo di andatura possono risultare scomode. Esistono ovviamente delle eccezioni che, caso per caso, andranno valutate dal tecnico di equitazione. Ad esempio, per ragazzi paraplegici con difficoltà a divaricare le gambe, potrebbe essere idoneo l’utilizzo di un cavallo “a schiena stretta” per evitare una eccessiva stimolazione a carico dell’articolazione coxo-femorale.

L’altezza non deve essere eccessiva e, possibilmente, compresa tra i 155 e i 160 centimetri al garrese per facilitare le manovre di salita e discesa sia al disabile che all’operatore che lo aiuta.

Importanti sono le articolazioni distali degli arti, con particolare riferimento alla conformazione della prima falange (osso pastorale). La maggiore o minore lunghezza del pastorale, infatti, cambia il grado di inclinazione dell’articolazione rispetto al terreno aumentando o diminuendo l’azione del braccio di leva esercitata dall’osso stesso. Questo meccanismo influisce in modo diretto sul tipo di andatura poiché più l’osso è lungo, maggiore sarà l’escursione articolare  andando conseguentemente ad aumentare l’elasticità di tutto il movimento.

Oltre a queste caratteristiche puramente morfologiche il cavallo ideale dovrebbe essere esente da patologie a carico dell’apparato locomotore per poter aver un’andatura il più possibile franca, ritmica e regolare.


Provenienza

I cavalli destinati a lavorare con i disabili sono normalmente animali a fine carriera non più idonei per l’attività agonistica; si tratta quasi sempre di cavalli abbastanza vecchi, spesso sinonimo di tranquillità, che vengono acquistati per poco o addirittura vengono donati al maneggio.

Spesso non si tratta “dell’ideale cavallo mesomorfo lungo giuntato” e ci si accontenta di quello che arriva ma, nonostante questo, su alcuni punti non è ammesso transigere. È imperativo il fatto che il cavallo debba essere di buona indole ed assolutamente prevedibile nelle sue risposte agli stimoli esterni. È inammissibile (e poco professionale) pensare di offrire attività rivolta a persone diversamente abili senza essere più che certi di poter lavorare in assoluta sicurezza nel pieno rispetto dell’incolumità dell’allievo..


Il Manuale di Piero Acquaro contiene una prefazione firmata da Mogol, e  ha ricevuto gli auguri dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri; si tratta di un documento completo sul mondo equestre nel suo complesso, acquistabile al seguente link:

https://www.nonsolocavallo.it/prodotto/lequitazione-suoi-segreti-manuale-didattico/11916

Piero Acquaro

Formazione equestre
Istruttore Federale di 3° Livello
Tecnico FISE di Equitazione di Campagna di 3° Livello
Tecnico Federale Paralimpico 2°
Giudice Naz. di Salto Ostacoli, CCE, Dressage, Attacchi, Giudice FEI di Endurance
Autore di 4 Manuali Equestri.

Julius-K9 - Record

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