26/09/2017

I Jeans: una poesia di Marco Biffani sui pantaloni della monta western



Lunghi, corti, sdruciti, non stirati,

senza garbo, sgualciti ed informali,

strinati, sfilacciati e anche strappati,

adatti all’occorrenza ma casuali.

Un capo invero senza preclusioni

trattato come privo d’importanza,

usato proprio in tutte le occasioni.

È raro sia motivo d’eleganza

Non li guardi, o li lisci, né li pieghi

non curandoli come un “Valentino”,

ma strumenti che l’indomani impieghi.

Li strapazzi, l’ignori. Sei meschino.

Abdichi a forma, a scelta ed a colore,

sempre gli stessi, blu, ogni momento,

di scarsa fantasia hanno il sapore,

della Pigrizia quasi un monumento.

Multiculturalismo? Integrazione?

Inutili i motivi del processo

di libertà o globalizzazione.

Per Arbore un ostacolo anche al sesso!

Il capo per una vita ecco cos’è.

Creatività italiana, genovese

economici, robusti ecco il perché.

Non hanno e non esigono pretese.

Per un cowboy il cappello è come il sale,

omologa, accomuna. Starne senza,

fare a meno dei jeans ti fa star male.

È un elemento ormai dell’esistenza.

Democratici sono per natura

la camicia di forza pel sedere.

L’essere incriminati per usura

è il destino comune per godere.

Son diventati un simbolo nel mondo.

Il “me ne frego” d’epica memoria

genialità e coraggio a tutto tondo.

Ma questa, in fondo, è tutta un’altra storia!