07/01/2021

ARNICA MONTANA: forma, curiosità, leggende e magia



Con l’Arnica Montana possiamo prenderci cura anche della salute degli amici a quattro zampe. Viene usata principalmente per favorire la cicatrizzazione delle ferite e, in caso di stiramenti muscolari, traumi, contusioni ed ematomi, dà sollievo al dolore, diminuisce il gonfiore e protegge i capillari. Può alleviare i fastidi di punture di insetto e scottature di lieve entità. Il veterinario curante sarà in grado di dare tutti i consigli sui prodotti più idonei da utilizzare, situazione per situazione.

L’Arnica è un’erba perenne della famiglia delle Asteraceae, a fusto eretto lunga circa 20/60 cm, dai grandi capolini di colore giallo aranciato con caratteristici petali rarefatti, come mostra l’illustrazione accanto.
L’Arnica Montana è un’erba indigena dell’Europa centrale. Predilige i climi freschi e soleggiati e cresce ad un’altitudine compresa fra i 600 e i 2800 metri. Fiorisce tra giugno e luglio a seconda della zona. In Italia la si trova nei prati e sui pascoli delle Alpi e dell’Appennino settentrionale e, diventando sempre più rara, appartiene ormai alla flora protetta.
Dal gradevole odore aromatico, l’Arnica emana un caratteristico profumo che gli fa attribuire comunemente il nome di “starnutina”, proprio per la sua capacità di provocare starnuti. Capacità quest’ultima che sembra, secondo alcuni, aver dato il nome alla pianta. Il nome del genere Arnica infatti potrebbe derivare da una alterazione del tardo-latino “ptàrmica”, a sua volta derivato dal greco “ptàrmikos” (starnutatorio).
Ignorata nell’antichità, l’Arnica montana è stata a lungo conosciuta solo dai montanari: in Svizzera, Germania o in Francia era il rimedio d’emergenza che, se ben usato, poteva salvare una vita.
Si ricorreva infatti all’Arnica per incidenti importanti, per gravi traumi fisici o emotivi: una caduta, ferite causate da frane, spiacevoli incontri con animali selvatici, una distorsione o una frattura che impedivano di tornare a casa. L’Arnica aiutava a rimettersi in piedi anche in caso di stanchezza cronica: l’Arnica era la cura per i traumi e un fortificante senza uguali.
I fiori di Arnica montana sbocciano in alta montagna tra luglio e agosto e possono essere utilizzati per ottenere prodotti per il benessere delle persone e degli animali.
Fortunatamente oggi non è più necessario cercare le piantine di Arnica in natura, in quanto la si trova facilmente in farmacia, in erboristeria e sui più diffusi siti internet come per esempio proprio sul nostro www.nonsolocavallo.it dove è possibile trovare una vastissima gamma di prodotti a base di Arnica, scaldanti, rinfrescanti o in combinazione con l’Artiglio del Diavolo.



Illustrazione fonte: naturelab.it/blog





Curiosità

L’Arnica ha diversi nomi, è conosciuta anche come tabacco di montagna e betonica di monte. In Francia è comune la denominazione di Tabac des Vosges in quanto gli abitanti delle regioni montane se ne servono come tabacco. I Cimbri la chiamavano “tabacco di montagna”, talmente cara da essere annoverata fra le piante dotate di un fluido misterioso. Secondo una credenza antica, l’Arnica cresce nei luoghi dove è più facile cadere e farsi male, perché “il Dio aveva voluto dare agli uomini il danno e il suo rimedio”. Il nome di tabacco di montagna deriva dal fatto che i montanari, specialmente della Savoia, la mischiavano al tabacco della pipa, perché provocava meno tosse. L’Arnica è simbolicamente considerata la pianta del pericolo dato che cresce sulle alpi e solo a elevate altitudini dove è più facile procurarsi delle contusioni trattabili efficacemente con Arnica. Fu trattata per la prima volta da Hildegard von Bingen (1098-1179) per il trattamento di contusioni ed ecchimosi nel “De arboris”, ma trovò piena citazione nei testi medici solo a partire XV I secolo ad opera del medico e naturalista tedesco Theodorus Jacobus Von Bergzabern (1520–1590 ), che la descrisse e attribuì alla pianta il nome attuale.

Nel mondo magico

Oltre ai comuni utilizzi nei diversi campi della fitoterapia, l’Arnica viene usata in magia per la protezione contro infortuni e cadute, ovviamente anche da cavallo o come filtro per la stanchezza, va portata al collo come talismano. Legata al pianeta Sole, è utile negli incantesimi di purificazione o per risolvere problematiche legate a un “blocco”, sia in senso fisico che psicologico e il suo infuso è un antidepressivo, utilizzato anche da Goethe. Considerata une delle piante preferite da Cagliostro per le sue potenti qualità di pianta delle rivelazioni, veniva usata dagli antichi maghi della Roma Imperiale per avere le veggenze dalla Dea egiziana TAUERT. Oggi si usa per ricevere messaggi dai propri defunti o dagli spiriti guida. Si confeziona un sacchetto viola con dentro dell’Arnica e lo si mette al collo durante tre notti. La rivelazione nel sogno della terza notte. L’Arnica montana è particolarmente suggerita in presenza di traumi: ecchimosi, fratture, distorsioni, infiammazioni, lussazioni, strappi muscolari, lividi ed ematomi. Ecco perché viene utilizzata soprattutto su muscoli e articolazioni di cavalli che svolgono attività sportiva, sia prima che dopo gare o allenamenti. L’Arnica viene utilizzata proprio per lenire il dolore e mitigare il gonfiore, per esempio in presenza di slogature e problemi di artrite, disturbi ai muscoli e alle cartilagini, così come in presenza di punture di insetto. Occorre precisare che non si deve ricorrere ai preparati di Arnica montana su cute abrasa, bensì soltanto su pelle integra, anche se traumatizzata oppure dolorante.




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Articolo pubblicato sulla rivista INFORMA
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Rivista Informa n.3 – Luglio / Agosto 2020