18 Settembre 2021

Voglia di tradizione: La Berlina Napoleonica di Stupinigi


Testo e foto di Jean-Louis Libourel

«Gli amanti dell’architettura e dell’arte barocca che visitano la splendida Palazzina di Caccia a Stupinigi, vicino a Torino, non possono immaginare di trovarvi una berlina che testimonia l’era napoleonica. La storia e la presenza in Italia di questa vettura, una berlina da gala costruita dal carrozziere Getting, rimane oscura. Si dice che sia servita a Napoleone I e all’imperatrice Giuseppina il 5 maggio 1805 a Milano per la cerimonia di commemorazione della vittoria di Marengo. Luigi Belloni, eminente esponente di una delle più importanti famiglie di carrozzieri milanesi, scrive nel suo libro La Carrozza nella storia della locomozione (1901) che la vettura, dopo questa cerimonia, sarebbe passata a Parma, da dove sarebbe stata trasferita ad Alessandria, cittadina del nord Italia.

Sarebbe poi venuta ad arricchire la collezione di cimeli napoleonici nel piccolo museo ospitato a Villa Cataldi a Marengo, vicino ad Alessandria. Autore di un articolo intitolato “Le vetture della Casa Imperiale” pubblicato su La Revue de Napoléon (n°42, 2010), Yann Deniau afferma che era stata una delle berline costruite per il matrimonio con Maria Luigia nel 1810. Tuttavia non corrisponde alla descrizione delle due berline consegnate da Getting per questo matrimonio. E ammettendo che sia stata realizzata nel 1810, come sarebbe finita in Italia? La sua presenza il 5 maggio 1805 a Milano, alla cerimonia di commemorazione della vittoria di Marengo, è l’ipotesi più plausibile.

La sua attuale presenza a Stupinigi significherebbe che, probabilmente, non ha mai lasciato il nord Italia, il che sembra essere confermato da Luigi Belloni che scrive di un viaggio da Parma a Marengo, via Alessandria. Secondo un’altra versione, la berlina fu ceduta nel 1845 dal governo austriaco (si ricordi che i principati del nord Italia rimasero a lungo sotto il dominio austriaco) a un farmacista di Marengo. Un secolo dopo, nel 1947, un certo Dottor Gustavo Adolfo Rol, probabilmente l’allora proprietario, l’avrebbe donata all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro di Gerusalemme, titolare della Palazzina di Caccia di Stupinigi. Sarebbe stata restaurata per la prima volta in quel momento. Nel 2021 è previsto un nuovo restauro. Perciò, il 30 novembre 2020 la berlina è stata trasportata presso le officine del Centro per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali situato nel cuore della Reggia di Venaria, a Venaria Reale alle porte di Torino, le cui gallerie monumentali hanno fatto da cornice nell’inverno 2013-14 alla magnifica mostra “Carrozze di gala di papi, principi e re”.

Questa berlina è molto rappresentativa della rinascita della carrozzeria francese del XIX secolo. Le turbolenze rivoluzionarie avevano portato alla scomparsa delle industrie del lusso. Il Primo Impero ricrea le condizioni sociali ed economiche necessarie alla rinascita di queste raffinate industrie, tra le quali la carrozzeria occupa una posizione di primo piano. Nel 1810, Parigi aveva 177 sellai-carrozzieri in attività. Appartiene al tipo di berlina più alla moda dell’inizio del XIX secolo: il tipo di carrozzeria arrotondato, detta caisse en bateau. Destinato a cortei di gala e viaggi in città, è a sette vetri, su fondo dorato, con l’aquila napoleonica dipinta sui pannelli delle porte e sui grandi pannelli anteriore e posteriore. Il suo imperiale è circondato da un fregio di piccoli ornamenti in rame argentato, che formano una decorazione. Dal pannello posteriore sporge una sorta di piccolo baule, utilizzato per riporre effetti preziosi, denaro, gioielli o armi da fuoco – da cui deriva la sua altra denominazione di arsenale – la cui presenza, è perfettamente inutile su una vettura di gala, è dettata dal semplice fatto di essere alla moda. Per l’apertura delle porte la berlina è dotata di maniglie in bronzo patinato marrone a forma di anello, ornate di sfingi alate, contrapposte l’una all’altra attorno allo stemma coronato recanti la N napoleonica. Le scalette a portafoglio a tre gradini, ricoperte di marocchino rosso, danno accesso agli interni, guarniti con raso bianco e velluto avorio, rifiniti con passamanerie avorio e azzurro molto chiaro. Il telaio, verde e oro – le berline della cerimonia dell’incoronazione nel 1804 a Parigi erano “tutte d’oro smaltate di verde” – è interamente scolpito con fogliame e ornamenti neoclassici: ovali e raggi a cuore sui mozzi, vaso antico sull’estremità dell’avantreno. Il sedile del cocchiere alla francese è ricoperto da una fodera in velluto avorio ricamata con l’aquila napoleonica. Nella parte posteriore, si trova una piattaforma per i valletti sostenuta da bitte in legno dorato, intagliate con volute e fiori. Quattro grandi molle a C e le loro coperture in pelle nera assicurano la sospensione della cassa. La berlina è dotato di traversa in ferro battuto e dorata con tiranti per i due bilancini, che presentano decorazioni scolpite, e di un timone con punta a tromba per tiro a quattro. Le quattro molle e il collo di cigno delle due flèche e del telaio portano la firma del carrozziere Getting. Nato a Parigi nel 1766, Jean-Ernest- Auguste Getting (1766-1846) fu citato nel 1799 da L’Almanach du Commerce de la Ville de Paris tra i celebri sellai e carrozzieri della capitale.

Dopo rue Feydeau, poi rue de Provence, si trasferisce dal 1808 rue des Martyrs, dove lavora con il carrozziere Cauyette. La sua produzione non è conosciuta oggi che per gli ordini di Napoleone. Tra i tanti carrozzieri che rifornirono le Scuderie Imperiali, come Braidy, Chibourg, Deloche, Devaux, i fratelli Grosjean, Leduc, Pichard, Raps, Vosgien e altri, Getting è il più attivo. Gli archivi menzionano almeno 32 carrozze da lui costruite per Napoleone tra il 1803 e il 1815: quindici berline, cinque dormeuse, tre coupé-dormeuse, due landau, una calèche d’Aumont, un coureuse-landaulet, un landaulet « a forma di dormeuse », una vettura da città « per le uscite incognito dell’imperatore », una diligenza e due « vetture per i letti di sua Maestà » Fu il costruttore della carrozza dell’incoronazione nel 1804, sulla base dei progetti di Percier e Fontaine. Per il matrimonio dell’imperatore con Maria Luigia d’Austria nel 1810, costruì una berlina da città «al servizio dell’Imperatrice», arredata con velluto rosa, con mazzi di fiori e ghirlande di rose sui pannelli, accessori, modanature e ornamenti dorati, e una berlina a sei posti «al servizio dell’Imperatore», guarnita di velluto bianco, il fondo della cassa dorato, smaltato di verde su fondo oro, e sui pannelli, le braccia imperiali e quattro mazzi di fiori dipinti. Nel 1812, in appena due mesi, realizzò una spettacolare landau-dormeuse per la campagna di Russia, con una cassa inglese rosso scuro.

Abbandonato sul campo di battaglia di Waterloo il 20 giugno 1815, questo storico landau è custodito presso il castello di La Malmaison. Battezzata impropriamente berlina, era l’attrazione della mostra «La berline de Napoléon. Le mystère du butin de Waterloo» al Museo della Legion d’Onore nel 2012. Delle 20 carrozze imperiali attualmente esistenti, otto escono dalle mani di Getting: cinque Berline di gala, La Victoire n°3, La Baptême n°5, La Brillante n°6, La Topaze n°7, La Cornaline n°9 si trovano a Versailles, Galerie des coaches; la Berlina di gala di Stupinigi; una Calèche di servizio leggera dell’Imperatore (Castello di Schönbrunn) e il Landau-dormeuse di Waterloo (Malmaison). Sia per i suoi incessanti viaggi e campagne militari, che per i sontuosi cortei delle cerimonie imperiali, Napoleone I aveva innumerevoli carrozze. Nel 1814, con il declino dell’Impero, le Scuderie Imperiali avevano ancora quasi 350 vetture. Il 20 marzo 1815, di ritorno dall’Isola d’Elba, erano solo 167. Di questo grandioso parco di vetture ippotrainate rimangono oggi solo venti esemplari distribuite tra i castelli di Versailles, La Malmaison e Chantilly, Schönbrunn… e Stupinigi. Testimone della carrozzeria del Primo Impero, epoca del rinnovamento della carrozzeria francese all’inizio del XIX secolo, la berlina del Palazzino di Caccia di Stupinigi è un elemento prezioso del patrimonio di vetture trainate dai cavalli. Il suo prossimo restauro ripristinerà senza dubbio tutta la sua bellezza. Nota: nelle foto che illustrano questo articolo la berlina non sembra essere in condizioni da restauro. Ma le ho fatte nel 1990, 30 anni fa. Quindi, da quel momento in poi…

  1. La berlina di Stupinigi (foto J.L. Libourel)
  2. La“Palazzino di caccia” di Stupinigi: un “piccolo palazzo”… grandioso! (Diritti riservati)
  3. Poggiapiedi e sua decorazione in legno intagliato e dorato (foto J.L. Libourel)
  4. Avantreno e la sua decorazione in legno intagliato e dorato (foto J.L. Libourel)
  5. Scaletta a portafoglio aperta (foto J.L. Libourel)
  6. Maniglia della porta (foto J.L. Libourel)
  7. Mozzi della ruota con decoro intagliato di ovali e raggi a cuore e con cerchio chiuso da un cappuccio in argento e bronzo dorato (foto J.L. Libourel)

In viaggio con alterne fortune…

Di Marco Gentile. Fonte: A. Giorda e F.Ganora”Stupinigi Capitale dell’Impero” 2017. Photo credits: Fondazione Ordine Mauriziano, CavalloMagazine, https://www.kitshow.net, Selleria Moirano.

La Berlina di Napoleone si racconta facendoci rivivere fasti, intrighi, eventi di un epoca
straordinaria. Fra storia e leggendo, seguiamo le sue vicende dagli onori alla Palazzina di Caccia
di Stupinigi a dimora di galline nell’umile cascinale, dove resistette per anni dimenticata, fino al
suo miracoloso riscatto.

«Io fui la carrozza di gala di Napoleone, pensata per condurre il generale Bonaparte a cingere la corona di Re d’Italia a Milano, quel sacro e millenario diadema che è la Corona Ferrea, capolavoro dell’oreficeria longobarda medievale, oggi custodita nel Duomo di Monza, che il mio Imperatore si pose da solo sul capo esclamando: “Dio me l’ha data, guai chi me la tocca!” Nella primavera del 1805 si decise che sarei stata tradotta da Parigi in Italia, dove, nel maggio, avrei condotto Napoleone nella capitale del neonato Regno Italico. Il mio viaggio fu lungo ed assai impegnativo: le strade del primo Ottocento non erano certo confortevoli come quelle di adesso… Tuttavia, forte del mio nobile legno, stringendo i denti della mia scelta ferramenta, sotto alle smorfie di dolore delle cinghie che ammortizzavano i peggiori colpi al mio corpo arrotondato, e fra lo stridere delle molle e dell’assale, riuscii a valicare il nevoso Moncenisio ed entrai in Torino il 19 aprile 1805. A Torino giunse anche papa Pio VII, che la municipalità volle alloggiare a Palazzo Reale in Piazza Castello, mentre il generale Bonaparte si pensò più opportuno farlo risiedere presso la reggia di Stupinigi, già residenza di caccia degli ex sovrani del Ducato Sabaudo. Stupinigi, nelle campagne oltre la contea di Mirafiori, è distante dal centro di Torino circa un’ora di cavallo, ma sufficientemente isolato consono a proteggere contro eventuali disordini di popolo.

La Città tributò sobri onori a Pio VII, mentre Napoleone non ricevette onori ufficiali dalla cittadinanza, ma soggiornò a Stupinigi per dieci giorni, dalla sera del 19 aprile a quella del 29, con la consorte Giuseppina e la corte. Il 19 aprile un rumoroso e sferragliante corteo imbocca il lungo viale alberato che conduce alla Palazzina…diverse carrozze in fila si dirigono e si schierano nel cortile d’onore ed io, la più nobile berlina fra di esse, dipinta in oro e decorata con stemmi e fregi lussuosi, scortata da eleganti cavalieri in uniforme all’ussera con alti pennacchi rosso-verdi sui colbacchi di pelo d’orso, conduco il mio Imperatore. Le sciabole tintinnano, l’acciottolato risuona dei ferri dei cavalli e dei cerchi delle alte ruote lignee, il valletto scende, apre la maniglia della mia porta, sviluppa la mia scaletta a portafoglio in marocchino rosso ed Egli scende, il mio illustre passeggero, in uniforme verde con le spalline dorate, in testa un cappello bicorno nero. Innanzi a lui è il Gotha della vecchia nobiltà sabauda. Io, stravolta dal lungo ed impegnativo viaggio, fui riposta a riposare nella rimessa del braccio di levante dell’emiciclo delle grandi scuderie reali. Molti, nei giorni a seguire, si avvicendarono a me accanto: credo ciascuno volesse preservarmi, nutrire il mio legno, lustrare i miei aurei pannelli, spazzolare il velluto ed il raso avorio dei miei cuscini, smacchiare le passamanerie. Ma alcuno, armeggiando forse maldestramente intorno al mio assale una notte, mi fece finanche un po’ male…! Insomma, l’alba del 30 aprile lasciai la Capitale subalpina, meta Marengo. Qui infatti Napoleone desiderava rivivere i fasti della sua vittoria avvenuta il 14 giugno 1800. Ma, proprio qui, un nefasto destino mi colpì nel corpo e nell’orgoglio: il mio assale si ruppe, il tempo stringeva, mastri minusieri e carrozzieri si affaccendarono, rattopparono, piallarono, inchiavardarono ma, ahimè, dai più si convenne che, per il mio Imperatore, io non potevo più essere sufficientemente sicura.

E qui, a Marengo, mi abbandonò il treno regale. Napoleone e la sua augusta consorte giunsero a Milano, un’altra carrozza il 26 maggio li condusse in duomo! Corse voce, che a mio danno era stato compiuto un attentato: sarebbe stato addirittura un prelato, introdottosi in segreto, su mandato del pontefice Pio VII, nella notte in cui – ricordando – avevo patito quel lancinante dolore, a ledere la mia struttura, per impedire al Re di Francia di raggiungere, cingere e rubare la Corona Ferrea, desiderando ucciderlo, simulando un incidente. Ma queste sono trame che a una povera carrozza non è dato sapere! Di me…da allora…cosa fu? Me misera! Abbandonata nel podere di un cascinale mi avvolse l’oblio degli uomini… L’aria buona della campagna, invero, non mi mancava, e tantomeno la compagnia, giacché fui destinata dai mezzadri a sbrindellata dimora di un pollaio di chioccianti e grasse rosse galline! Quale onta! Ma avvenne un benedetto giorno il mio riscatto: un grande uomo torinese, tale Adolfo Gustavo Rol, dotato di poteri paranormali, al quale spesso era apparso lo “spirito intelligente” del mio Imperatore, ebbe la visione una notte, durante un sogno tormentato, del mio disgraziato destino! Mi cercò dunque, trepidante mi rinvenne, mi riportò e donò a Torino, richiedendo semplicemente che io fossi restaurata. Ma il Municipio -miopi troppe volte sono gli umani- rispose non sapere che farsene “della carrozza di un dittatore!”. Mi accolse l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro in seno alla quale Fondazione, avvantaggiandomi di un primo restauro, potei, dopo due secoli, tornare alla cara Palazzina di Stupinigi. Oggi tuttavia, nell’occasione del secondo centenario dalla morte del mio Imperatore, un ulteriore ed approfondito intervento conservativo presso il Centro Restauro della Reggia di Venaria Reale è volto a ricondurmi all’antico lustro ed orgoglio, dimostrando che, modestia a parte, davvero la Storia su di me ha attraversato i secoli, ed io medesima più volte “nella polvere” e più volte “sull’altar” posso infine rispondere al Poeta che: “Sì, fu -ed è tuttora- vera gloria!”.»

  1. 1805: la berlina è a Stupinigi.
  2. Incoronazione a Milano di Napoleone I.
  3. Dono di Gustavo Roll alla Fondazione Ordine Mauriziano.
  4. Di ritorno a Stupinigi la Berlina viene ripulita.

Nel laboratorio di Moirano

Di Chiara Moirano. Photo credits Selleria Moirano.

Nell’estate del 1996 Giacomo Moirano, uno dei due soci fondatori della selleria, si recò in visita di piacere alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. Dopo la sala da ballo, percorso il corridoio centrale e, attraversate altre due sale, si trovò con molto stupore dinnanzi ad una carrozza. L’ambiente era ampio ma spoglio, dalle grandi vetrate entravano i raggi del sole, che si riflettevano sui vetri e sul cocchio dorato, che sembrava un po’ dimenticato. C’era solo una piccola targa e niente di più… rimase senza parole. Il suo primo pensiero fu: “Sarebbe un onore poter un giorno dire di aver restaurato la carrozza di Napoleone”.

L’anno dopo, stavamo terminando l’ultima carrozza delle tredici che compongono la collezione del castello di Masino, ora proprietà del FAI, quando, durante l’ultimo sopralluogo, il Direttore della Soprintendenza delle Belle Arti di Torino, Dott. Bertolotti, ci commissionò per conto dalla proprietà, l’Ordine Mauriziano di Torino, proprio il restauro della carrozza di Napoleone I. Dopo le pratiche burocratiche, nel marzo del 1998 andammo a prenderla per iniziare gli importanti lavori di restauro presso il nostro laboratorio, a cura e responsabilità nostra. Innanzitutto fu eseguita una disinfestazione, sia interna che esterna, per i tarli. Il lavoro più laborioso fu il restauro della parte pittorica. L’obiettivo comune era quello di riportare la carrozza al suo antico splendore.

Purtroppo presentava numerose incisioni, scritte, dovute all’incuria. Siccome tutte le parti di color giallo sono ricoperte di foglia d’oro di otto micron, dopo alcune prove, per mezzo di fotografie stratigrafiche, vennero fatte delle integrazioni di foglia oro su tutte le parti dorate. La traversa anteriore, la parte in cui si attaccano le tirelle dei timonieri, al centro, era tagliata di netto dal tarlo. Le parti lignee della stessa sono tutte scolpite, quindi venne innestato un meccanismo di ferro che, avvitato su se stesso, andava a ricongiungere le due parti.


Quando si effettuano restauri di questo genere ogni parte va conservata e nessun pezzo va sostituito. Furono messe in sicurezza tutte le parti lignee del treno anteriore, posteriore e delle quattro ruote. Entrambe le porte furono smontate per ritoccare gli stemmi dipinti come pure le otto vetrate dai relativi telai di legno foderati in velluto. I nastri, che sorreggono le vetrate, i corrimano, le fasce delle portiere vennero svitate, analizzate ed iniziò un lavoro certosino di rammendo con fili di seta. La parte interna della carrozza è di velluto color champagne con passamaneria avorio non lavorata a capitonné, perché nel ‘700 questa lavorazione non era in uso. Sugli schienali, sulle sedute e sul cielo il tessuto si presentava in alcuni punti usurato, sfibrato, e, non potendo assolutamente sostituire il tessuto originale effettuammo un paziente intervento di integrazione e rammendo.

Vennero rammendate anche le due mantovane sotto i sedili. All’interno della carrozza è presente un tappeto floreale che venne completamente pulito ed integrato. La serpa, essendo esterna alla carrozza, era la parte in tessuto che presentava maggiori lacerazioni. Seguendo i criteri del restauro di un bene storico, le parti che era possibile restaurare tramite rammendo vennero restaurate, i fiocchetti intorno alla seduta in alto furono rammendati con filo d’oro e d’argento, mentre quelli mancanti non vennero reintegratii.

Da entrambi i lati sono raffigurate le armi imperiali di Napoleone Bonaparte I, in filo d’argento, che sono state riprese e restaurate. Le scalette in pelle marocchino sono state riprese. Come finitura, sia sulle parti d’oro che sulle parti verdi, venne applicato un prodotto conservativo. Il lavoro, con il benestare della Soprintendenza delle belle Arti di Torino, dopo quattro anni, era terminato e la carrozza lasciava il nostro laboratorio per ritornare alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, nella sala in cui era stata vista per la prima volta da Giacomo. Questa carrozza nel corso delle sua vita ha vissuto molte traversie, noi Moirano ci auguriamo che possa continuare a raccontare la sua imperiale storia per molto tempo.

  1. La berlina di Napoleone prima del restauro.
  2. La traversa anteriore tagliata di netto
  3. Le porte furono smontate 4. Incisioni e scritte sulla cassa.
  4. Lacerazioni sulla serpa
  5. Avantreno e bilancini
  6. La berlina restaurata torna a Stupinigi


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