28/03/2011

VERSO I MONDIALI PONY 2011 A LIPICA (SLO)



Intervista a Johann Weitlaner, campione italiano di attacchi e rappresentante della squadra italiana a LIPICA mondiali 2011.
Tratto dal NOTIZIARIO del Gruppo Italiano Attacchi 1/2011



Questo è l’anno dei Campionati del Mondo Attacchi Pony, che si terranno in Settembre a Lipica in Slovenia. Il NOTIZIARIO del Gruppo Italiano Attacchi intervista il driver che sarà, in quella occasione, il nostro portabandiera, Johann Weitlaner, tre volte campione italiano di Attacchi, ben conosciuto sia in Italia che all’estero.

Ripercorrendo le tappe della sua lunga carriera agonistica e raccogliendo informazioni sulla preparazione della sua pariglia, gli si chiede anche, una riflessione sui cavalli Haflinger, sui pregi e sulle potenzialità di questa razza, con la quale da anni lavora e gareggia ai massimi livelli. Johann Weitlaner, di S. Candido in Val Pusteria,  ha 42 anni, più volte in gara ad un Campionato del Mondo Attacchi, prima con il Singolo nel 2002  e nel 2006, poi con i Pony nel 2003 a Karlstetten e nel 2009 a Greven. Lavora alla Scuderia del Tolderhof di Valdaora sia come istruttore di Equitazione, che di Attacchi.




Hannes (come lo chiamano gli amici) ci dice che ha iniziato ad appassionarsi agli Attacchi negli anni ‘90 e già nel ‘92 ha preso parte alla sua prima gara con una pariglia di Haflinger del Tolderhof, la scuderia dove aveva iniziato a lavorare come istruttore.“Prima con i cavalli lavoravo in agricoltura, facevo il contadino, a casa mia non usavamo né i trattori, né le vacche ma solo cavalli e, quindi, la mia prima esperienza con gli attacchi è stata con il lavoro nei campi”. 

Precisa che già nel ‘90 si era iscritto ad un Corso di Attacchi in Germania ed era andato là perché in Alto Adige non c’era questa possibilità, successivamente frequentò anche altri corsi per diventare Istruttore di Attacchi.“Ho fatto conoscenza di un istruttore in Germania e, dopo il primo corso, in due anni, ho partecipato ad altre attività di formazione e finalmente, per mettere alla prova sia me, sia l’utilità di quei corsi, mi sono iscritto alla prima gara con una pariglia di Haflinger a Soiano, sul Garda, da Giuseppe Del Grande.”

Ricorda di essere andato a Soiano davvero privo di esperienza, con un po’ di pratica nel Dressage e nella Gara di Coni, ma la Maratona era per lui una cosa nuova-“Non avevo un groom, mi ero mosso solo con il trailer e le carrozze così, arrivato là, mi hanno dato una mano e, dopo quella prima esperienza, mi sono preparato a lungo, partecipando solo a due gare all’anno per mettere alla prova i miei progressi, gareggiavo sempre a Soiano e in una gara in Baviera riservata solo ad Haflinger”.

Ed arriva il momento del primo grande Internazionale riservato agli Haflinger nel ‘97 ad Ebbs e subito una vittoria con la pariglia! Mentre procede nella carriera agonistica, Hannes continua con il lavoro di Istruttore. Questo lo porta ad usare gli stessi cavalli sia per le lezioni di Equitazione e di Attacchi, sia per le gare.





“Anni fa si diceva che era meglio non montare i cavalli che si usavano in carrozza…ma oggi tutti sanno che un cavallo ben montato, rilassato va meglio anche nell’attacco”. Ricordo che nei primi stage Georg Moser, che venne qui dall’Austria quando avevo la mia cavalla Velina, che non manteneva un buon trotto, mi raccomandava di non montarla, ma, oggi, anche Moser sostiene che i cavalli da attacco devono essere montati!”

Hannes afferma che quasi tutti hanno cambiato parere rispetto a questo argomento e che i primi ad intraprendere una svolta così decisa sono stati gli Svedesi ed i Finlandesi. Aggiunge che la consapevolezza dell’importanza del training a sella anche per i cavalli da attacco è venuta con l’affermarsi delle gare di Attacco Singolo. Gli Svedesi avevano due tecnici, uno venuto dal dressage montato e l’altro dagli attacchi, entrambi concordavano sulla necessità di montare il cavallo ed hanno messo in pratica quella che si è rivelata la scelta migliore nel training.
 

“I cavalli che uso nelle gare sono i cavalli della scuola, cioè cavalli usati sia per esercizi nel rettangolo, sia in passeggiata e questo serve per variare il lavoro del cavallo. Quando ho in programma una gara importante, allora cerco di non usare molto il cavallo per la scuola, di fare un training più mirato, ma il resto dell’anno i cavalli vanno montati per la condizione, va variato il lavoro, perché tirare ogni giorno la carrozza non è buona cosa per il rilassamento e la psiche del cavallo.”
 

Insiste sul fatto che i cavalli che sono impegnati in varie attività, quando vengono attaccati, mantengono la grinta e la voglia di lavorare, mentre sono svogliati se costretti a ripetere le stesse cose per giorni, tirando la carrozza. Sottolinea che, lavorando a sella, è possibile agire meglio sul cavallo per correggerne i difetti, con scostamenti e flessioni che in carrozza non è possibile fare e che, lavorando bene a sella, è più facile sciogliere “le rigidità” del cavallo.                                
               

Per quanto riguarda i suoi cavalli, in particolare Silbernacht, Adler e Arco con i quali gareggia,aggiunge che la cosa meno difficile per un Haflinger è l’essere regolare – “ L’Haflinger rompe meno le andature, ha un buon passo in partenza e non ha mai problemi a mantenerlo o a fare un’andatura efficace con il passo e fa meno errori!”Certo, a fronte di pregi, ci sono anche difficoltà: “Gli Haflinger non hanno andature spettacolari e questo li penalizza, non sono cavalli che fanno un’allungata incredibile … ma difficilmente fanno errori”. I miei due cavalli non hanno andature spettacolari, ma sono continui nella prestazione, si impegnano, la posizione della testa è perfetta, inoltre con l’Haflinger è facile lavorare, perché è più equilibrato, più regolare di altri cavalli.”
 

In occasione dei Mondiali di Greven del 2009 ci dice di aver verificato che i suoi cavalli sanno ottenere buoni risultati nelle tre gare, un 5° posto in Dressage con gli Haflinger è stato davvero molto, perché i giudici difficilmente li premiano in questa gara, anzi a volte ci sono dei veri pregiudizi “Per esempio un collega che guida Haflinger, che ha vinto 2 volte di seguito il Campionato Tedesco pony, non è mai stato inserito nella Squadra Nazionale, proprio perchè con gli Haflinger sei sempre guardato un po’ con prevenzione… ed il mio 5° posto in Dressage è stato un bellissimo colpo!

La maratona, conclude Hannes, presentava ostacoli larghi adatti ai suoi cavalli, che hanno avuto grinta fino all’ultimo” e si fa carico errore, negli ultimi 50 metri che gli è costato forse il podio. “Si era aperto il barbozzale e pensavo che potesse essere penalizzante e così l’ho fatto sistemare dal groom che è sceso…ma non è possibile negli ultimi 500 metri e mi sono preso 10 punti di penalità”.

Aggiunge che ci sono anche altri problemi con gli Haflinger, soprattutto nella Categoria Singoli nella maratona, perchè arrivano alla fine un po’ “stressati”, mentre i pony, che sono veramente “rinsanguati”, corrono come matti e gli Haflinger faticano a reggere…poi bisogna tener conto delle temperature, perché, essendo una razza “di montagna”, se in maratona trovano il caldo fanno fatica. Le valutazioni di Weitlaner sono supportate dall’esperienza, perché per alcuni anni si è presentato in gara anche un cavallo singolo ed ha partecipato ai Campionati del Mondo Singoli del 2002 e del 2006.
 

Ci spiega i motivi alla base della sua scelta del ‘98 di gareggiare nella categoria Cavalli con il Singolo:“Con gli Haflinger avevo già partecipato e anche vinto vari internazionali (in Inghilterra, in Germania, in Baviera, in Austria) non c’erano ancora i Campionati Mondiali Pony, che sono iniziati nel 2003, e mi stimolava poter provare con altri cavalli. Inoltre, anche qui in Scuderia, veniva avanzata la richiesta di poter lavorare con cavalli a sella, non solo con Haflinger.
 

Poi di nuovo ritorna ai pony con i quali disputa i Campionati del Mondo ed il Campionato Europeo riservato agli Haflinger.
 

Tanti campioni, che si sono distinti nelle categorie dei cavalli, come Georg Moser, gareggiano oggi anche con i Pony, così il livello delle competizioni si alza molto” Un altro motivo che lo ha portato a ritornare ai pony è la possibilità di scegliere i soggetti, perché lavora in una scuderia piena di Haflinger; “Fare entrambi i circuiti è impossibile sia per motivi di lavoro, sia perché sarebbe stressante essere sempre impegnati tutti gli anni con un mondiale: questo vuol dire essere sempre sotto pressione…ma non ho smesso con il singolo, lo attacco ancora, ma senza mettermi nell’ottica di prepararmi per un mondiale.”
 

Quando vogliamo sapere della gara che ricorda con maggior soddisfazione ci risponde senza esitazione “Il primo internazionale a Ebbs riservato ad Haflinger” e spiega che volle dire molto, allora, partecipare al primo Internazionale e subito vincere in un luogo molto delicato di confine, dove c’è molta competizione all’interno della razza e tutti vogliono dimostrare di avere i migliori Haflinger. 
 

Attualmente l’Associazione Haflinger sta dando un forte contributo al miglioramento e alla promozione della razza, sostiene Weitlaner, ci si rende conto che l’allevamento è molto cambiato. Anni fa tutto si fermava a produrre puledri ma questo non funziona oggi, bisogna essere attenti a proporre gare di vario tipo per mostrare le attitudini della razza, dal trotto, al dressage, al galoppo, agli attacchi e risvegliare l’interesse per questo cavallo che ben si presta anche ad un uso da parte di ragazzi, sia a sella che con la carrozza.  Il vantaggio di questa razza è che è un cavallo sia per un adulto che per un bambino.
 

La tendenza è quella di portare la razza su standard da cavallo più che da pony: a volte si fa fatica a trovare un bel cavallo Haflinger che stia facilmente negli standard dei pony e se si considera l’ultima lista degli stalloni di 30 mesi tutti sono a ridosso del metro e 50 al garrese e quindi nel giro di un anno tutti potrebbero essere già oltre l’altezza limite per i pony. Certamente si trovano anche soggetti piccoli, molto adatti ai circuiti Junior, ma la tendenza è questa.
 

Chiediamo ad Hannes cosa pensa della situazione degli Attacchi in Italia dal punto di vista tecnico. “Il problema è che manca la buona scuola di base, mancano corsi impegnativi, non stage saltuari ed è necessario migliorare la qualità degli istruttori che devono seguire un metodo preciso. Una scuola deve avere dei fondamenti, cioè una teoria che ti deve guidare sia agli inizi, che quando sei campione: è il filo rosso che unisce tutte le esperienze, “la base” che si adatta alle situazioni, ma che è il supporto solido del professionista. Ognuno ha il suo stile che, però, deve essere ispirato ai concetti fondamentali e la base, purtroppo, manca nella scuola italiana: non si diventa istruttori perché si partecipa ad un mondiale come Driver, non si è istruttori perché si è guidatori.”.

 Aggiunge che è positivo che esistano istruttori che fanno pratica, ma devono “sapere” e saper insegnare la teoria. Quindi la pratica è fondamentale, perché sono anni di vita a cassetta, ma bisogna saperla trasmettere. Conferma che è migliorato molto negli ultimi vent’anni il mondo degli Attacchi, ma non si è ancora su una buona strada, anche se si sono ottenuti bei risultati con Cristiano Cividini e Jozsef Dibak, ma sono casi unici.

Non c’è una scuola da cui escono i campioni, ci sono soprattutto risultati personali, non c’è lavoro di squadra. Inoltre non c’è un progetto, anzi ogni anno c’è un progetto nuovo e poi lo si cambia, mentre le Federazioni che hanno buoni guidatori Olanda Germania, Svezia hanno un tecnico da anni e anni che segue sia il Singolo che la pariglia che il tiro a 4″, insomma non serve che in ogni Categoria si cambi tecnico ci vuole una persona preparata che lavori con la squadra da anni,“Vuole dire che conosce le persone, conosce i cavalli, si prende delle responsabilità… non ci si può muovere solo nell’anno dei Mondiali; così si imposta è un sistema dove possono esserci alcuni campioni, ma non la squadra… è un sistema fragile.
 

Evidenzia il fatto che molte squadre hanno a disposizione dei professionisti:“ Zarembowicz, campione del Mondo, lavora con i cavalli e, per lui, fare gare o stare a casa ad allenare i cavalli è la stessa cosa, ma chi svolge altre professioni non si può permettere di perdere giorni di lavoro continuamente. Questo non toglie che possano venire risultati.”
 

Gli chiediamo se nel suo futuro potrebbe esserci la scelta di impegnarsi come tecnico di attacchi. Non lo esclude, ma precisa che, fintanto che gareggia non è una possibilità praticabile, perchè non bisogna mescolare i due ambiti. Solo quando si ritirerà può cominciare a pensarci, “Finchè sono ancora nel circuito di gara, devo pensare a prepararmi, qua in zona posso sperimentare qualcosa di limitato, per avviare agli attacchi, ma non oltre. E’ meglio evitare di essere in gara e fare il trainer, perché nascerebbero fraintendimenti anche con i colleghi…un conflitto di interessi…basta un pensiero per creare problemi, perchè fare il tecnico vuol dire programmare, organizzare progettare, coordinare e non si ha tempo per gareggiare”.
 

Hannes si dimostra molto saggio, una dote rara oggi, così come sono davvero un esempio la sua voglia di imparare, di lavorare per migliorarsi, la capacità di fare scelte e di affrontare con fiducia, ma senza pretese, i nuove traguardi che lo aspettano, primo fra tutti I campionati del Mondo Pony a Lipica dal 21 al  25 settembre 2011!

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Redazione GIA
Fonte: Notiziario del Gruppo Italiano Attacchi