14/06/2011

Uno squarcio paesaggistico che riempie il cuore


Sto lavorando ad un progetto per la Federazione Italiana Sport Equestri che prevede il recupero dei centri ippici minori, di quelle piccole realtà, spesso autosufficienti, oramai radicate da generazioni nel nostro territorio, che si dedicano con amore e passione ai nostri amici a quattro zoccoli, ma che, per il solo fatto di trovarsi lontani dalle luci dei riflettori, vengono dimenticati.

Ho ricevuto una segnalazione relativa un piccolo maneggio situato sull’Appennino Modenese. Da quanto riportato dal referente sembrava proprio trattarsi di una realtà così lontana dai nostri prototipi di A.S.D. e Circoli Ippici, che mi sono incuriosita: si parlava di un signore un po’ chiuso e scontroso che condivideva il proprio tempo e la propria vita con una ventina di cavalli offrendo ai visitatori la possibilità di meravigliose passeggiate nel verde montano (circa 900 m. sul livello del mare).


Sono partita con meta Montese (MO), un piccolo borgo antico che conserva ancora tutto il sapore del tempo andato: feste di paese, del Santo Patrono, distanze ravvicinate, vita in autonomia e diffidenza verso il forestiero.

Mi sono inoltrata in una stradina che da vicolo asfaltato piano piano si è assottigliato fino a divenire poco più che una cavedagna e, al termine del percorso, si è aperto avanti i miei occhi uno squarcio di vallata che rapiva l’attenzione. E là, in mezzo al verde, una casetta in legno con una insegna, in parte intagliata in parte realizzata con innesti, “Cavallo Pazzo”…mi sono detta: “Sarà una esperienza, comunque vada!”.

Sono scesa dall’auto, vestita da cittadina, mocassino, camicia bianca, capelli raccolti, quando mi si fa incontro un signore, grosso, con gli stivali in gomma, la barba lunga e incolta, passo deciso e svelto; non ho perso tempo a presentarmi: “Avvocato Virginia Polidori, piacere, (e porgo la mano) vengo per quel servizio sulla Sua attività equestre…sa i cavalli, le passeggiate, le lezioni, insomma…il Suo lavoro..”

Mi squadra e bofonchia: “Adesso pure le donne le fanno avvocati, non bastavano gli uomini…e chi ci lasciano a casa? Pure giovincella..dove andremo a finire..”

Comincia la visita alla struttura: boxes in legno, ben tenuti, illuminati, arieggiati, con truciolo fresco e pulito, mangiatoie colme di mangime, sistema di abbeveratoi a pressione, corridoio spazzato, targa in legno lavorato per ciascun ospite, selleria spaziosa, con selle tutte in ordine, pulite, ingrassate, finimenti appesi e lustrati: un piccolo mondo antico!


E gli ospiti, insomma i cavalli?

L’uomo gira la testa tutt’attorno, seguo il suo gesto ed ecco comparire ettari di pascolo montano tutti regolarmente recintati con tanti puntini colorati, guardo meglio…ma sono cavalli!!! Alcuni rilassati all’ombra dei pini, altri al trotterello sui prati, altri ancora a grattarsi la schiena sull’erba profumata: promanava un senso di pace, una gioia, una indescrivibile sensazione di appagamento. Soddisfatta per il benvenuto (hic!) e certa che sarebbe stato di auspicio per un’ottima collaborazione, decido di mostrargli che anche le donne possono essere avvocati e amazzoni, e di che stampo!

Mi sono rivolta all’uomo, gli ho dato del tu…Leonardo…come fossimo stati sempre amici: “ Leonardo, facciamo un giro?”

Neanche detto ecco due destrieri pronti e via per i sentieri…l’avvocato si è tolta i mocassini, la camicia e ha indossato stivali e maglietta, un salto in sella e via su per i prati, giù per le distese erbose…libera come l’aria.

Quando ci siamo fermati per prendere fiato, Leo mi ha fatto i complimenti e si è dichiarato stupito di sapere che anche negli scribacchini di città soggiorna ancora un animo selvaggio equestre.

Beh da quel giorno è nata, o forse esisteva già, una amicizia profonda, basata sul rispetto reciproco e la passione per i nostri cavalli.