27/09/2018

Un invito ai genovesi


Convincete il vostro sindaco ad erigere al centro della più importante piazza di Genova, una colonna con incisi i nomi dei 43 poveri innocenti, defunti per l’incuria delle autorità preposte, con in cima un gigantesco orologio digitale che scandisca i giorni che passeranno da quel nefasto 14 agosto 2018 prima che venga ricostruito un viadotto che ricolleghi le due metà di Genova, ne riattivi l’efficienza e ripristini una vivibilità dignitosa per gli abitanti. Ben visibile a tutti.
Ripreso spesso dai giornali. Per spronare chi di dovere. Prima che altri nefasti accadimenti accadano in questa nostra Italia anche geologicamente, sfortunata, dalla forma di stivale assuefatto più a ricevere calci che a darne, e che questo tragico evento passi in seconda linea di urgenza e venga trascurato. Che costituisca un memento ai tecnici, a politici, ai magistrati che hanno assicurato 4 mesi per ridare alloggi agli oltre 500 sfollati, ad 8 mesi la demolizione di ponte e fabbricati e la ricostruzione tecnica di una struttura in acciaio ed in breve tempo la individuazione delle responsabilità.
Troppo facile dare assicurazioni verbali per tranquillizzare la gente ed evitare epurazioni e caducazioni. Il terremoto del centro Italia insegna. E quando sui media si potrà vedere – ripetutamente e quotidianamente – la foto di quello strumento che ne scandirà i ritardi, espressi in numero di giorni, qualcuno – i burocrati in particolare – dovrà pentirsene per la sua leggerezza, incompetenza, protagonismo o inefficienza. Il sacrificio sofferto dall’intera città di Genova la sua perdita di benessere e le sue aspettative sono il sacrificio, il benessere e le aspettative degli Italiani tutti. Stanchi di promesse non rispettate.