22 Ottobre 2021

Slitte d’Arte. La collezione del Museo di Stato di Zurigo

di Emanuela Brumana. Fonte: Andres Furger, « Paraden, Maskeraden, Promenaden: Die Schlitten desSchweizerischen Landesmuseums im europäischen Kontext », 2009.
Photo: gentile concessione Andres Furger

La collezione di slitte del Museo di Stato di Zurigo è la più importante in Svizzera ed è di livello internazionale. Si tratta di slitte trainate da cavalli utilizzate per trasporto di passeggeri, non di veicoli commerciali, ne’ di slitte per bambini, quindi, slitte per gite, sfilate o occasioni festive. E’ una collezione che si è andata ampliando dai primi anni del 900 e che offre al visitatore, per lo più, slitte decorate o dipinte, nello spirito del Museo, che espone oggetti di arti figurative. Per decenni le slitte rimasero nel seminterrato dell’ala principale del Museo, quasi senza nessuna cura o restauro fino al 2006, quando venne avviata una campagna di conservazione sistematica insieme ad un progetto di catalogo affidato ad Andres Furger. Da allora le slitte restaurate e le più antiche (fine del XVII – inizio del XIX sec.) sono in esposizione. Il tipo prevalente nella collezione è la cosiddetta “slitta da corsa”, in cui un cavaliere o un cocchiere guidava il veicolo da dietro e una signora si sedeva davanti a lui, lateralmente sulla panca. Il termine “slitta da corsa”, era utilizzato frequentemente in Svizzera fino al 1900 per indicare slitte leggere, decorate o figurate, facendo riferimento a quando “Corsa”, indicava un torneo cavalleresco o un “carosello in slitta.

PRINCIPALI MODELLI
Le slitte da corsa si distinguevano in modelli semplici, aggraziati, con i pattini che proseguono verso l’alto a formare un triangolo, che si conclude al vertice con una decorazione, solitamente una figura come un cervo, un leone, una colomba, un’aquila. La cassa della slitta può assumere la forma di un animale nella parte anteriore, una tigre, un leone, o altro a seconda delle scelte, che dipendevano dal gusto del proprietario, cioè dal cliente del mastro carraio. Le slitte figurate erano considerati modelli di lusso, utilizzate esclusivamente per il trasporto di passeggeri prevalentemente in città. In questa tipologia erano comprese anche le “slitte familiari” trainate da più cavalli, sulle cui panche potevano sedersi fino a quattro persone e un paio di bambini. Fino all’inizio del 1800, le slitte familiari erano guidate dalla postazione del cocchiere sul retro. Venivano utilizzate in inverno come carrozze di lusso, cioè come comodo mezzo di trasporto per chi poteva permettersi di tenere uno o più cavalli. Erano dotate di fanali, freno e paraspruzzi anteriore. Le gite con slitte di lusso prevedevano il cocchiere o il groom, che indossavano divise colorate.

LA STRUTTURA
Le slitte di lusso erano realizzate da vari artigiani locali sulla base di un modello o di un disegno. In particolare, erano impegnati il mastro carraio (telaio), i fabbri (parti in ferro), i falegnami (cassa), gli scultori (per le figure e gli intagli), i pittori ed i doratori (per la verniciatura e le decorazioni) e i sellai (per fodere in tessuto o pelle e finimenti per i cavalli). Di solito il telaio della slitta era composto da due lunghi pattini in legno duro per lo più ferrati. La maggior parte delle slitte del XVIII secolo aveva già pattini ferrati, ma in precedenza si usava legno duro di betulla per la costruzione dei pattini. Successivamente si scelsero frassino o faggio rosso, il cui legno veniva lavorato dal carraio, che lo piegava a vapore nella giusta forma fortemente incurvata e lo rinforzava, alla fine, con una lama di ferro per facilitare lo scivolamento. A volte nella parte anteriore del telaio, dove i pattini convergevano, nel XVIII secolo veniva inserito anche un paraspruzzi. I ganci di traino per i due tiranti o stanghe erano avvitati al telaio nella parte anteriore. Il cavallo, di solito singolo, tirava con lunghe stanghe il leggero veicolo per lo più a due posti. Il sistema di trazione era di due tipi con semplici stanghe in legno, o come per i carri, con corde di tensione attaccate alle stanghe. Quattro piedi collegati alla cassa poggiavano sui pattini, che a loro volta erano collegati fra loro con traverse. Il cavaliere era seduto proprio dietro la signora e il sedile del guidatore veniva leggermente rialzato in modo che potesse guardare avanti al di sopra del compagno o della dama. Di solito appoggiava i piedi sui finali posteriori dei pattini, dove erano fissati i poggiapiedi. La produzione delle casse richiedeva una abilità da semplice falegname, così spesso ci si rivolgeva al falegname locale. La maggior parte delle casse della collezione del Museo di Stato sono state create in questo modo, perciò la forma rispecchia anche un’appartenenza regionale.

LE DECORAZIONI
Tra il semplice e il riccamente decorato c’erano vari gradi che è bene approfondire. La maggior parte delle slitte erano verniciate, intagliate o dipinte. Di regola, ogni slitta aveva il suo tema figurativo, abbinato, a volte, alla forma stessa del corpo della slitta. Le decorazioni corrispondono sia alle tendenze stilistiche del rispettivo periodo di produzione, (barocco, rococò, neoclassicismo) sia a quelle della regione di produzione. Le slitte mostrano interessanti temi iconografici come la gioia di vivere, la musica, gli animali. Soprattutto i soggetti delle slitte sportive figurate incarnano mondi fantastici, quali figure allegoriche, creature ibride o, in alcuni casi, animali selvaggi. Spesso le loro lingue erano montate in modo da oscillare avanti e indietro durante la guida. Ci sono anche riferimenti a meccanismi per muovere la lingua a mano o dispositivi più sofisticati come un mantice inserito nel corpo dell’animale, con il quale si poteva innescare un ronzio. A volte, sul fronte della slitta venivano posizionati stemmi o simboli dei famiglia. Altre importanti attrezzature decorative delle slitte erano i campanelli, cuciti sulle coperte del cavallo riccamente ricamate, e le piume sulla bardatura. Inoltre, c’erano coperte in tessuto e in pelliccia, dotazioni necessarie per il o i passeggeri, e, infine, l’abbigliamento speciale del cocchiere o del groom.


QUATTRO TIPOLOGIE
Le slitte semplici classiche avevano una cassa, dove il passeggero si sedeva. C’erano casse in cui una o due persone potevano sedersi (una persona sola, due persone una dietro l’altra nella direzione di marcia o sedute l’una di fronte all’altra). La postazione per il guidatore era solitamente sul retro. Le slitte semplici sportive, invece, presentavano una panca, a volte imbottita da utilizzare come una sella da equitazione o sulla quale la signora sedeva davanti lateralmente al senso di marcia. Ciò è dimostrato dagli ausili per salirvi o dai segni rimasti sul legno della cassa. Inoltre la panca, spesso, presentava una maniglia o una fessura nella parte anteriore, in modo che la signora potesse attaccarsi al sedile durante la guida rapida e irregolare. I due tipi descritti vengono chiamati Kastenschlitten o “a cassa” e Wurstschlitten o “da equitazione” e potevano essere anche caratterizzati da un ricercato design figurativo e questo le rendeva più complesse e “di lusso”. Le Figurenschlitten erano slitte a cassa decorate, dove la cassa era parte di una immagine figurata e intagliata, mentre le Figuren-Reitschlitten erano slitte da equitazione figurate e tutto il corpo della slitta assumeva la forma del tema scelto. Nel corso del XIX secolo, apparvero slitte con casse a forma di carrozza per più persone, che erano chiamate slitte “familiari”, anch’esse slitte di lusso. I diversi modelli, le versioni sempre più ricche e fantasiose, le variazioni introdotte testimoniano il lungo periodo di utilizzo della slitta in Svizzera, e nelle zone alpine in generale. Sicuramente una visita al Museo di Stato di Zurigo vi guiderà a scoprire come questo veicolo, utile e ingegnoso era legato al piacere, al divertimento dei proprietari e all’arte e alla creatività dei vari artigiani Chi non potesse visitarlo non si lasci sfuggire il testo riccamente illustrato di Andres Furger.



DIDASCALIE FOTO

  1. Acquarello di Johann Jakob Beck del 1836. Due slitte figurate: la prima in forma d’orso e una seconda con figura di leone dorato. I cavalli con finimenti con campanelli e adornati con pennacchi dai colori vivaci. I cavalieri indossano livrea e bicornoe guidano da dietro. Le dame sono sedute lateralmente.
  2. La “scarpa da donna” è’ una slitta a cassa figurata appartiene al periodo rococò e veniva probabilmente utilizzata i durante il periodo del carnevale in sfilate mascherate
  3. Slitta a cassa biposto vis a vis XVIII secolo, detta “Piccolo drago”; che si trova alla confluenza dei pattini con una lingua di latta rossa. Uno stemma adorna la parte anteriore. Le decorazioni richiamano quelle dei mobili del Canton Grigioni.
  4. Slitta familiare denominata “Conchiglia”, circa 1850. Due sedili principali sul retro e davanti i seggiolini per bambini. Il loro schienale ribaltabile permette alla panca anteriore di diventar il sedile di guida. Anche la parte posteriore presenta posto per cocchiere o domestico.
  5. Slitta a cassa figurata denominata “Tritone” proveniente dal castello di Altishofen,( LU) XVII sec. Una vista laterale evidenzia due mostri marini e Tritone, figura mitologica.. I pattini confluiscono in forma di serpente di mare.
  6. Slitta da equitazione figurata detta il “leone”, del 1750.Panca scolpita, su cui possono prendere posto dama e cavaliere. Lo stemma del casato tra le zampe del leone. Ganci di traino visibili sul telaio e freno in ferro a due punte sul retro, che impediva al veicolo di scivolare indietro. Pedana per la salita laterale e gancio di appoggio. Il leone è imponente e maestoso posizionato solo successivamente sulla pedana, che pare sottodimensionata.
  7. Slitta da equitazione con suonatore di cornamusa. Il tema è la la musica, un gioco di cornamuse e corno postale. Quest’ultimo è suonato dal giovane baffuto con un cagnolino che fa capolino tra le gambe. Mostra le transizioni alla slitta figurata, cioè al modello di slitta di lusso utilizzato in città.



«Paraden, Maskeraden, Promenaden: Die Schlitten des Schweizerischen Landesmuseums im europäischen Kontext», 2009

https://www.academia.edu/10082755/




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