Quattro chiacchiere con Mauro Testarella a proposito dell’istruttore di equitazione.



Una figura sempre meno professionale ma sempre più numerosa



D. Giovanni Origgi
Carissimo Testarella, come vedi oggi l’istruttore di equitazione?
R. Mauro Testarella
Sino alla fine degli anni ’90, la figura dell’istruttore di equitazione è stata sempre ben tutelata dalle poche entità in campo: FISE, ANTE e qualche tiepido tentativo di rilascio brevetto da parte di qualche ente di promozione sportiva con qualche sporadico corso “fatto in casa”, tanto per far cassetta, senza programmazione territoriale e di sviluppo.
I titoli rilasciati venivano timidamente fatti visionare ma, perlopiù, servivano per venire appesi alle pareti di casa, in ufficio e, a volte, anche in clubhouse.
 Con l’avvento dell’ENGEA, ci fu una rivoluzione culturale e metodologica, tipo quello che era successo negli anni ’70/’80 nel mondo della subacquea con l’ingresso in Italia, della scuola e delle didattiche americane della P.A.D.I. Sino ad allora esisteva una serissima e selettiva scuola F.I.P.S., che, dopo diversi anni di presenze e sacrifici, apriva le porte della sua casta di istruttori apochissimi eletti.
La P.A.D.I.rivoluzionò il concetto, e, con un sistema certificato e ben collaudato, in un paio di settimane, sfornava un istruttore specialista che, con un po’ di affiancamenti, era pronto ad immettersi nel mercato.
 Per quanto riguarda l’equitazione, arrivò l’ENGEA con il suo slogan “un’equitazione di tutti e per tutti”, con novità ancora attuali come le certificazioni di qualità e di merito, le snelle didattiche per tutte le specialità e diversi corsi mensili su tutto ilterritorio nazionale, ma soprattutto fu vincente la comunicazione e l’immagine che portò al grande pubblico questo variegato mondo del cavallo.


Contro tutto questo c’erano il professionale corso annuale istruttori F.I.S.E.ai Pratoni del Vivaro dove, dopo mesi e mesi, istruttori mitici come il colonnello Nava formavano qualche preparatissimo istruttore che poteva entrare nella casta e questo vale anche per l’ANTE magari un po’più snella con le figure da campagna… ma allora il mondo andava così!!! Alla fine degli anni ’90,i frequentanti dell’equitazione erano 25/30 mila tra tutte le entità, considerate che oggi, a stima10+ 10-, penso che il mondo equestre censito conti 200.000 soci, inoltre vi sono i liberi battitori da inquadrare, perlomeno altri 500.000 cavalcanti più o meno professionali da collocare, censire e cui dare formazione professionale e tutto il sapere sul benessere animale. Un mondo ad oggi tutto da normare, non trascurando il democratico successo di “un’equitazione di tutti e per tutti”. Oggi tutto sta cambiando e tutto èin evoluzione; inizialmente, l’ENGEAè stato un punto di ritrovo per tutti gli sbandati,i fuori usciti e i reduci dalla guerra tra ANTE e FISE che, incuriositi dai benefit e assicurazioni, passavano aENGEA.
 

D. GiovanniOriggi
Ora come ora come si è strutturata l’ENGEA?
R.Mauro Testarella

L’ENGEA, che all’inizio è stata criticata datutti i presenti nel campo equestre,ha puntato nella parte iniziale al reclutamento numerico con buoni benefit e grandi permissività e deroghefino all’anno 2005, in cui siamo entrati completamente in certificazione ISO, irrigidendo regolamenti e procedure, diventando l’Ente più serio e professionale del 2011 con alta formazione professionale, arrivando così a 30.000 soci e oltre 3.000 Quadri Tecnici. Per stare dietro ad un mercato in crescita, cercando di copiare sempre di più ENGEA, anche altre federazioni, enti e associazioni (che negli ultimi 10 anni sono duplicati) hanno iniziato la politica iniziale di ENGEA:corsi, immagine, eventi, dipartimenti, convenzioni e tutto quello che si poteva e si può da noi “clonare”.
Adesso sono loro, che prima criticavano, a cercare di equiparare titoli e brevetti di ENGEA, addirittura inviando titoli e parificazioni via posta a casa.


D. GiovanniOriggi
Insomma, c’è stata un’inversione di campoin fatto di professionalità?
R.Mauro Testarella

Per rimanere a galla a fare cassa (perché ormai tutti hanno capito che può essere un buon business) tutti fanno tutto e tutti diventano “Istruttori dell’equitazione”, che, con molta poca professionalità, si propongono alla conduzione e alla gestione dei centri,in cui ormai la qualità tecnica sta in netto declino.
 

D. GiovanniOriggi
Ma tutti questi tecnici e queste realtà sono in espansione?
R.Mauro Testarella

Forse sarà anche colpa della crisi o la voglia di un ritorno alla campagna, ma sempre più gente vede in un maneggio o in una pensione per cavalli un roseo futuro, non pensando al redditometro e ai decreti sul benessere animale, non considerando il pericolo di un’attività molto spesso fallimentare:si iscrivono ad improvvisati Enti che, mal garantendo il tutto, fanno business creando Istruttori e Quadri Tecnici sempre a minor costo e in minor tempo.
 

D. GiovanniOriggi
Questo da quanto capisco, significa che vi è in atto, tra le parti, una guerra concorrenziale che pregiudica solo la qualità della professionalità?
R.Mauro Testarella

Ci sono delle situazioni ridicole dallequali nessuno è esente, federazioni comprese: per mantenere appetibili bilanci, usano soldi pubblici per lo sport allo scopo difar crescere dipartimenti eformare istruttori che, con lo sport, nulla c’entrano.
Ci sono corsi che, in 3 giorni, formano istruttori non provenienti da nessuna formazione che si avvicinano per la prima al cavallo: come si fa ad essere tanto spregiudicati solo per spillare soldi in un “mordi e fuggi”?
Oggi come oggi la figura dell’istruttore di equitazione o di Quadro Tecnico è“in saldo”, svendita, insomma “un fuori tutto” alla mercé di emeriti sconosciuti del settore o a furbi professionisti che hanno capito ilmomento, non considerando che si tratta della sicurezza di un centro e l’incolumità dei suoi frequentanti, ma soprattutto la rovina del “Presidente”, se mal informato, o non formato, per una giusta vita fiscale, legale e tributaria del centro stesso.


D. Giovanni Origgi
Insomma, non siamo messi bene! Anzi direi che c’è una bella confusione; gli approfittatori non mancano, lo scenario è quello di un mondo senza regole e giurisprudenza.
Come vuoi chiudere questa tua intervista?

R.Mauro Testarella

Sono ormai decenni che dell’equitazione italiana non si parla e, praticamente è inesistente; quindi che la Federazione faccia il suo dovere e non perda tempo in dipartimenti che non le competono, ricostruisca professionalmente la sua impalcatura formativa con i veri istruttori di una volta, e chelaFITETREKANTEsi fondi in una sola federazione e che tutti insieme vadano, come una volta, a vincerele Olimpiadi.

E a tutti i non addetti ai lavori dico:
“diffidate dai venditori di fumo!!
Come si può vendere un brevetto di istruttore in pochi giorni?
Come può costare tanto poco?
Forse chi l’organizza e sviluppa non vale poi per come si vende?”.

Diffidate dalle imitazioni.

Grazie e alla prossima chiacchierata!

Buon lavoro a tutti!



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