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8 Gennaio 2026

Le prestazioni del cavallo atleta

Valutiamo come le nuove tecnologie possono misurare e aumentare le performances del nostro amico cavallo, anche in un’ottica di benessere animale.

Medicina sportiva, sistemi produttivi di allenamento, considerazione attenta per la fisiologia del cavallo: ecco solo alcuni degli ingredienti che servono a un buon trainer per produrre soggetti competitivi, vincenti e soprattutto sani.

La medicina sportiva nasce in Svezia negli anni ’60, seguendo gli studi sulle prestazioni degli atleti umani, inizialmente perseguendo il miglioramento dei trattamenti dopo infortuni in relazione all’attività sporti va, da cui il termine “medicina sportiva”.


Successivamente il campo di ricerca si ampliò, includendo la fisiolo gia dell’attività atletica, da cui si misero a punto le nuove tecniche di allena mento come l’interval training, il metodo di allenamento che prevede un lavoro ad una velocità prestabilita e su una certa distanza, intervallata da periodi di recupero che permettono il rientro del le pulsazioni cardiache.


L’interval training dette subito incredibili risultati sia nel nuoto che nell’atletica; se questi metodi funzionavano così bene negli uomini, (alle olimpiadi vennero polve rizzati numerosi record), che effetto avrebbero avuto sui cavalli da corsa?








Soprattutto negli Stati Uniti vennero istituite numerose commissioni di ricerca all”intemo delle più prestigiose università supportate dalla collabora zione di allenatori ai vertici delle clas sifiche per somme vinte.

Dopo qualche errore fu chiaro che l’interval training poteva cambiare radicalmente i meto di di allenamento.



Come in quasi tutte le ricerche sul campo la conduzione degli esperimenti, l’interpretazione dei dati, e l`archiviazione erano molto lun ghe e di non semplice interpretazione.



Alcuni progetti di ricerca si focalizza rono sulla valutazione di un singolo apparato e non sull’atleta cavallo nella sua totalità, conducendo a conclusioni che proprio perchè parziali erano poco significative se non addirittura errate.







A tutt’oggi, mentre alcune tecniche o nuove teorie possono cambiare radical mente i metodi di allenamento, altre possono rivelarsi disastrose. Probabilmente le promesse non furono mantenute e già alla fine degli anni ’80 molti allenatori si dichiararono delusi; semplicemente non capendo perché questa scienza miracolosa non soddisfaceva le loro aspettative.

Le principali scuole di pensiero sul training delle piste – quelle professionistiche più legate al reddito – possono egualmente essere mutuate anche nella preparazione di qualsiasi cavallo offrendo grandi benefici a qualsivoglia atleta a quattro gambe

Innanzitutto si è dovuto tener conto del fatto che la medicina sportiva equina era una scienza relati vamente giovane ed è stato commesso molto spesso l’errore di estendere semplicemente le esperienze fatte con atle ti umani.


In secondo luogo le aspettati ve di nuovi record erano premature. Negli anni ’80 e ’90, l’allevamento selettivo aveva già prodotto cavalli, sia da corsa sia da equitazione, con risultati vicini al picco delle loro possibilità.


Inoltre la sensibilità e l’esperienza di capaci allenatori, oltre a secoli di speri mentazione empirica, avevano già portato a risultati vicini ai limiti massimi di prestazione; in ultimo è il metodo scientifico che rende la medicina spor tiva un valido strumento e se non ci si attiene a procedure di fatto di non sem plice applicazione, non si otterrà nessun risultato.


Molti allenatori hanno provato un test o due, troppo poco. Non vi è nessun test che, preso singolarmente, possa fornire dati attendibili e di qualche utilità.


Incrociare dati, fornire più parametri di confronto e comune buon senso sono gli ingredienti indi spensabili per ottenere incoraggianti risultati; dobbiamo sapere cosa stiamo facendo e come interpretarlo.


Scorciatoie, tecnologie inadeguate e tecni che approssimative non porteranno a nulla. Attraverso nuove tecniche e tecnologie possiamo prevenire gran parte degli infor tuni che sono spesso da attribuirsi ad uno scarso livello di allenamento.








Possiamo inoltre stabilire se un puledro è o no in grado di affrontare i prim mi allenamenti o se converrà attendere una maggiore maturità. ln ultimo potremo valutare se un puledro con determinate prestazioni, magari anche note volissime, ha già raggiunto il suo limite o se invece possiede margini di miglioramento, magari destinandolo a corse su distanze diverse o a discipline diverse.

Queste considerazioni ci portano ad alcune conclusio ni: per esempio il lavoro lento su lunghe distanze (LDS), che attualmente costi tuisce gran parte del lavoro di condi zione, sia per i velocisti che per i fondisti, presenta alcune gravi lacune.

Le modifiche strutturali, sia ossee che tendinee, sono sti molate da stress ripetuti 30 o 40 volte.

Lo stimolo risulta cioè efficace più in base alla forza e alla tipicità che alla durata. Questo suggerisce che metodi di allenamento come le ripetute svedesi (una serie di sprint ripetuti), il lavoro su disli velli (hill work) ed esercizi di destrezza molto vari, risultano più produttivi.

Questi infatti offrono al fisico una serie di stress e di recuperi ed alla mente una serie di stimoli e pause certamente più incentivanti rispetto ad una routine di allenamento prolungata e monotona.

Lunghi periodi di attività noiosa sembrano addirittura pericolosi, procuran do rischi di lesioni e affaticamenti ciclici.

Certamente la medicina sporti va può ridurre i tempi di recupero in caso di infortunio; si deve però essere sempre prudenti nel proporre nuovi metodi di allenamento, per capire che la medicina sportiva non deve essere un sostituto, ma un mezzo in più per ottenere risultati migliori.

Probabilmente la cosa più stimolante in questo campo è l’opportunità di avere sempre meno cavalli infortunati, tenendo conto che gran parte degli incidenti gravi sono dovuti alla mancanza di adeguata condizione e awengono nei primi due anni di lavoro.

Essere in grado inoltre di valutare il livello di stress, sapendo quando questo è eccessivo, cambiando il lavoro in un`ottica di benessere del cavallo. Conoscendo il limite atletico di un soggetto e sapendo al meglio come organizzare un lavoro di prepara zione ottimale, anche l`uso del doping potrebbe ridursi di molto. O almeno, ce lo auguriamo…

Fondatore, insieme a sua moglie Michelle Garavini, della BHS (British Horse Society), una Charity (strutturata in modo simile a una nostra Onlus) che si occupa di formazione: è la più grossa organizzazione al mondo in fatto di formazione equestre. BHS è delegata dalla Federazione britannica, la BEF, di occuparsi di formazione e qualifiche professionali.

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