27/08/2020

L’attenzione nella relazione tra uomo e cavallo in Human Horse Sensing di Alessandra Deerinck

Nella relazione tra uomo e cavallo, l’attenzione è un punto nevralgico perché molto spesso al cavallo viene chiesto di gestire la sua attenzione secondo le nostre richieste.
L’attenzione è il processo cognitivo che permette di concentrarsi selettivamente su un aspetto dell’ambiente, ignorando altri fattori.



Dott.ssa Alessandra Deerinck
Dott.ssa Sabina Camarda

Solo se conosciamo come una specie animale si comporta riguardo al “fare attenzione” possiamo comunicare in modo corretto.

Gli animali predatori sono al vertice della catena alimentare: quindi possono permettersi di focalizzare la loro attenzione sulla preda, e non si preoccupano troppo di quanto li circonda mentre cacciaL’uomo può essere preda, ma anche predatore in virtù delle proprie doti intellettive, per cui a volte non sente la necessità di avere consapevolezza dell’ambiente che lo circonda, e anzi per abitudine generalmente non ne è consapevole.
Il cavallo non è in grado di costruirsi ripari dai pericoli, e allo stato brado vive spostandosi per trovare cibo o acqua: per questo deve essere istintivamente sempre consapevole dell’ambiente circostante, attraverso la percezione sensoriale.



Se qualcosa lo allarma, guarda e punta le orecchie in quella direzione focalizzando l’attenzione su ciò che lo ha messo in allerta. Un altro segnale del grado di attenzione rispetto a un oggetto ignoto è se il cavallo si limita a osservarlo con un occhio, oppure se si focalizza sull’oggetto con ambedue gli occhi (segnale di massima attenzione). Anche le orecchie hanno un ruolo legato all’attenzione, e vengono mosse e orientate dal cavallo durante la sua continua ricerca di informazioni dall’ambiente.


La distanza tra il cavallo e l’oggetto su cui si concentra è un fatto da tenere in considerazione. La sopravvivenza dei cavalli è garantita dalla velocità con cui sono in grado di passare dall’immobilità alla fuga per sottrarsi a un pericolo, sia quando sono in gruppo e si spostano tutti insieme, sia quando sono isolati. In particolare, i cavalli isolati presi di sorpresa cercano di mantenere l’attenzione fissa sulla “causa” del pericolo pure durante la fuga: lo fanno descrivendo una curva per includere nel loro campo visivo l’oggetto da cui si allontanano; se invece si spostano in linea retta scuotono la testa da una parte all’altra per guardarsi indietro.


Se un cavallo si sente abbastanza sicuro da avvicinarsi a un oggetto, prima sbufferà – probabilmente per suscitare una possibile reazione – poi lo investigherà anche con l’olfatto e con il tatto. Infine se il cavallo lo ritiene opportuno userà anche il gusto, che implica il contatto, attraverso cui può raccogliere ulteriori informazioni.


È interessante notare la correlazione tra la capacità di essere consapevoli dell’ambiente e di quanto avviene attorno a loro, e la gerarchia del branco (gerarchia che muta continuamente): in genere, i cavalli che occupano le posizioni più elevate non sono i soggetti dominanti, ma i più “consapevoli”. Quando un cavallo entra in allerta concentrandosi su oggetto ignoto, adotta un comportamento a cui gli altri componenti del branco prestano immediatamente attenzione: tale comportamento comunica “silenziosamente” agli altri cosa sta succedendo.


Nella relazione con gli esseri umani, il cavallo usa gli stessi sensi – soprattutto vista, udito, odorato, ma anche il tatto, comunicati dalla postura – per valutare il nostro comportamento e agirà in base a questa valutazione, avvicinandosi o allontanandosi. Per attrarre l’attenzione di un altro individuo il cavallo può usare il movimento o un suono e quando si trova in prossimità anche il tatto, come tutti abbiamo sperimentato ricevendo un morso.


In questo caso la reazione di colpire il cavallo è la più comune, ma non porta a una risoluzione del comportamento indesiderato – mantenere il cavallo nel campo visivo invece comunica al cavallo che stiamo facendo attenzione a lui e che intendiamo avviare una relazione.


Le diverse razze equine create dalla selezione dell’uomo presentano differenze anche livello della capacità di attenzione, e della durata dell’attenzione. Analizzando il comportamento di cavalli di razze diverse si può fare un collegamento con l’istinto di fuga. Il Purosangue inglese – che ha un istinto di fuga molto sviluppato – ha anche più difficoltà a fare attenzione e a concentrarsi a lungo: in questo la sua nota sensibilità gioca un ruolo importante, così come nelle altre razze a sangue caldo.


I cavalli iberici hanno invece nel patrimonio genetico la capacità di concentrarsi su un oggetto (come il toro) e di mantenere la loro attenzione su di esso, spostandosi all’ultimo momento prima della eventuale collisione. Quanto alle razze derivate dagli antichi cavalli “da guerra”, tendono addirittura ad andare incontro a un oggetto pericoloso, e a calpestarlo continuando a concentrare l’attenzione su di esso.


L’ATTENZIONE IN PRATICA


Tanti esigono un’attenzione incondizionata, senza rendersi conto che per il cavallo è contro natura astrarsi dall’ambiente che lo circonda. Altri condizionano il cavallo a fare attenzione a loro con metodi coercitivi, e come conseguenza arrivano a intimorirlo perfino con la loro stessa presenza. Certamente è importante essere in grado di avere l’attenzione del cavallo centrata su di noi, ma occorre farlo in modo positivo, comunicando con lui in modo efficace e spontaneo, e soprattutto mantenendo vivo il suo interesse per l’azione proposta.


Per mantenere viva l’attenzione del cavallo, aumentare la frequenza delle nostre richieste è più efficace che aumentare la durata della richiesta o l’intensità del contatto – il che può sconfinare in una sensazione di dolore certamente sgradita.


A tutti noi è capitato che il cavallo improvvisamente venga distratto da qualcosa e scarti mentre siamo in sella concentrati entrambi sulla medesima azione. Noi uomini non siamo abituati a tenere tutto l’ambiente sotto controllo come fa il cavallo, per cui non ci accorgiamo di un problema che invece lui ha percepito. Spesso la reazione immediata è di punire il cavallo per lo scarto, senza renderci conto che la punizione può rafforzare la sua reazione di allarme agendo da rinforzo negativo.


Nel metodo Human Horse Sensing, uno dei primi elementi per diventare consapevoli di come avviene la comunicazione con i cavalli è imparare come il cavallo vive, pensa, impara, comunica e gioca – e soprattutto farlo dal suo punto di vista. Solo acquistando questa consapevolezza è possibile costruire una relazione che è evidente, dinamica, efficace e valida in ogni circostanza: a terra e in sella, con e senza finimenti.


Uno degli elementi del dialogo con il cavallo è l’attenzione, e quando manca possiamo ristabilirla. Se il cavallo è attento a qualcos’altro nell’ambiente circostante, è opportuno lasciargli un momento per percepire la novità con i suoi sensi e mostrargli che anche noi siamo consapevoli – ma non ansiosi – rispetto allo stesso oggetto. In fase di percezione, la mobilità della testa del cavallo  è fondamentale e quando è montato può costituire un punto chiave della nostra interazione.


Se non teniamo un contatto eccessivo attraverso le redini, possiamo aiutare un cavallo a percepire la situazione.


Mentre a terra uomo e cavallo possono usare la vista e l’udito per attirare l’attenzione l’uno dell’altro, da sella i cavalli percepiscono l’orientamento del nostro corpo e la nostra tensione muscolare attraverso il tatto. Pertanto è un’ottima strategia rendere piacevole il contatto percepito dal cavallo non solo quando lo puliamo, ma anche quando siamo in sella. In sella possiamo vedere dove il cavallo guarda, e concentrare la nostra attenzione nello stesso spazio oltre che verso gli stessi suoni che percepisce. Il tipo di attenzione da ottenere è quella che vediamo quando la comunicazione tra cavaliere e cavallo funziona, e l’uomo interagisce in continua armonia con il cavallo.


UN’ESPERIENZA IN SELLA

Un giorno, mentre montavo in maneggio, mi capitò l’occasione di osservare da sella il mio cavallo concentrarsi intensamente su un airone che si era posato nello spazio di fronte.

Mi trovavo nel maneggio all’aperto della nostra scuderia, a lavorare in piano con Rosalie – la mia femmina Purosangue inglese di undici anni – e mentre stavamo facendo una volta al galoppo l’uccello si posò sul prato, a circa dieci metri da noi. Lei si fermò molto elegantemente, senza scartare, in una posizione di allerta, immobile, con le orecchie puntate sull’airone, immobile a sua volta.


Ero consapevole dello stato di allerta di Rosalie, e nello stesso tempo ero attratta dalla possibilità di osservare come si sarebbe comportata in quella situazione, pur sapendo che avrei potuto trovarmi poco elegantemente a terra.


Montare Rosalie era problematico all’inizio, perché aveva paura degli oggetti al di sopra di lei. Anche se aveva accettato la presenza dell’uomo sul dorso, qualsiasi cosa che si trovasse nell’area sopra la sella attorno al cavaliere scatenava la sua fuga improvvisa: era pericoloso perfino allargare minimamente le mani. Questa reazione di fuga, comune nei cavalli da corsa, può avere diverse cause: può nascere dalla routine (spesso violenta) per entrare e uscire dalle gabbie di partenza, oppure dalla maniera in cui i fantini usano la frusta per spingere il cavallo sulla dirittura finale, o può essere caratteristica dei cavalli che portavano i paraocchi in corsa e non sono abituati a percepire oggetti in movimento in quell’area del campo visivo.


Pensai di filmare con il cellulare quello che stavo vivendo, dato che vedevo l’airone incorniciato tra le orecchie di Rosalie puntate sull’oggetto della sua attenzione. Percepivo le stesse cose che avvertiva lei: il canto degli uccelli, i rumori della vita che scorreva attorno a noi, e dovevo fare appello alla mia concentrazione per non distrarla dall’airone quando sentivo avvicinarsi una macchina.


Mi trovavo in sella completamente unita a lei: ogni contrazione dei miei muscoli avrebbe potuto distrarla, visto che è addestrata a essere montata anche senza finimenti e che un Purosangue non è molto capace di mantenere la concentrazione per lunghi periodi.


Il tempo lavorò per me: nei pochi minuti che trascorsi in quella difficile situazione passarono macchine e successero altre cose che non compromisero mai la nostra relazione, e io potei osservare le reazioni di Rosalie. Evitando di distrarla dall’airone, la cavalla non mi considerò un ostacolo alla fuga dalla presenza che la allarmava – e quindi Rosalie non cercò mai di liberarsi di me, anzi si prese cura di comunicarmi cosa la preoccupava, proprio come avrebbe fatto in natura con un compagno di branco.


Alla fine di quei lunghissimi momenti, quando l’airone partì verso lo stagno vicino per cercare cibo fra l’erba, Rosalie e io tornammo al nostro lavoro di volte e contro volte come se nulla fosse, forti di quell’esperienza che, vivendola insieme, ci ha avvicinate ancora di più.

HUMAN HORSE SENSING


Sentirsi in grado di comunicare immediatamente con senso può trasformare te e il tuo cavallo e darvi modo di avere una vera relazione naturale. Il vostro comportamento è ciò che conta. Human Horse Sensing è un sistema per l’equitazione basato su un dialogo dinamico attraverso il comportamento, che ci consente di gestire sempre la relazione senza essere limitati dai rigidi confini dell’addestramento tradizionale. La relazione che s’impara a stabilire tra uomo e cavallo, entrambe specie naturalmente sociali, diventa spontanea e la comunicazione è modulata può essere usata in qualsiasi situazione a terra e in sella nella pratica di tutte le discipline equestri.


Imparare il metodo Human Horse Sensing permette di capire in dettaglio il comportamento equino. Quello che si acquisisce è un linguaggio formulato in parametri con lo stesso significato per uomo e cavallo che ci sostiene nella comunicazione in qualsiasi situazione.


Human Horse Sensing offre eventi, corsi di istruzione e corsi online. Per informazioni e per ospitare un nostro corso contattateci via email all’indirizzo hhsensing@icloud.com oppure via telefonica a +1 760 715 1554.

Human Horse Sensing sarà presente in Italia tra 11 a 24 Marzo 2020 contattateci se volete conoscerci. hhsensing@icloud.com


21 marzo 2020 si svolgerà il secondo seminario su “ il Linguaggio del Cavallo” a Triora provincia di Imperia (LIguria), organizzato da Terra di Confine, associazione conosciuta per la tutela dei Cavalli e Animali selvatici come i Rapaci, in collaborazione con il comune di Triora nello splendido Borgo pieno di Storia e Fascino.


Gli ambienti naturali permetteranno di rimanere in un habitat adatto per creare armonia tra cavaliere e cavallo. Triora non è famosa solo per essere il Borgo delle streghe ma per essere un insieme di Patrimonio Naturale e Faunistico.

 

Relatori:
 

Dott.ssa Alessandra Deerinck , Medico Veterinario (in foto )

esporrà il suo Metodo “Human Horse Sensing”, metodo dove le caratteristiche fondamentali  sono  comunicare tramite i 5 sensi, utilizzandoli, ci insegna, per costruire una relazione positiva, Maniera Naturale ed istintiva.


Dott.ssa Sabina Camarda, Presidente di Terra di Confine(in foto) parlerà del recupero psico-fisico del cavallo, della lettura del cavallo problematico e del recupero fisico sull’animale  traumatizzato. Il cavallo, come ogni essere sulla terra, ha un meraviglioso modo di comunicare, segnala sofferenza, dolore, serenità, curiosità. Quando un cavallo non risponde ad un nostro sollecito, non è mai un problema di ostilità, ma ha diverse motivazioni: la non risposta è la risposta stessa.

 

Per informazioni e prenotazioni : terradiconfine.taggia@gmail.com


Seminario 21 Marzo 2020  –  TRIORA PROVINCIA DI IMPERIA (LIGURIA)

Per informazioni e prenotazioni : terradiconfine.taggia@gmail.com