Inigo Lopez de la Osa Franco: “non basta montare in sella”

E’ una scelta di vita condivisa con quello che, non c’è dubbio, risulta il più grande amico dell’uomo di tutti i tempi. Ecco perché crediamo che, qualche volta, sia giusto andare oltre la performance per fare cronaca anche sulla mentalità di chi gareggia a livelli alti.
Nello scorso Campionato del Mondo di salto ostacoli, tra i senior blasonati e le nazioni storicamente forti, c’era anche, per la prima volta, Monaco. In sua rappresentanza, il terzo cavaliere più giovane su 146 partenti: Inigo Lopez de la Osa Franco, 23 anni compiuti il 22 settembre. Per arrivare fin lì non bastano i cavalli.
Serve cultura equestre. Ecco perché abbiamo scelto lui per parlare di quello che sfugge ai riflettori del campo gara. “Penso che ogni cavallo abbia una personalità diversa e che il rapporto si costruisca giorno dopo giorno. Ci sono cavalli con cui entri subito in sintonia e altri con cui serve più tempo per capirsi. Il feeling in gara è qualcosa di speciale: quando conosci bene il tuo cavallo, riesci quasi a percepire quello di cui ha bisogno in ogni momento. Per me la fiducia deve essere reciproca”.
Inigo Lopez de la Osa Franco sottolinea l’importanza di conoscere il proprio cavallo nella vita di tutti i giorni. “Non si tratta soltanto di montare bene, ma di costruire un rapporto che permetta a entrambi di dare il meglio”. Ma come si fa a capire un cavallo? “Bisogna innanzitutto osservarlo e imparare a conoscerlo.
Ogni cavallo comunica in modo diverso, attraverso il comportamento, le reazioni e anche piccoli segnali che bisogna imparare a riconoscere. Non esistono due cavalli uguali. Alcuni sono più sensibili, altri più tranquilli, altri ancora hanno bisogno di più tempo per fidarsi. Credo che un buon cavaliere debba essere capace di adattarsi al cavallo, invece di pretendere che sia sempre il cavallo ad adattarsi a lui”.
In poche parole, è importante rispondere alle sue esigenze e capirle prima di tutto, nella vita di tutti i giorni, al di là delle gare e dell’home riding. “È fondamentale. Il lavoro non si limita a quello che succede in campo gara o durante l’allenamento. La cura quotidiana, il benessere, il riposo, l’alimentazione e l’attenzione al carattere di ogni cavallo fanno una grande differenza.
Un cavallo che sta bene, fisicamente e mentalmente, può lavorare meglio ed esprimere le proprie qualità con maggiore fiducia. Per questo è importante essere attenti anche ai dettagli e accorgersi quando qualcosa cambia.
Per me il rispetto del cavallo viene prima di tutto. È un atleta, ma è anche un animale che si affida a noi. Il nostro compito è comprenderlo, proteggerlo e metterlo nelle condizioni migliori per esprimere il suo potenziale. È questo che rende speciale il rapporto tra un cavaliere e il suo cavallo”.
Credito Fotografico: VSMEDIA













