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3 Gennaio 2026

Il Cavallo Colossale di Antonio Canova torna a risplendere dopo oltre cinquant’anni

Completato l’imponente progetto di restauro

Il Cavallo colossale di Antonio Canova, opera simbolo delle collezioni bassanesi, risorge dalle ceneri: o per meglio dire, dai frammenti che per oltre cinquant’anni hanno atteso nei depositi dei Musei Civici di Bassano del Grappa di essere ricomposti e restituiti al pubblico nella loro straordinaria interezza.  

Tra le ultime opere realizzate in vita dal genio di Possagno, il Cavallo colossale è una monumentale statua in gesso dipinto a finto bronzo nata come modello per la scultura equestre del Re di Napoli Ferdinando I di Borbone. Per volere del fratello Giambattista Sartori Canova l’opera giunse al Museo di Bassano nel 1849 insieme all’imponente collezione di gessi, monocromi, bozzetti e documenti canoviani, e qui rimase esposta fino alla fine degli anni Sessanta quando, in occasione di importanti lavori di riallestimento, fu smontata e trasportata nei depositi al fine di trovarle una nuova e più adeguata collocazione. Questa collocazione non fu mai trovata, e per oltre cinquant’anni i suoi numerosi frammenti sono stati condannati all’oblio in grave stato di deterioramento.  

A lungo la ricomposizione del grande gesso è stata ritenuta impossibile, ma la messa a punto di nuove tecnologie applicate al restauro e il fondamentale contributo di partner e sostenitori privati hanno permesso al colosso di tornare a risplendere. A ridargli vita è stato l’innovativo progetto promosso e organizzato dal Comune e i Musei Civici di Bassano del Grappa, in collaborazione con l’Alta Sorveglianza ai lavori della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le provincie di Verona, Rovigo e Vicenza e il supporto della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia, con il Main partner Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto “Restituzioni” e il Main sponsor Venice in Peril Fund.  

“L’Amministrazione di Bassano del Grappa esprime profonda soddisfazione per la conclusione dell’intervento di restauro del Cavallo colossale di Antonio Canova. Un progetto ambizioso che restituisce nuova vita ad uno dei capolavori simbolo di Bassano del Grappa, da sempre impegnata nella tutela e nella valorizzazione del proprio patrimonio artistico, e riconsegna al pubblico un tesoro di inestimabile valore che si credeva definitivamente perduto.” dichiara l’Amministrazione comunale di Bassano del Grappa. “Questo traguardo rappresenta un momento di grande orgoglio per la città e testimonia l’importanza della fruttuosa sinergia tra pubblico e privato che, grazie al contributo di Intesa Sanpaolo e di Venice in Peril Fund e all’attenzione riposta dal Ministero della Cultura e dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, pone la città di Bassano del Grappa quale centro culturale di rilevanza nazionale e internazionale”. 

L’ambizioso progetto di restauro, condotto dalla ditta Passarella Restauri, è iniziato da un’attenta fase di catalogazione e di studio dei frammenti che ha permesso di scoprire informazioni inedite sull’opera e sugli interventi successivi alla sua realizzazione. Durante l’analisi è infatti emersa la presenza di materiali aggiunti in epoca ottocentesca, risalenti al primo riassemblaggio della scultura, cioè a quando questa fu trasportata dal laboratorio romano di Antonio Canova a Possagno e, da qui, al Museo di Bassano del Grappa nel 1849.

Tali aggiunte postume – composte da gesso, cocci di mattone, vasellame e fasciame metallico – avevano causato un notevole inspessimento della parte interiore del Cavallo e aumentato di oltre 400 kg il peso della scultura, rendendo necessario un delicato lavoro di rimozione: un’operazione, eseguita manualmente e con strumenti di precisione, che ha consentito di risalire alla superficie originale del gesso canoviano, come comprovato dal ritrovamento di un frammento di un libro di tardo Settecento che casualmente era capitato in mezzo all’impasto.  

Una volta alleggeriti i frammenti, si è passati alla lunga e onerosa fase di riassemblaggio: la ricerca dei vari punti di contatto degli oltre duecento frammenti dell’opera, la creazione di nove macro-sezioni e infine l’accostamento graduale dei grandi e pesanti pezzi, ripetuto più volte affinché non si presentassero dislivelli.  

Contestualmente, con la collaborazione dello studio R.S. Ingegneria di Padova, è stata progettata e realizzata la nuova struttura portante interna al corpo del Cavallo colossale, che permette di sostenere l’intero peso dell’opera senza gravare sulle zampe, rifacendosi all’originaria struttura canoviana. Il nuovo telaio metallico sorregge le varie parti dell’opera e ne scarica i pesi su un basamento tecnologico rinforzato, garantendone la protezione anche in caso di elevate sollecitazioni sismiche.  

Le operazioni si sono concluse, infine, con il restauro estetico della superficie, ovvero la rifinitura degli stucchi e l’integrazione pittorica delle lacune, eseguita ad acquerello e a tempera in un tono leggermente più chiaro rispetto all’originale, per distinguere visivamente gli interventi di restauro pur garantendo una lettura armonica dell’opera.  

“La Soprintendenza di Verona ha seguito costantemente i lavori, che si sono caratterizzati per un costruttivo e competente dialogo tra la committenza, i funzionari responsabili della tutela, i restauratori, gli ingegneri e la direzione dei lavori” afferma il Soprintendente arch. Andrea Rosignoli. “Solo il confronto tra le varie professionalità coinvolte ha permesso di trovare le soluzioni più adatte nell’estrema complessità di un restauro che non ha precedenti per dimensioni dell’opera e criticità del suo materiale costitutivo. Il Ministero della Cultura ha garantito il suo sostegno a questa impresa fin dall’inizio, con un contributo in conto capitale che sarà erogato grazie alla collaborazione con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia”.

Questo importante traguardo si inserisce nell’ambito del progetto “Restituzioni”, il programma biennale di restauri di opere appartenenti al patrimonio artistico del Paese curato e promosso da Intesa Sanpaolo.  

La prima tappa in cui la scultura sarà visibile nella sua interezza è infatti la prestigiosa cornice delle Gallerie d’Italia di Milano che, dal 28 novembre 2025, ospiterà la mostra Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo e che vedrà proprio il colosso essere l’opera simbolo attorno a cui si sviluppa idealmente il percorso di mostra.  

“Pochi giorni fa abbiamo inaugurato a Roma la ventesima edizione di Restituzioni, confermando un impegno che da quasi quarant’anni la nostra Banca porta avanti con cura e dedizione al fianco degli enti territoriali del Ministero della Cultura” dichiara Silvia Foschi, Responsabile Patrimonio Storico Artistico e Attività Culturali della Direzione Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo. “Il programma ha permesso di restaurare più di 2.200 opere del patrimonio italiano, testimonianze della nostra storia e della nostra identità, grazie alla competenza dei migliori restauratori e studiosi. Oggi condividiamo il lavoro fatto sul monumentale Cavallo colossale di Antonio Canova dei Musei Civici di Bassano del Grappa, un intervento conservativo che si impone per la complessità e per la qualità del risultato raggiunto. Una vera restituzione, alla comunità, al territorio, al Paese. Creando un ponte ideale tra Roma e Milano, la magnifica scultura, con la sua potenza e armonia, sarà protagonista della mostra dedicata all’età napoleonica che apriremo nelle prossime settimane alle Gallerie d’Italia di Milano. Il recupero di questa straordinaria opera è ulteriore testimonianza di una responsabilità concreta verso il patrimonio artistico nazionale”.  

A seguito della mostra milanese, il capolavoro restaurato potrà finalmente tornare a Bassano del Grappa e ritrovare il proprio posto tra le sale del Museo Civico. Un’opera monumentale per dimensioni e per rilevanza culturale, straordinario arricchimento del patrimonio veneto e dell’identità del Paese, che ritorna alla luce dopo essere stata celata agli occhi del pubblico per oltre mezzo secolo, e che potrà essere nuovamente fruita da tutti i visitatori.  “La complessità progettuale ed esecutiva dell’intervento è stata ricca di stimoli e una sfida professionale unica nel suo genere” afferma il restauratore Giordano Passarella di Passarella Restauri Srl

“La conclusione di questo intervento rappresenta un momento importante di valorizzazione e conoscenza, frutto di un lavoro condiviso che ha permesso di restituire pienamente la qualità e la forza espressiva dell’opera”.  

La documentazione dei lavori è stata raccontata in una serie di video reportage realizzati grazie al sostegno di Venice in Peril Fund, che ha così supportato il suo primo progetto di restauro sulla terraferma veneta, in virtù dell’importante patrimonio storico e artistico di cui Bassano del Grappa è custode. Le preziose testimonianze dei protagonisti coinvolti nell’intervento, veicolati tramite i canali di comunicazione digitale del Comune e dei Musei Civici di Bassano del Grappa, si chiuderanno con un video conclusivo che presenta al pubblico il ripristino di questo impareggiabile capolavoro riportato al suo originale splendore.

“Siamo orgogliosi di essere il Main sponsor del restauro del Cavallo Colossale di Antonio Canova e di aver contributo a far tornare a splendere questo capolavoro nella sua piena magnificenza” dichiara Anthony Roberts, Vice Presidente Venice in Peril Fund. “Il progetto si inserisce nella lunga tradizione di Venice in Peril Fund nel supportare interventi conservativi a Venezia e, più recentemente, nel Veneto. In quanto residente a Bassano del Grappa sono particolarmente lieto di aver collaborato, non solo con il team di restauro che ha riporato l’opera al suo aspetto originale, ma anche con le istituzioni coinvolte e il Main partner Intesa Sanpaolo, e attendo con grande interesse il ritorno del capolavoro canoviano nella sua casa: al Museo Civico di Bassano del Grappa”.  

“Il restauro del Cavallo colossale è stato un percorso di eccezionale complessità e fascino, sia per le dimensioni e le condizioni dell’opera, sia, soprattutto, per l’uso di tecnologie e metodologie innovative che lo annoverano tra gli interventi di recupero del patrimonio italiano più spettacolari e rilevanti degli ultimi anni; un restauro che rappresenta anche un momento unico di studio e conoscenza del metodo canoviano. Un traguardo che non esito a definire storico l’aver consentito, dopo 56 anni dal suo danneggiamento, il recupero di un’opera d’arte di tale rilevanza grazie a un progetto pioneristico che consentirà, dapprima nella mostra milanese e infine a Bassano del Grappa, di ammirare nuovamente uno dei massimi capolavori di Antonio Canova e di tutta la storia della scultura neoclassica” conclude Barbara GuidiDirettrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa.

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