Le associazioni: «il Parlamento ascolti le richieste di oltre 62.000 persone che hanno firmato la proposta di legge per vietare le gabbie e avvii l’iter per il divieto»

In occasione della Giornata mondiale degli animali si è tenuta ieri a Roma un’azione scenografica in cui oltre quaranta attivisti e attiviste hanno srotolato un enorme striscione a Piazzale Flaminio per chiedere al Parlamento di avviare l’iter legislativo per introdurre il divieto all’uso delle gabbie negli allevamenti italiani. Presenti all’azione sostenitori e sostenitrici della campagna, personalità pubbliche e membri delle principali associazioni per la tutela degli animali.
Roma, 5 ottobre 2026 – In occasione della Giornata mondiale degli animali, dedicata all’impegno per i diritti e la tutela degli animali, si è tenuta ieri a Roma una manifestazione con un’azione scenografica a Piazzale Flaminio in cui è stato srotolato un enorme striscione per chiedere al Parlamento di ascoltare la voce di oltre 62 mila cittadini e cittadine che hanno firmato la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata a marzo da Essere Animali per il divieto all’uso delle gabbie negli allevamenti intensivi italiani.
L’azione ha visto la partecipazione di oltre 40 attivisti e attiviste di Essere Animali insieme a personalità pubbliche come l’attrice Elisa Di Eusanio, la fumettista Zuzu e la content creator Marica Esposito (La ricetta Veg).
Oltre a loro, anche le principali associazioni italiane per la difesa degli animali si sono unite in sostegno alla campagna Gabbie Vuote: Animal Equality, Animal Law Italia, Animalisti Italiani, CIWF Italia, Enpa, Humane World for Animals Italia, LAV, Legambiente, LNDC Animal Protection, OIPA, The Good Lobby.
«In Italia, oltre 40 milioni di animali vivono ogni giorno rinchiusi in gabbia, un sistema ritenuto crudele anche dalla comunità scientifica. Tra il 2018 e il 2020, 1,4 milioni di cittadini e cittadine europee hanno firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei End the Cage Age, per chiedere di vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti, ma ancora non sono arrivate risposte concrete e puntuali dalla Commissione europea. Non possiamo più attendere: l’Italia deve vietare le gabbie nel proprio territorio ora», dichiarano le associazioni.
Ogni anno nel nostro Paese circa 600 mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli, 17,5 milioni di galline e 13 milioni di conigli vengono allevati in piccole gabbie all’interno delle quali non possono esprimere comportamenti naturali fondamentali per la loro specie.
Negli attuali sistemi intensivi l’allevamento in gabbia rappresenta uno dei principali problemi legati al benessere animale. Come documentato anche dai pareri scientifici dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare in Europa (EFSA), il confinamento in gabbia causa stress cronico, frustrazione, lesioni e fragilità ossea.
La proposta di legge promossa da Essere Animali e sostenuta da tutte le associazioni è stata depositata in Senato, dove sono state consegnate le oltre 62 mila firme raccolte. Ora si attende che la proposta di legge venga assegnata alla Commissione competente, chiamata a calendarizzare e avviarne l’iter legislativo in tempi ragionevoli.
A partire dal 12 marzo, quando la proposta di legge è stata ufficialmente depositata alla Corte Suprema di Cassazione insieme a The Good Lobby, l’atleta olimpionico Riccardo Bugari e la fumettista Zuzu, l’iniziativa ha continuato a raccogliere sostegno da numerose personalità pubbliche, come la cheffe Chiara Pavan, l’autrice e scrittrice Selvaggia Lucarelli, la podcaster italiana Elisa True Crime e decine di creator e divulgatori che hanno invitato i propri follower a firmare la proposta.
«Secondo l’ultimo Eurobarometro sul benessere animale, oltre il 90% degli italiani è favorevole al divieto dell’allevamento di animali in gabbia», spiega Chiara Caprio, direttrice relazioni istituzionali di Essere Animali.
«Ora sta al Parlamento portare avanti la proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da decine di migliaia di persone in tutta Italia. Con questa azione oggi vogliamo lanciare un messaggio pubblico forte ed essere il megafono di chi chiede la fine di una pratica che non garantisce e anzi lede attivamente milioni di esseri senzienti» conclude Caprio.













