01/06/2016

Febbre da cavallo


Una calda estate all’ippodromo di Varese.

Dopo l’incognita sul destino delle corse ippiche a Varese, un inizio travolgente fatto d’entusiasmo e presenze numerose ha dissipato ogni dubbio su quanto fosse atteso questo evento.


Un esordio vincente quello a cui hanno partecipato tutti i varesini che, finalmente, si son potuti ritrovare per le consuete corse ippiche, quest’anno iniziate in ritardo rispetto all’anno passato.


Il profumo inebriante dell’erba della pista, le risate della gente e il vociare continuo unito al fermento, ha reso la serata emozionante come solo l’ippodromo sa regalare. In lontananza un rumore simile ad un tuono s’avvicina, sembra incombere un temporale e invece sono gli zoccoli dei purosangue che euforici galoppano sulla pista, impazienti di raggiungere il traguardo per primi, divorando veloci metri di terreno cercando di guadagnare un vantaggio. Sugli spalti gli spettatori acclamano il loro beniamino o il cavallo giocato sventolando il biglietto della scommessa, quasi a volerlo consegnare alla dea bendata che silenziosa e invisibile volteggia nell’aria dell’ippodromo; e già, perché alle corse si respira un’atmosfera magica, di quelle che rendono la serata indimenticabile, facendo salire l’adrenalina e riscoprire il piacere di vivere e condividere una passione.


Ci sono i neofiti che si avvicinano timorosi a questo sport cercando d’ascoltare i discorsi dei più esperti, che commentano le fattezze dei purosangue in mostra al tondino mentre s’accingono ad entrare in pista, e magari di rubare qualche consiglio sulle scommesse da giocare; ci sono gli habitué del posto che come di consueto si ritrovano senza darsi appuntamento, guidati dalla passione e dall’amore per l’ippica, che commentano gli esemplari nuovi e i cambiamenti che immancabili avvengono ogni anno tra i partenti delle diverse scuderie.


Per i professionisti del settore quest’inizio è una prova importante per sciogliere i dubbi sul futuro dell’ippica e del loro lavoro, un esordio che si vive con ansia, speranza e molte aspettative.


L’auspicio è che il calore che sostiene il settore e coinvolge i partecipanti arrivi fino ai vertici, dove coloro che possono decidere le sorti di questa struttura possano esserne contagiati e divenire magnanimi e comprensivi, affrontando le problematiche che sono diventate ormai urgenti e riportando in auge uno sport che non smette mai di regalare emozioni e sorprese come quello dell’ippica.