13/10/2020

Evoluzione dei Jeans: una poesia di Marco Biffani

Comodità di usarli sempre e ovunque
robusti, per ogn’uso, originali
nati a Genova molti anni or son
han preso la via poi dell’America

e presto i Jeans hanno invaso quel mondo
di gente che ama la praticità
li indossa sempre e per ogni cosa.
Il loro azzurro chiaro è una bandiera

di studio, libertà, lavoro e gioco
è divenuta nel tempo una moda
il far parte di una consorteria
che se ne frega assai dell’apparire.

Ma l’uso quotidiano li ha consunti
e il portarli stinti e consumati
è poi una vera sottolineatura
iconoclasta, di una nuova forma.

Nell’uso quotidiano lo strapparsi
alle ginocchia, stinchi, cosce e culo
è stato naturale e una conquista
incrementando il piano trasgressivo,

a voler proprio sottolineare
le avventure, i rischi, donne e wisky
e se spunta da qualche sgarro aperto
un tatuaggio canaglia è anche meglio!

Qualche toppa rotonda e colorata
mostra una cura falsa ed infingarda
di trasformismo figo e calcolato
mostrato poi con tanta indifferenza.

Testimoni di un’esistenza finta
ispirata dai film di Indiana Jones
o ancora meglio letto su dei libri
una vita alla Ernest Hemingway.

Ma anche l’abitudine svanisce
la comunanza va contro l’elite
l’adeguarsi fa perdere l’appeal
gli sgarri aumentano senza dignità.

Sembra quasi che sia contro natura
pagar un capo tutto sgarrupato
sol se di Fendi o di Valentino
una cifra ch’è contro la ragione.

Il detto l’abito fa il monaco
coi Jeans è una conferma, sono certo
come succede spesso con la moda
si tornerà all’indietro un’altra volta

e l’indossarli azzurri, ben puliti
lavati, asciugati, stesi, e stirati
è apparire di nuovo  trasgressivi
senza quel senso di trascuratezza.