Attacchi: Ad accompagnare tante fatiche

Il trascinamento è la modalità primordiale usata dall’uomo per il trasporto di carichi pesanti, su tutti i terreni anche pianeggianti.

Slitta trainata a mano

Lo strumento inizialmente in uso era un pianale resistente e portante, che, trascinato, scivolava se il terreno era abbastanza duro. Per favorire lo scivolamento i percorsi potevano essere pavimentati con ciottoli e bagnati per renderli lisci e scivolosi. A favorire il trascinamento contribuiscono sia il tipo di superficie come ghiaccio, neve, sabbia, erba, fango, limo, sia la pendenza.

LA TREGGIA

Le prime slitte o meglio tregge, sono un mezzo di trasporto dalle origini antiche, si risale al Neolitico. Erano costituite da due tronchi a mo’ di traverse, che erano fissati a due lunghi pali o stanghe utilizzati per la trazione da parte di un uomo o di animali, prevalentemente il bue, il mulo o l’antenato del cavallo chiamato onagro. Le “stanghe” erano attaccate al collare o al giogo dell’animale. L’introduzione di un tronco naturalmente biforcuto in ruolo di timone permise di rendere la treggia ancora più semplice ed efficace nel trasporto, attaccandola a una coppia di animali. La treggia si differenziava a seconda dei luoghi o delle necessità. Una variante della treggia è la civea, con il piano di carico costituito da una specie di cassone di vimini adatto a trasportare certi tipi di carico come letame o foraggio, frasche per le lettiere, pannocchie.

Con il termine travois s’indica, invece, una specie di treggia usata come mezzo di trasporto dai nomadi. Era costituita da due stanghe unite da una semplice asse trasversale, a volte dotata di una tela o una serie di corde intrecciate per contenere e trasportare il carico di cose o persone ed il trascinamento era in forma di barella spesso con l’aiuto di animali come muli o cavalli. Era usata, per esempio, dai nativi nomadi delle grandi praterie del Nord America, che appoggiavano le stanghe al garrese del cavallo. La treggia convenzionalmente si definisce un attrezzo che lavora obliquamente sul terreno, la slitta invece grazie ai pattini laterali lavora con trascinamento aderente al terreno.

LA SLITTA

La ruota segnò una vera e propria rivoluzione nel trasporto e nella vita dell’uomo, ma la slitta non scomparve e i miglioramenti strutturali, soprattutto il perfezionamento dei pattini laterali, meno aderenti al suolo con l’aggiunta di lamine metalliche, la resero più maneggevole, veloce e in grado di trasportare carichi di ogni genere. L’arrotondamento frontale dei pattini, incurvati verso l’alto, permetteva di evitare meglio gli ostacoli. Questo favorì il trasporto di merci pesanti e di persone, soprattutto necessario nei luoghi in cui la movimentazione con carri si rivelava difficile, per esempio su terreni innevati o ghiacciati, nei boschi o nei prati in pendenza. Se oggi la slitta è per lo più uno strumento di piacere e divertimento (cominciò ad esserlo solo dal XIV secolo in poi), fino ad alcuni decenni or sono, fu indispensabile supporto nel lavoro agricolo e boschivo e nel trasporto di cose e persone anche nel fondovalle specialmente in inverno. Attualmente, comunque, è ancora in uso per alcune attività agricole e di disboscamento come mostrano immagini provenienti da svariate aree del mondo. Immagini recenti, vediamo le slitte dei raccoglitori di sciroppo d’acero del Canada, trasportare grossi bidoni; nei Ranch del Minnesota grossi carichi di fieno vengono trasportati alle mangiatoie degli animali in libertà, in Ucraina slitte attrezzate per il trasporto dello stallatico e immagini di esbosco in Tirolo e fra gli Amish.

Tronchi scivolano a valle su lunghe slitte (Dolomiti. Museo Zardini)

NON SOLO NELLA NEVE

E’ quasi immediato abbinare la slitta ai terreni innevati, ma è ben ricordare che gli abitanti dei paesi della savana o dell’erba secca, soprattutto in Africa e in Eurasia, conoscevano da tempo immemorabile l’uso della slitta. Nel mondo russo e nelle vaste regioni orientali, la trazione animale era originariamente applicata sia alle slitte trascinate sull’erba delle tundre, sia a quelle utilizzate sulla neve o sul ghiaccio. Nella stagione senza neve, ancor oggi, i nomadi Nenet della Siberia, si spostano con slitte trascinate sull’erba dalle renne. Anche nelle nostre zone alpine alcuni trasporti in slitta erano tipici in autunno specie su terreni dissestati. Sulla slitta venivano trasportati legna da ardere, fieno da sistemare nei fienili, foglie secche per le lettiere e queste slitte venivano trascinate a braccia o fatte scivolare verso valle. Sicuramente le slitte di maggiori dimensioni, attaccate a cavalli o muli, lunghe e sovente costituite da più ripiani portanti collegati fra loro erano da fieno o da trasporto tronchi.

Per non dover portare a spalla grosse quantità di fieno di montagna giù dagli alpeggi in estate/autunno, veniva utilizzata la slitta. Oggi non c’è più bisogno di portare il fieno di montagna a valle in inverno, sia perché i prati alpini non vengono più falciati, sia perché i sentieri alpini e le strade forestali consentono altre opzioni di trasporto. Nelle zone alpine, decenni or sono, i boschi erano risorsa primaria per l’economia del paese. E per trasportare il legname, che sarebbe arrivato nelle città di pianura per essere lavorato e venduto, si usavano i cavalli e slitte con avantreno mobile per trascinare i tronchi e non solo in inverno. I tracciati in pendenza, di cui ancora oggi ci sono ancora i solchi, favorendo lo scivolamento, permettevano in sicurezza il trasporto di carichi di dimensioni, che paiono a volte esagerate. In alcune località cavalli da tiro come i Norici venivano regolarmente imbrigliati a slitte e usati per andare a prendere la legna in montagna.

Altrettanto importanti erano in inverno i trasporti in slitta dei minerali estratti dalle miniere, all’interno delle quali i muli o i cavalli lavoravano, o del concime da accumulare in inverno e da utilizzare con il disgelo. Sulle slitte preferibilmente attaccate a cavalli, a muli, in alcuni casi anche trascinate dall’uomo nelle vie del fondovalle si trasportavano foglie secche dai boschi per le lettiere, derrate alimentari, vettovaglie, sassi racimolati sui prati, rifornimenti per negozi ed altro ancora e, cosa altrettanto importante, si spostavano le persone. Nei musei etnografici delle valli alpine troviamo gli ormai rari esemplari di slitte da lavoro, di varia foggia e dimensioni che ricordano e ricostruiscono le fatiche dei nostri antenati, che le slitte hanno accompagnato nel tempo.



Di Emanuela Brumana. Photo d’archivio



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