19/02/2015

Andrew Nicholson – Stefano Brecciaroli: il maestro e l’allievo.



Intervista al completista italiano Stefano Brecciaroli dopo il I stage in Italia del Campione Neozelandese Andrew Nicholson.




Stefano Brecciaroli ha detto: “Volevo fare qualcosa per creare una motivazione interiore e rinnovare la carica emotiva. In Italia si sta perdendo la voglia e l’amore ed il desiderio di conoscenza per questo sport.”

Come è nata l’idea di organizzare uno stage proprio con Andrew Nicholson? Immagino sia stata una sua brillante intuizione, giusto?

“E’ il primo anno che collaboro con la Sig.ra Malaspina, dopo aver visto la sua meravigliosa scuderia ho deciso di proporle l’organizzazione di qualcosa di speciale. A tutti è nota la mia grande amicizia con Andrew Nicholson, quale occasione migliore per far venire per la prima volta in Italia uno dei mostri sacri del completo. Purtroppo non è facile averlo durante l’anno, per i suoi numerosi impegni. Febbraio sembrava un periodo utile, durante il quale aveva liberi due giorni, a marzo comincia la stagione ufficiale del completo e sarebbe stato impossibile. Dunque, non abbiamo perso l’occasione. E’ venuto fuori un bell’incontro organizzato con molto entusiasmo da parte di tutti noi.”

Quale messaggio e quale pensiero chiave desiderava far passare al pubblico portando Nicholson qui in Italia?

“Mi faceva piacere portare una mentalità ed un interesse un po’ diverso, in un momento così problematico per il completo italiano, settore segnato nel nostro paese dalla mancanza di palestre adeguate per lo svolgimento della disciplina del completo. Volevo fare qualcosa per creare una motivazione interiore e rinnovare la carica emotiva. Stare a contatto con un grande atleta che ha fatto della disciplina del completo la sua vita.”

Che cosa l’affascina dello stile del Campione neozelandese?

“La determinazione, il carattere, la mentalità, l’amore per questo sport, la voglia di non lasciare mai nulla per intentato, il desiderio di confrontarsi con gli altri, ancora all’età di 52 anni con tanti risultati all’attivo, mostra l’esigenza di migliorarsi, di andare avanti, di raggiungere ulteriori traguardi”

Un altro valore passa attraverso due cavalieri del completo: un forte senso dell’amicizia. Come, dove e quando vi siete conosciuti?

“Avevo 23 anni quindi parliamo di 18 anni fa! L’ho conosciuto alla gara di Wiesbaden. Nicholson era stremato dal viaggio di andata ed era esausto, ci siamo trovati allo stesso albergo. L’organizzazione aveva preparato i posti a tavola e ci siamo trovati insieme a mangiare. Poichè lui era davvero esausto ed aveva bisogno di andare a dormire, non ho esitato e gli ho immediatamente ceduto la mia cena (ero arrivato prima) per consentirgli di rifocillarsi. Io potevo aspettare, ma lui no. Questo gesto semplice e molto familiare lo ha colpito davvero. Durante il concorso siamo stati un po’ insieme e da lì è nato tutto. Infatti, in quell’occasione mi ha invitato ad andare a montare nella sua scuderia in Inghilterra. L’anno dopo sono andato su con dei cavalli per la mia preparazione. Ecco un’amicizia che nasce da un gesto semplice e spontaneo. Questo tipo di interazione con la gente mi piace molto.”

La semplicità è la parola che ricorre più spesso nel descrivere Andrew Nicholson ed in senso ampio i grandi campioni. Semplicità dell’uomo e della sua equitazione.

“Desideravo davvero far conoscere questo aspetto attraverso lo stage. All’esterno Andrew può sembrare un uomo tutto di un pezzo, molto impegnato, molto introverso. Forse, per un certo aspetto mi sarei aspettato qui in Italia un pizzico di interesse in più, ma questo sintetizza il momento che stiamo attraversando. Andrew proviene da una lezione grandiosa a Hartpury con le platee ridondanti di pubblico. Questo divario di partecipazione evidenzia quella che è la nostra realtà. Per Andrew non c’è alcun problema, ma io personalmente ho toccato con mano la condizione che abbiamo noi: si sta perdendo la voglia e l’amore e il desiderio di conoscenza di questa disciplina. Mi faceva piacere attraverso questi due giorni, risvegliare questi sentimenti. Questa lezione non sarà unica e irripetibile, però bisogna sentire interiormente che c’è bisogno ancora di migliorare, di confrontarci con degli atleti veri.“

Sarebbe stata un ottima occasione da condividere con moltissimi altri addetti ai lavori, penso ad esempio aprire lo stage, destinandolo all’aggiornamento degli istruttori. Che ne dice?

“Ho fatto solo una piccola e ristretta pubblicità, trattandosi di un evento privato non mi son permesso, questo spetta ad altri. Si sono interessati a questo evento una rivista del settore che dedicherà alcune pagine, Class Horse tv dedicherà uno speciale. Mi ha fatto piacere che alcune persone che non sono esattamente del settore, abbiamo recepito il fascino ed il carisma di questo evento. Persino un grande Istruttore e cavaliere del Salto Ostacoli come Giorgio Nuti è venuto a vedere come lavora Andrew. C’è stata invece minor attenzione da parte degli addetti ai lavori. Ad ogni modo la proprietaria della Scuderia ha voluto invitare un rappresentante della Federazione e del settore completo. Era presente nella giornata di sabato il Tecnico e Selezionatore del nostro completo, il CT Andrea Mezzaroba.”

Lei era in mezzo al campo ad aiutare un po’ come traduttore?

“Ah, no! In primo luogo mi faceva piacere ascoltare tutte le indicazioni, poi i ragazzi sono tutti bravissimi con l’inglese. Andrew ha un modo di esporre e di farsi capire molto semplice! Comunque in caso di dubbio, sono stato pronto a dare qualche delucidazione.”

Lei non ha partecipato con i suoi cavalli?

“Lo stage ha coinciso con una settimana non fortunata per le condizioni climatiche. L’Appennino era chiuso e venendo da Roma avrei trovato troppe complicazioni. Volevo portare a far visionare proprio la cavalla della Sig.ra Malaspina per farla esaminare in stage. Rischiare su strada in condizioni meteo avverse non sarebbe stata una scelta intelligente. Quindi ho montato il primo giorno una cavalla di 5 anni. Per Andrew non è importante la perfezione dell’esercizio mentre uno fa “schooling” come dice lui mentre lavora, è il concetto, l’idea da approfondire e da testare. La cavalla certo era un po’ verde, ho sperimentato un po’ gli esercizi più basilari per lavorare un po’ sulla mia posizione. Il secondo giorno non ho voluto mettere la cavalla in difficoltà su richieste più grosse rispetto al grado di addestramento in quanto gli esercizi erano più mirati a cavalli di livello da una stella a tre stelle.”

Come avevate formato i gruppi di allievi per il lavoro in campo?

“Una ripresa di lavoro l’abbiamo destinata a degli Junior, dando così la possibilità a dei giovanissimi di stare a contatto con un campionissimo della disciplina da loro intrapresa, le altre riprese erano rivolte a cavalieri di livello da una stella a tre/quattro stelle. Un momento di grande apertura e confronto per tutti.”

Ha avuto modo di chiedere ad Andrew la sua impressione dopo lo stage?

“Lui è stato molto contento. Quello che cerca è l’interlocutore motivato, interessato, appassionato, recettivo, non tanto il livello. Anche i cavalli più difficili sono cambiati in positivo con semplici accorgimenti mirati.”

La fase di riscaldamento come è stata?

“Come sempre, molto concreta, senza chiacchiere e spiegazioni. Giusta per la muscolatura passando subito agli esercizi semplici e molto bassi per entrare nella spiegazione dei concetti chiave che ricerca Andrew Nicholson: equilibrio, posizione, ritmo.”

Passando invece alla sua programmazione di gare per il 2015, cosa ci può dire?

“Ho lavorato duro sui cavalli giovani, Apollo sta rientrando ed è pronto per ricominciare le gare, ho anche una cavalla della Sig.ra Malaspina che ha avuto un debutto non fortunato in tre stelle, ma ha avuto un sei mesi di lavoro molto veloce dopo un periodo di inattività, quindi ho dovuto accelerare. Ho partecipato a delle gare di conoscenza con Viscount George, perché come sapete proviene da Andrew Nicholson ed ho preferito prendermi delle gare per trovare il giusto feeling. Provenendo da un grande cavaliere, non mi sembrava giusto buttare il cavallo irlandese del 2004, in delle gare, senza il giusto affiatamento tra di noi! Quest’anno conoscendo di più il cavallo farò la mia stagione partendo con un programma più dettagliato. Sicuramente è prevista la partecipazione alle gare in Italia perché purtroppo le trasferte all’estero sono costose. Anche se nel nostro paese abbiamo poche gare bisogna cercare di usarle, perché si risparmiano chilometri ai cavalli e a noi. Bisogna porre attenzione anche al lato economico”.

Puntando all’Europeo in Scozia di quest’anno, suppongo?

“La strada intanto è quella di prendere le qualifiche con i cavalli, perché attualmente non le ho. La prima cosa è mettere in forma tutti i cavalli e fare delle belle gare, delle gare selezionate con criterio per la programmazione e poi si vedrà strada facendo. Ovviamente cerchiamo di puntare agli obiettivi più importanti, ma in questo sport decidono i cavalli. Faremo una programmazione mirando ad un Campionato d’Europa, ma lo ripeto, strada facendo valuteremo!”

Ottima occasione per fare sapere al popolo del completo italiano cosa sta facendo Stefano Brecciaroli, non le pare?

“Certo quando il cavallo importante di un cavaliere di rilievo ha un infortunio, non vuol dire che questo cavaliere dorme o si ferma. Anche se in gare di secondo piano, i miei cavalli hanno fatto dei buoni risultati in Olanda a Marbach… ecco poi non sono gare che possono essere di primo piano per la cronaca. Si tratta però di gare di livello, la squadra tedesca si è preparata più o meno partecipando alle gare cui sono andato, quindi si trattava di gare di buon livello. Diciamo che ho curato in questo lasso di tempo, la preparazione tecnica di un vivaio di cavalli di livello medio-alto, in più ho un bacino di cavalli giovani ai quali ho dedicato circa un anno e mezzo di lavoro, che spero possano essere i miei cavalli del futuro, pronti tra uno o due anni, a fare il salto di qualità.”



Giulia Iannone