07/06/2020

Slittando sulla neve! Nella New York del XIX secolo

“Central Park in Winter”.
Immagine da The Currier & Ives Foundation.

di Emanuela Brumana. Fonte: Margaret Highland, dal blog Mansion Musings. Foto: collezione personale

Anche se il suo periodo di massimo splendore è stato più di un secolo fa, la slitta rimane una meraviglia con le sue curve eleganti, i dettagli artigianali e un delicato senso di equilibrio progettato per sfiorare la neve.

Una slitta doveva piacere nella forma, doveva assicurare l’emozione di scivolare in velocità sulle strade innevate, doveva garantire un trasporto sicuro di persone e merci, specie in quei paesi dove per alcuni mesi all’anno se ne faceva uso, come il Nord America.

“Snow Scene in Albany, New York” Litografia del 1850,
Albany Institute of History and Art

Documenti del periodo, dagli articoli di giornali, ai racconti, alle canzoni, alle pagine di diari e incisioni, forniscono ancora oggi infiniti dettagli sull’uso delle slitte nel XIX secolo in America. Ecco quello che la storica americana Margaret Highland, scrive nel suo articolo “Dashing Through the Snow! Sleigh Riding in the 19th Century ” «Ohh. E’ arrivato l’inverno! “La neve ha iniziato a cadere a New York City intorno alle due di mattina di mercoledì 21 gennaio 1846. Ha nevicato intensamente tutto il giorno…e non una normale nevicata, con batuffoli di neve come piume, ma la neve è caduta a fiocchi grandi quasi quanto mattoni”. [cit. New York Herald ] Il giorno spunta chiaro e luminoso. Il sole splende sulla neve pura facendo brillare le strade che paiono cosparse di diamanti. Le condizioni sono perfette per la una slittata. Gli americani nelle stagioni fredde vanno pazzi per la slitta».

“Sleighing in New York” 1855. Thomas Benecke .
Litografia a colori al Metropolitan Museum 1 of Art, NY

Le slitte non erano solo mezzi di divertimento invernale, ma venivano anche utilizzate per spostarsi da privati e aziende quando le strade erano impraticabili. «In città, una buona nevicata attutiva il solito sgradevole rumore di ruote di carro e il clip clop  dei ferri di cavallo sui selciati . La stagione delle slitte – o come si chiamava il “carnevale invernale” di New York – veniva apprezzata da persone provenienti da tutti i ceti sociali. Immaginate solo l’euforia prodotta dal vento fresco e tonificante che vi frena e vi soffia in faccia, mentre il cavallo avanza silenziosamente lungo il terreno innevato al suono dei campanelli tintinnanti della slitta! Tappeti, pellicce e coperte morbidi mantengono tutti protetti e  al caldo.

“American Winter Scene” ca.1867, Joseph Hoover.
Litografia a colori presso la Library of Congress Prints and Photographs Division, Washington

Gli allegri amanti dell’inverno cantano canzoni e salutano con cenni e hello chi li guarda e le slitte che passano».

“Broadway e le altre strade principali vengono riempite di buon’ora da veicoli su pattini di ogni tipo, dimensione e foggia. Arriva una splendida slitta trainata da quattro destrieri rampanti dal mantello nero: eleganti interni di pelliccia la

rivestono e proteggono i suoi passeggeri dal freddo. Dentro sono racchiuse una mezza dozzina di persone: il padre, la madre e i bambini. È il milionario “… sopra Bleecker Street che fa un giro con la sua famiglia… Poi ecco che arriva

uno gentiluomo con enormi baffi e lunghi capelli arricciati: sulla testa un particolare berretto di pelliccia alto quasi un piede, che protegge le sue orecchie, e il suo corpo è racchiuso in un’enorme pelliccia. La sua slitta è curiosa, appena abbastanza grande per contenere un uomo, si potrebbe dire. I pattini sono riuniti e terminano nella forma di una testa di serpente….  

“Christmas Belles.”di Winslow Homer.
Stampa dalla rivista Harper’s Weekly, 2 Gennaio,1869

E poi arrivano il meccanico, l’impiegato e il lavoratore, e ogni sorta di persone e di slitte, tutti sorridenti e felici. Whoop! Hollo! Ecco che arriva una lunga slitta splendida, attaccata a sedici cavalli, che scivolano, come fulmini trainando l’enorme veicolo, sulla neve. È piena zeppa di vecchi, giovani, mercanti, impiegati, cappellai, fornai, mugnai, sarte e, di fatto, di tutti quelli che possono permettersi un penny per fare un giro li sopra. Questa è una slitta veramente democratica!” [cit. New York Herald del 26 gennaio 1846]. «Anche in campagna la slitta aveva il suo fascino, – continua Margaret Highland – seppur mancasse l’eccitazione di una corsa sfrenata lungo uno dei viali cittadini. William Augustus Bartow  (1794–1869) ebbe una carriera commerciale con i suoi fratelli, ma in seguito si ritirò in campagna a East Fishkill, NY, una zona vicino al fiume Hudson, dove lui e sua moglie crebbero dieci figli. I resoconti delle corse in slitta sono sparsi in tutto il diario che tenne dal 1837 al 1870 (ora negli archivi di Bartow-Pell). […] Le sue slitte furono poi custodite nella dimora Bartow a Pelham, […]

“Omnibus Sleigh”, 1865.
Una slitta Omnibus trainata da sei cavalli in New York City.
Stampa Inglese, The Old print Gallery Washington.

Nelle pagine del diario racconta che, a volte, le slitte capottavano o si scontravano. D’altra parte, i nasi rossi e i ragazzi che lanciavano palle di neve erano tra i disagi meno gravi dell’andare in slitta». Gli sportivi e gli appassionati di gare   redini lunghe, in inverno, pregustavano una buona corsa in slitta da batticuore con i loro trotter. L’autrice cita anche il noto driver e addestratore di trotter Hiram Woodruff (1817–1867). “La neve volava e si ammucchiava e i pattini delle slitte la facevano risuonare mentre scivolavano su di essa al tintinnio delle campane. Andavo avanti, mantenendo un ritmo veloce… mentre ci avvicinavamo alla città, la folla aumentava, c’erano più rumori e applausi e un suono più

furioso delle campane della slitta mentre i gentiluomini guidavano i loro cavalli.

Maggiore era il rumore e la confusione, maggiore era la velocità di Ajax… che slittata!” E’ il suo ricordo di una corsa elettrizzante nell’inverno del 1842 attraverso le zone non ancora sviluppate della parte alta di Manhattan».

La nostra fonte scrive poi delle «…folli gite in slitta al chiaro di luna, che erano apprezzate dai festaioli di città e di campagna». Il New York Herald riferiva che un numero non ben definito di giovani in slitta era fuori a festeggiare, molti fino a tarda ora, molti per tutta la notte. “Quelli dei nostri cittadini che erano a dormire hanno avuto un’ottima opportunità di testare il potere della musica allegra nell’indurre il sonno, perché le campane delle slitte tintinnarono in città per tutta la notte. In paese, i giovani si sono divertiti con quello che è noto come “

sleighing-frolic,” [folleggiare con la slitta], con cena, danze e, inutile dirlo, tanto amoreggiare.” [cit.New York Herald del 23 gennaio 1846].

Serate di“sleighing-frolicks ” erano molto diffuse. Nelle piccole città o nei villaggi di campagna gruppi di una dozzina o ventina di giovani (maschi e femmine) si imbarcano su tre o quattro slitte o cutter, ecc. “E quando le notti sono meravigliosamente limpide, ma fredde tanto che puoi congelare, guidano per dieci o quindici miglia fuori dal paese fino ad una piccola taverna confortevole… dove trascorrono alcune ore allegre e spensierate, regalandosi il meglio che la casa offre; quando, dopo aver mangiato, bevuto, cantato, ballato ed essersi “divertiti” fino a un’ora piuttosto tarda, le

slitte sono di nuovo pronte, tutti in allegria e buon umore tornano felicemente a casa. Ogni cavallo viene vestito con finimenti adornati con una serie di efficaci campanelli, così le foreste solitarie e silenziose sono spesso animate nell’ora solenne della mezzanotte dal tintinnio giocoso dei campanelli da slitta che passano rapidamente. Si dice che molte piccole relazioni amorose abbiano origine in questi °sleighing-frolicks” [cit. The Penny Magazine, del 9 settembre 1837] L’articolo continua con un accenno a Hollywood, in particolare al film Natale nel Connecticut  (1945) che segue una coppia innamorata Barbara (Stanwyck e Dennis Morgan ) riunita in una romantica gita in slitta e ricorda che la slitta ha ispirato un intero genere musicale. In tutto il mondo si conoscono le note di “Jingle Bells”, la canzone natalizia orecchiabile scritta nel 1850 da James Lord Pierpont (1822-1893), che in origine era intitolata “The One Horse Open Sleigh”, che è, però, solo una delle dozzine di canzoni e altri brani di musica scritta per o sulla slitta, specialmente nella seconda metà del XIX secolo.

E quanto alla forma e allo stile delle slitte nel testo si ricordano lo Stage Sleigh – o slitta Omnibus – che poteva trasportare un gran numero di passeggeri, e una delle slitte da diporto più popolari, che era l’elegante Albany Cutter, modello leggero con un design sinuoso e quasi stravagante, noto per essere il favorito da Babbo Natale, creato per la prima volta dal noto produttore di carrozze e slitte, James Goold di Albany, New York.

In conclusione un accenno al tintinnio dei campanelli, definiti, “colonna sonora perfetta per le vacanze”, anche se Margareth Highland precisa che i campanelli erano segnali di avvertimento di una slitta che si avvicinava, mentre

scivolava dolcemente e talvolta silenziosamente sulla neve. Ci informa che a partire dal 1808, William Barton di East Hampton, nel Connecticut, rese popolare un metodo per fabbricare campane da slitta monopezzo, e le fonderie di East Hampton ne diventarono i principali produttori.

Conclude in allegria, «Cosa potrebbe esserci di più esaltante del brivido di sfrecciare sulla neve con una slitta trainata da un cavallo e ridere a crepapelle?».