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23 Gennaio 2026

Più di 1,7 milioni di cittadini dice basta alle pellicce in Europa!

LAV: per l’Italia e il Min. Lollobrigida, con l’astensione di oggi, un’occasione persa e un passo indietro incomprensibile, vista la posizione favorevole espressa NELL’AGRIFISH del 2021 dall’ex Min. Patuanelli e visto il divieto nazionale ad allevamenti di pellicce vigente da gennaio 2022.

La maggioranza degli Stati Membri (18) hanno chiesto alla Commissione europea (CE) di vietare l’allevamento di animali “da pelliccia” e di esaminare la possibilità di vietare l’immissione di prodotti di pellicceria nel mercato europeo, sostenendo l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) Fur Free Europe presentata di recente.

“Incomprensibile il mancato sostegno del governo italiano soprattutto considerando che al primo parere favorevole espresso nel 2021 dall’allora Ministro Stefano Patuanelli è poi seguito il divieto nazionale agli allevamenti di pellicce (legge 234 del 30 dicembre 2022, art.1 c.980). Il Ministro Lollobrigida ha perso una occasione per rimarcare la vicinanza del governo ad una istanza fortemente sentita e voluta dalla maggioranza dei cittadini italiani, ed europei” – dichiara Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free.

Fa ben sperare il commento della Commissione Europea, per il tramite della Commissaria alla Salute Stella Kyriakides, nel riconoscimento che: “Fur Free Europe è stata una Iniziativa dei Cittadini Europei di grande successo. Il prossimo mese incontrerò gli organizzatori per un primo confronto cui seguirà la risposta ufficiale della Commissione”.

Nella seduta di ieri del Consiglio Agricoltura e Pesca (AGRIFISH) le delegazioni di Austria, Germania, Paesi Bassi hanno presentato una nota informativa, sottoscritta dalle delegazioni di Belgio, Cipro, Rep. Ceca, Estonia, Lituania, Lussemburgo, Slovacchia, e che ha poi ricevuto il sostegno anche di Slovenia, Irlanda, Bulgaria, Lettonia, Malta, Croazia, Francia e Polonia nel corso della riunione, con la quale gli Stati membri chiedono alla CE di estendere il divieto di allevamento di animali “da pelliccia” a tutta l’UE e di esaminare la possibilità di introdurre un divieto di vendita e commercializzazione di prodotti di pellicceria.

Dichiaratamente contrari i soli Stati membri ancora oggi produttori di pellicce: Grecia, Finlandia, Danimarca, Ungheria.

L’Italia si è invece astenuta, insieme a Portogallo, Romania, Spagna.

È la seconda volta che il Consiglio dell’UE esprime parere favorevole alla fine dell’allevamento di animali “da pelliccia”. Già nel 2021 i firmatari di un’altra nota informativa hanno invitato la CE ad agire per porre definitivamente fine a questa forma di allevamento nell’UE sulla base di motivazioni riguardanti il benessere degli animali, i valori etici di rispetto verso gli animali ed i rischi per la salute dell’uomo (e degli animali stessi) a seguito anche dei numerosi focolai di coronavirus SARS-CoV-2 intercettati negli allevamenti di visoni.

Il nuovo appello arriva subito dopo la formale presentazione dell’ICE Fur Free Europe che ha raccolto più di 1,5 milioni di firme convalidate in meno di 10 mesi.

Sono 19 gli Stati membri che hanno già vietato in tutto o in parte l’allevamento di animali “da pelliccia”, a volte con periodi di graduale eliminazione. Tuttavia, la mancanza di armonizzazione nell’UE mina proprio queste misure: l’allevamento di animali da pelliccia può essere “esternalizzato” con allevamenti che si spostano in altri Stati membri, con la conseguente distorsione del Mercato Interno. Inoltre, è importante non solo vietare l’allevamento di pellicce, ma anche l’immissione sul mercato europeo di prodotti di pelliccia, al fine di garantire che la pelliccia prodotta in condizioni altrettanto crudeli (se non peggiori) in paesi terzi non venga venduta all’interno dell’UE.

Gli Stati membri hanno invitato la CE a mantenere il suo impegno a prestare “piena attenzione al benessere degli animali” in linea con l’articolo 13 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE). La nota fa anche riferimento all’impegno della CE di porre fine ai sistemi di allevamento in gabbia per altri animali ed a come il mantenimento di questi sistemi per gli allevamenti di pellicce sarebbe incongruo. Gli SM hanno sottolineato che in nessun caso può essere garantito il benessere di animali selvatici (quali visoni e volpi) negli allevamenti per la produzione di pelliccia.

“Nonostante l’assenza dell’Italia nella espressione del Consiglio Agricoltura e Pesca dell’Ue, la LAV anche in quanto associazione promotrice della Iniziativa dei Cittadini Europei Fur Free Europe proseguirà nelle proprie attività sino all’approvazione del divieto europeo agli allevamenti di pellicce ed al commercio di pellicce. Il prossimo appuntamento sarà a luglio con il primo incontro con la Commissione Europea dopo l’avvenuta consegna di +1,5 milioni di firme”, conclude Pavesi.

“Il sostegno a Fur Free Europe è ancora una volta a tutto campo: cittadini, scienziati e Stati membri si sono espressi contro questa pratica crudele e inutile. Con il costante calo della produzione di pellicce dall’ultimo decennio, seguito da un forte calo dovuto alla pandemia di COVID-19, l’industria delle pellicce ha avuto un basso impatto sull’economia dell’UE, e quindi un argomento economico non regge. Non c’è modo che la CE possa ignorare tali chiari appelli, ora è il momento di trasformarli in azioni e includere i divieti nel nuovo regolamento sugli animali detenuti”, ha commentato Reineke Hameleers, CEO, Eurogroup for Animals.

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