L’odio digitale funge spesso da preludio a violenze fisiche reali, alimentando uno stigma che colpisce l’intera categoria professionale

Non più solo aggressioni nei reparti, ma una vera e propria “guerriglia digitale”. Con una nota a firma congiunta, alla vigilia della riunione di insediamento del ricostituito Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie, ANMVI, FNOVI e SIVeMP hanno lanciato un allarme al Ministero della Salute e alle autorità competenti: la legislazione attuale contro la violenza sugli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie è insufficiente perché ignora il peso devastante dei social network.
Secondo quanto segnalato dai principali rappresentanti dei medici veterinari, l’hate speech (l’incitamento all’odio) è diventato una piaga quotidiana che colpisce non solo i singoli professionisti ma anche l’intera categoria. Questi attacchi non restano confinati nel virtuale: sono spesso il primo passo verso aggressioni fisiche. La richiesta è chiara: la legge deve evolversi per punire le offese e le molestie avvenute via web con la stessa severità di quelle fisiche. Il documento inoltrato evidenzia una lacuna normativa critica: le leggi vigenti (L. 113/2020 e L. 171/2024) proteggono i sanitari dalle aggressioni fisiche e verbali “in presenza” ma risultano inefficace contro l’odio online.
La nota trasmessa segnala che i medici veterinari sono sempre più bersaglio di campagne di denigrazione e cyberstalking. Queste condotte non sono solo attacchi personali, ma “episodi sentinella”: l’odio digitale funge spesso da preludio a violenze fisiche reali, alimentando uno stigma che colpisce l’intera categoria professionale.
Sul fronte pratico sono state avanzate richieste specifiche su due fronti: Piano Legislativo: Integrare la legge vigente per sanzionare esplicitamente l’hate speech informatico rivolto ai sanitari, introducendo una definizione giuridica di “odio professionale” legato alla funzione svolta. Piano Operativo: Creare canali diretti e semplificati con i gestori dei social media per la rimozione immediata dei contenuti e l’inibizione degli utenti recidivi, con il supporto degli Ordini Professionali e del Ministero.
È stato chiesto l’intervento dell’Osservatorio Nazionale (ONSEPS) per attivare protocolli rapidi per la rimozione dei commenti d’odio dalle piattaforme e per lanciare un piano di comunicazione straordinario per educare al rispetto dei professionisti, il tutto istituendo un gruppo di lavoro dedicato per tradurre queste proposte in norme concrete.
L’obiettivo è porre fine allo stigma e alla denigrazione che, sfruttando la viralità dei social, minano la dignità e la sicurezza di chi lavora per la salute pubblica.























































