L’Aquila Capitale della Cultura 2026, PASSIONECAITPR Ambasciatore della Cultura con #SAVETHEBIODIVERSITY.

La Cultura come conoscenza stratificata del territorio
Nella visione di L’Aquila Capitale della Cultura 2026, la Cultura si configura come un sistema vivente e dinamico di conoscenze stratificate, pratiche sociali e valori condivisi attraverso cui una comunità interpreta, governa e rigenera la biodiversità del proprio territorio. Non si tratta di un patrimonio statico, ma di un processo storico in continua evoluzione, radicato nell’interazione costante tra società umane e ambiente.
La Cultura non è solo ciò che l’uomo costruisce, ma anche ciò che l’uomo custodisce.
Essa non coincide esclusivamente con le espressioni artistiche o monumentali, ma comprende una memoria ecologica e antropologica operativa, costruita nel tempo lungo i tratturi della transumanza, nelle economie agro-silvo-pastorali estensive, nella selezione e conservazione delle specie animali e vegetali autoctone e delle varietà locali. Questo insieme di saperi e pratiche rappresenta un processo di coevoluzione tra uomo e paesaggio, riconducibile a ciò che la letteratura scientifica definisce traditional ecological knowledge (TEK): un sapere applicato, adattivo, trasmesso e continuamente aggiornato.
In questa prospettiva, la cultura assume il ruolo di pratica attiva di governo del territorio, capace di attribuire valore contemporaneo alla diversità biologica e culturale, trasformandola in capitale territoriale. Un capitale che genera identità collettiva, economie sostenibili e una visione di futuro fondata sull’equilibrio tra uso e conservazione delle risorse.
Conoscere la biodiversità significa appartenere a un luogo; valorizzarla significa renderla viva e produttiva senza comprometterne i cicli ecologici; riscoprirla significa rigenerare legami, saperi e comunità.
In questo senso, L’Aquila 2026 si afferma come capitale di una cultura profondamente radicata nei territori interni, dove custodire una specie, un pascolo o una razza autoctona diventa un atto culturale tanto rilevante quanto la tutela di un’opera d’arte.
È nella biodiversità che questo territorio ha scritto la propria storia, ed è attraverso la biodiversità che può ancora costruire il futuro delle prossime generazioni.
1. Cultura come conoscenza ecologica stratificata del territorio
La cultura è l’insieme delle conoscenze accumulate nel tempo dalle comunità umane sull’ambiente che abitano: specie animali e vegetali, cicli stagionali, dinamiche dei pascoli, equilibri tra uso e conservazione delle risorse.
Nel contesto aquilano, questa conoscenza si è strutturata lungo i tratturi della transumanza, nelle pratiche agro-pastorali estensive, nella selezione delle razze autoctone e delle varietà locali, costituendo appunto un esempio di traditional ecological knowledge (TEK).
La biodiversità non è oggetto di studio astratto, ma sapere vissuto, tramandato per via orale e pratica, che ha consentito la coevoluzione tra comunità umane e paesaggi appenninici. La cultura, in questo senso, è memoria ecologica operativa.
2. Cultura come valorizzazione attiva della diversità biologica e culturale
La cultura non coincide con la conservazione statica del passato, ma con la capacità di attribuire valore contemporaneo alla biodiversità, rendendola motore di sviluppo territoriale sostenibile.
Valorizzare significa riconoscere il ruolo economico, sociale e identitario delle specie, delle razze e dei paesaggi agro-silvo-pastorali che hanno plasmato l’Appennino centrale.
In questa accezione, la biodiversità diventa capitale culturale territoriale: non risorsa da sfruttare, ma infrastruttura viva su cui costruire filiere locali, turismo lento, educazione ambientale e progettualità dal basso.
La cultura è dunque pratica di governo del territorio, capace di integrare scienza, tradizione e innovazione.
3. Cultura come riscoperta e riattivazione dei legami tra biodiversità e identità
La cultura è il processo attraverso cui una comunità rilegge la propria storia ambientale per reinterpretare il presente. Riscoprire la biodiversità significa riportare al centro quei sistemi ecologici e produttivi marginalizzati dalla modernizzazione, ma fondamentali per la resilienza dei territori interni.
Nel caso aquilano, la riscoperta delle tradizioni agro-pastorali, della transumanza come paesaggio culturale e delle pratiche estensive come presidio ecologico rappresenta un atto culturale in senso pieno: ricostruisce identità, restituisce senso ai luoghi, riattiva relazioni tra uomo e natura.
La cultura, qui, non è nostalgia, ma scelta politica e progettuale: riconoscere che la biodiversità non è solo ciò che abita il territorio, ma ciò che ne ha scritto la storia e può ancora determinarne il futuro.

In questa cornice, CULTURA può essere definita come:
il sistema dinamico di conoscenze, pratiche e valori attraverso cui una comunità interpreta, custodisce e rigenera la biodiversità del proprio territorio, trasformandola in identità, economia e visione di futuro.
Una definizione che rende L’Aquila 2026 non soltanto capitale della cultura, ma capitale di una cultura ecologica dei territori interni, profondamente radicata nell’Appennino e sorprendentemente attuale.
Annalisa Parisi – Centro Studi per la Biodiversità PASSIONECAITPR























































