22 Ottobre 2021

La 52esima “Agriumbria” ha chiuso i battenti con un successo oltre le aspettative…

nel segno della zootecnia sostenibile e della promozione delle carni di qualità.

L’edizione 2021 della principale manifestazione agricola e zootecnica del Centro Italia, concepita inizialmente come AnteprimAgriumbria, si è invece concretizzata in un ottimo segnale di ripartenza grazie all’impegno di Umbriafiere, sempre in collaborazione con l’Associazione Italiana Allevatori e col Sistema allevatoriale. Tra le principali iniziative, oltre alle vetrine delle razze della biodiversità locale e nazionale, l’Incontro Tecnico A.I.A.-Ara Umbria sul futuro del comparto carni, le celebrazioni del sessantennale dell’Anabic e gli incontri organizzati dall’Anacli

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Dopo una “tre giorni” intensa ma svoltasi regolarmente nel rispetto di tutte le disposizioni previste per gli eventi pubblici in relazione all’emergenza Covid-19 – da venerdì 17 a domenica 19 settembre 2021 – presso il centro fieristico di “Umbriafiere” a Bastia Umbra (Perugia) c’è grande soddisfazione tra gli organizzatori e gli espositori per un’edizione di ‘Agriumbria’ che ha chiuso i battenti con un successo oltre le aspettative. Un’edizione nel segno della zootecnia sostenibile, che era stata concepita inizialmente come AnteprimAgriumbria  e che si è invece concretizzata nella sua 52esima uscita, in attesa della numero 53, programmata per la primavera 2022.


La più importante rassegna zootecnica, agroalimentare e della meccanizzazione agricola del Centro Italia si è quindi tenuta regolarmente, con una grande risposta del pubblico dei visitatori nonostante il meteo incerto. Efficace l’organizzazione di “Umbriafiere”, con in testa il presidente Lazzaro Bogliari che, già dalla cerimonia inaugurale, ha sottolineato l’impegno fondamentale dell’Associazione Italiana Allevatori e del Sistema allevatoriale nel collaborare alla riuscita della manifestazione. Soddisfazione anche del presidente A.I.A., Roberto Nocentini, al termine della “tre giorni”, che ha confermato il ruolo imprescindibile degli allevatori italiani che si stanno impegnando concretamente nella realizzazione di un modello di zootecnia sostenibile, rispettoso dell’ambiente, custode della ricca biodiversità animale del nostro Paese, garante della sicurezza alimentare e delle eccellenze dell’agroalimentare Made in Italy.


“La nostra zootecnia – ha affermato tra l’altro il Presidente A.I.A. – anche in questo contesto di ‘Agriumbria’ ha dimostrato ad un largo pubblico composto da cittadini-consumatori, famiglie, studenti e addetti ai lavori che si sta lavorando con profitto per affermare un’immagine positiva del nostro settore, lontano dalle false rappresentazioni che purtroppo, spesso, vengono ancora divulgate per mezzo di informazioni non fondate scientificamente. A.I.A. e Sistema allevatori sono particolarmente legati a questa manifestazione in terra umbra: fra tutte le rassegne del settore che da decenni si realizzano a livello nazionale (ma anche tra quelle internazionali), infatti, essa ha sempre incentrato le proprie edizioni sulla biodiversità zootecnica italiana. Oggi i concetti di biodiversità, sostenibilità, equilibrio ecologico fra allevamento e ambiente sono assolutamente attuali e rappresentano le principali direttrici per lo sviluppo dei sistemi zootecnici. Anche in questa edizione di ‘Agriumbria’ abbiamo posto al centro questi temi, cercando pure di far capire l’importanza ed il valore dei dati rilevati in ambito zootecnico e della loro condivisione finalizzata al miglioramento delle razze. Per questo, abbiamo dato anche ampio spazio alla presentazione di alcuni risultati del Progetto LEO, di cui A.I.A. è capofila, progetto finanziato nell’ambito della Sottomisura 16.2 del PSRN 2014/2020 e che si concluderà nel 2023, finalizzato alla creazione di una banca dati ‘aperta’ ed accessibile ad una vasta platea di soggetti interessati”.

Pur senza i tradizionali concorsi nazionali e interregionali delle razze bovine italiane, ampia è stata la rappresentanza dell’allevamento italiano, con le vetrine delle principali razze bovine da carne del circuito Anabic (Chianina, Marchigiana, Romagnola, Maremmana e Podolica), di Anacli (Charolaise e Limousine) e a duplice attitudine, portati dall’Anapri (Pezzata Rossa Italiana); inoltre, sono stati presenti capi bovini di razza Piemontese e bovini da latte (Frisona Italiana) grazie all’Associazione Regionale-ARA umbra ed esemplari di altre razze allevate in Umbria e nei territori del Centro Italia. Rappresentati anche gli ovicaprini, esposti dall’Associazione Nazionale della Pastorizia-Asso.Na.Pa. (circa cento i capi presenti) ed i conigli dell’Associazione Nazionale Coniglicoltori Italiani-Anci.

Grande partecipazione anche alla tavola rotonda organizzata dalla Coldiretti regionale dal titolo “Agrifood sostenibile”, cui è intervenuto, tra gli altri, il presidente nazionale dell’Organizzazione professionale agricola, Ettore Prandini.

La Vetrina zootecnica ha visto quindi uno spaccato significativo del panorama dell’allevamento italiano, dagli ovini e caprini agli equini, agli avicunicoli ed ai suini, in rappresentanza delle razze locali simbolo della ricca biodiversità nazionale.

Per quanto riguarda l’Associazione Nazionale Allevatori Bovini Italiani da Carne c’è da aggiungere che quest’anno l’associazione ha celebrato il suo sessantenario di fondazione, per cui sono state preparate iniziative speciali, con “focus” rivolti agli allevatori delle cinque razze, ed uno specifico convegno al termine del quale sono stati premiati simbolicamente cinque giovani allevatori, uno per ciascuna delle razze del circuito Anabic. Il presidente dell’Associazione Luca Panichi nel concludere l’incontro dal titolo significativo “Le razze bovine autoctone protagoniste del futuro” – con relazioni, tra le altre, del neo presidente Ismea prof. Angelo Frascarelli – ha tracciato le prospettive per l’allevamento delle pregiate cinque razze autoctone da carne italiane, sempre più legato alle aspettative dei consumatori che guardano con favore alle caratteristiche di una zootecnia basata sul pascolo estensivo e semibrado.

Specifici temi tecnici sono stati trattati anche negli incontri organizzati da Anacli, in particolare in quello del sabato con gli allevatori e rappresentanti istituzionali nel corso del quale è stato tra l’altro presentato un interessantissimo studio condotto dalla ricercatrice del Crea-Za di Monterotondo (Rm), Sebastiana Failla, sulle eccellenze organolettiche e nutrizionali delle carni delle razze Charolaise e Limousine. L’altro intervento di base, svolto dal prof. Riccardo Bozzi (Università degli Studi di Firenze-DAGRI), ha trattato invece dell’attività di miglioramento genetico per le due razze nell’ambito dei progetti I-Beef  1 e 2. All’incontro, moderato dal presidente Anacli Malko Gallone, hanno portato il loro contributo il presidente A.I.A. Roberto Nocentini ed il direttore tecnico FedANA Martino Cassandro. Riproposto, pure in questa edizione, lo spazio dedicato alla promozione del consumo di carni di eccellenza e di qualità provenienti da allevamenti italiani.

Piena riuscita anche dell’Incontro Tecnico organizzato dall’Associazione Italiana Allevatori e dall’Ara dell’Umbria nella giornata inaugurale sul tema “Il futuro della carme tra sostenibilità e benessere”, aperto dai saluti dei presidenti dell’Associazione Regionale Allevatori umbra Fabrizio Soro e di A.I.A. Roberto Nocentini ed incentrato sugli interventi di Stefano Petrini (Dirigente Veterinario del Centro di Referenza Nazionale per la IBR dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Umbria-Marche), di Paolo Negretti (Direttore Tecnico della divisione West ZooTech della West System) e di Sara Caré (ricercatrice Crea-Centro di Ricerca Zootecnia e Acquacoltura di Piacenza). “In questo incontro – ha affermato il direttore generale A.I.A. Mauro Donda, che ha moderato i lavori – abbiamo toccato alcuni dei punti nodali in relazione alla sostenibilità economica, sociale e ambientale dell’attività di allevamento, sia sotto l’aspetto sanitario, con l’intervento dell’Izsum che non a caso è uno dei nostri validissimi partner all’interno del Progetto LEO, sia di quello dell’implementazione e sviluppo di nuove tecniche frutto del processo tendente alla zootecnia 2.0 ed in generale alla digitalizzazione del lavoro in azienda zootecnica ed infine, non meno importante, gli aspetti legati alle tecniche di mitigazione degli impatti sull’ambiente della nostra zootecnia. Tutto ciò dimostra l’indubbia complessità di tutto ciò che ruota attorno al nostro settore, alle possibilità di interfaccia tra le varie realtà ma anche testimonia l’importanza – per la zootecnia nazionale – di poter contare su un Sistema Allevatori capace di guardare avanti e di offrire supporti tecnici e consulenziali utili alle imprese di settore”.



Ufficio Stampa A.I.A. - Camillo Mammarella

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