26/10/2020

Il Trionfo degli Aurighi

Testo e foto di François Durand, Editore di Attelages Magazine

La folla che ha preso posto sulle gradinate dello stadio esulta di felicità. Udendo i cori e gli applausi che accompagnano un’entusiastica “ola”, il console Gracco Tiberio assapora il suo trionfo e misura la grandezza del suo potere. Questi giochi gli vengono offerti come riconoscimento della sua vittoria sui barbari che, incatenati tra loro, sfilano a testa bassa ai suoi piedi. Umiliazione suprema per questi uomini e donne che intendevano, con il loro coraggio, liberarsi dal giogo romano … Gracco Tiberio porta la mano sinistra sul petto mentre l’altra in alto verso gli Dei del Trionfo. “Che gli aurighi entrino in campo!”

Sport adorato nell’antichità, la corsa degli aurighi fu senza dubbio “lo” sport per eccellenza a Roma per oltre un millennio. Questi giocattoli attaccati scatenavano le passioni più vivaci e suscitano un clamore tremendo. Certamente tutti si emozionavano per i cocchi attaccati a due o tre cavalli – le bighe e le trighe – ma il massimo, l’equipaggio più apprezzato, rimaneva la quadriga con 4 cavalli. Le gare si svolgevano nei circhi, il più famoso dei quali, il Circo Massimo a Roma, era in grado di ospitare fino a 280.000 spettatori. Si può immaginare l’atmosfera che doveva regnare lì. Cosa che, più modestamente, le nostre gare sportive indoor ricreano oggi! Come Roma, che aveva il Circo Massimo già dal 500 a.C., anche molte altre città del mondo romano ne avrebbero avuto uno. A questo proposito, la nozione di circo (ippodromo per i romani) non deve essere assolutamente confusa con quella di anfiteatro, destinata in particolare al combattimento dei gladiatori e ad altri spettacoli. Il GIORNO DEL TRIONFO …e il console Gracco Tiberio assapora il suo potere. Il sole inonda la pista del circo che tra pochi minuti vibrerà sotto gli zoccoli dei cavalli lanciati a tutta velocità. Gli equipaggi frementi sono preparati dentro i carceres. La folla trattiene il respiro. La tromba risuona nel circo e subito Gracco Tiberio, dalla cima della sua postazione, lancia un panno bianco sulla pista. Questo è il segnale tanto atteso! Le barre di legno dei recinti si aprono immediatamente e i cocchi si precipitano fuori.



Avranno 7 giri da percorrere, in senso antiorario. In un alone di polvere, arriviamo alla prima virata a sinistra. Il bordo si sta avvicinando pericolosamente. Il talento dell’auriga (il conducente) consiste nell’affrontare queste curve brusche il più vicino possibile. Se le prende troppo strette, la ruota e l’assale di legno si spezzano e il cocchio si ribalta. Se sceglie una traiettoria troppo lasca, gli altri concorrenti lo doppiano e la gara è irrimediabilmente persa, con grande disperazione di migliaia di fanatici sostenitori… Tutti i colpi sono ammessi per avvicinarsi al bordo. Le quadrighe di destra, ad esempio, schiacciano quelle a sinistra il più contro possibile per farle schiantare al bordo. In caso di fallimento, lo sfortunato auriga viene trascinato dai suoi cavalli, rimbalzando sulla pista e colpendo la spina al centro della pista o le barriere esterne. E’ normale che altri concorrenti non siano in grado di fermare lo slancio delle loro quadrighe; il guidatore maldestro e sfortunato verrà sbalzato… Ad ogni giro, i delfini o le grandi uova di legno – i septem ova – contagiri visibili vengono inclinati in modo che gli spettatori possano seguire l’avanzamento dell’evento con la maggior partecipazione possibile. Gli sparsores attingono acqua dai bacini contenuti nella spina e spruzzano cavalli e aurighi in piena azione. Fra il pubblico si moltiplica l’entusiasmo quando le due quadrighe di testa si lanciano in una gran finale. Quello all’esterno stringendo quello alla corda il più vicino possibile per mandarlo a schiacciarsi contro la spina. Le tribune esultano, ora sono stati completati sette giri. La fine della gara arriva quando la tromba suona di nuovo. La folla ha occhi solo per il suo eroe, la squadra vincente attraversa finalmente la linea bianca tracciata sulla pista. La palma viene consegnata all’auriga trionfante e il suono delle trombe raddoppia il suo vigore per salutare il vincitore.

UNA FOLLE SCOMMESSA

Fu nel 2001, nelle terre della Vandea, che il pubblico tornò alla follia delle corse delle quadrighe di un tempo. Una scommessa azzardata per l’equipe dell’Accademia Equestre di Puy-du-Fou. In un anno, si riusciurono a domare cavalli spagnoli e lusitani e ad addestrare 7 aurighi per la corsa dei cocchi per il nuovo spettacolo del Puy-du Fou, parco tematico completamente atipico, creato nel 1978 su iniziativa di Philippe de Villiers. Ancora oggi di grande successo, infatti 40 anni dopo, il Puy du Fou, grazie alla sua audacia artistica e ai suoi continui investimenti sta ai primi posti fra i parchi, con una delle attività ricreative più apprezzate in Francia (oltre 2 milioni visitatori all’anno). Sì, una scommessa azzardata, perché gli ideatori di questo nuovo spettacolo avevano davanti a loro un foglio bianco su cui tutto doveva essere scritto, organizzato, orchestrato… Quindi è stato necessario preparare una serie di team di varie razze di cavalli con 24 cavalli fra bai, neri, grigi e cremelli, omogenei per dimensione (1,60 m al garrese). La costruzione di imbragature e di cocchi venne affidata a Bernard Pouvreau, ben noto nel mondo degli attacchi sportivi, originario della Vandea. Fu anche necessario sperimentare incidenti e incidenti in gara. Il che significava la predisposizione dei cocchi a perdere una ruota, a spezzare un timone e soprattutto a volare via, con un salto di oltre due metri! E poi era necessario addestrare uomini e cavalli per una simile impresa. A Mario Luraschi venne affidata la preparazione dei cavalli e degli aurighi, sostituito in seguito da Felix Brasseur che, dal 2010, segue il team dei guidatori e il lavoro dei cavalli con, in media, tre corsi di addestramento all’anno.

Delfini di legno, detti Septem ova che funzionano come contagiri visibili per gli spettatori.

LAVORO DA CERTOSINO

E vent’anni dopo, il successo è ancora lì. Lo stadio gallo-romano costruito per l’occasione fino allo scorso anno è risultato esaurito per tutte le gare in programma. I 6.000 spettatori che siedono sugli spalti dello stadio gallo-romano di Puy-du-Fou vengono trasportati nella Roma del console Gracco Tiberio. Lo spettacolo è mozzafiato. È il risultato di un capolavoro, come spiega Sébastien Monnereau, il manager dello stadio. “La corsa dei cocchi del Puy-du- Fou è una coreografia accuratamente preparata per garantire la sicurezza di cavalli e degli aurighi. Ciò che sembra naturale, come vedere questi carri attaccati impegnarsi in una spietata corsa, in realtà richiede una preparazione chirurgica di precisione. Molto prima dello spettacolo con la scelta e la preparazione dei cavalli, tutti di origine lusitana. In effetti è importante che in una quadriga i due timonieri (cavalli centrali) siano calmi, robusti, obbedienti e schietti. Gli altri, dal canto loro, sono scelti per le loro qualità estetiche. Sono anche più leggeri e non dovrebbero entrare in contatto” Quando hanno 3 anni, i cavalli vengono addestrati a sella e attaccati. Quindi, impareranno ad essere cavalli da spettacolo con prolungati addestramenti alle redini lunghe. Seguirà un addestramento specifico in quadriga, per determinare la loro posizione nel team e per dare il meglio di sì nel team e per l’accettazione dello sforzo.

ERRORI NON SONO AMMESSI

Prima di entrare nell’arena, la tensione aumenta e gli aurighi, tutti uomini di cavalli prima di essere uomini di spettacolo, ammettono che i 7 giri al galoppo richiedono un’enorme concentrazione e molta energia. Spesso escono esausti, ma felici. Quando la passione ti guida … Durante gli 8 minuti di gara, un certo numero di eventi si susseguiranno. Per esempio un cocchio che in corsa perderà la ruota, l’altro che romperà il timone … Queste acrobazie non ammettono errori. Il prescelto a cadere deve sempre essere posizionato dietro gli altri per evitare incidenti. Ed è tutto così ben studiato che gli spettatori, coinvolti nell’intensità della gara, non se ne rendono conto. Le curve a 180°, prese quasi sui mozzi delle ruote, fanno inclinare i cocchi di oltre 30°. “Quindi il minimo errore si traduce in un ribaltamento! Dobbiamo essere vigili”, sottolinea Sébastien Monnereau. Motivo per cui i i carri sono stati migliorati negli anni, in particolare nel sistema di sospensioni pneumatiche, che assicurano una maggiore stabilità nelle traiettorie ma anche un maggiore comfort per i guidatori. Il rigore è lì. È il segreto del successo dello spettacolo offerto dagli attori dello stadio gallo-romano di Puy-du-Foue del suo viaggio nel tempo. Oggi, nei tempi del Coronavirus i clamori del circo gallo-romano sono lontani, ma ripartiranno e la magia di Puy-du-Fou sarà di nuovo presente.


FOLLE PASSIONE

Plinio il Vecchio riferisce che al funerale di Felice, celebre auriga di Roma, uno dei suoi sostenitori, sconvolto dal dolore, si gettò sul rogo del suo eroe… Un gesto folle che dice molto sulla pazza passione dei tifosi per le corse delle quadrighe e dei giochi circensi.

UNO SPETTACOLO GRANDIOSO

I circhi sono l’equivalente dei nostri ippodromi. Qui si svolgono le corse dei cavalli e delle bighe. L’architettura di questo monumento è caratterizzata dalla sua pianta che disegna un rettangolo allungato, curvo a emiciclo ad una delle sue estremità. Un terrapieno centrale, la spina (spina), divide la pista composta da diversi strati di materiali sufficientemente duri da resistere al ripetuto passaggio. Sulla superficie viene sparso uno strato di sabbia o terra. Decorata con statue, bassorilievi, altari, obelischi e talvolta persino con bacini contenenti una riserva d’acqua utile per il raffreddamento delle quadrighe (gli aiutanti o sparsores posti sulla spina vi attingevano acqua per cospargere i cavalli e l’auriga in azione), la spina termina, a ciascuna delle sue estremità, con una grande colonna arrotondata, la meta, che segnava la posizione delle due curve e attorno alle quali i concorrenti devono girare.

Sul piccolo lato rettilineo della pista si aprono i caceres, vale a dire i box in cui i team erano sistemati per la partenza. Abbastanza spaziosi da ospitare una quadriglia e un ragazzo stabile responsabile di tenere le redini fino all’apertura delle porte. Queste ultime sono leggere e composte da due battenti di legno traforati. Un ingegnoso meccanismo che utilizza delle corde consentiva di aprire contemporaneamente le porte. Sopra queste postazioni si trovavano generalmente gli edifici di servizio e in particolare la tribuna dove sedevano i magistrati. Le gradinate si sviluppano su tutto il tracciato, sui lati lunghi e sul lato corto semicircolare. Sono quelli che, costruiti in pietra, rendono il circo un monumento spettacolare a sé stante dove il comfort del pubblico è tanto ricercato quanto lo svolgimento ottimale delle gare.

GLORIA AL VINCITORE

Le gare, precedute da una solenne parata (la pompa), iniziavano con il sorteggio tra le 4 fazioni. I giochi circensi erano collegati al ritorno vittorioso dell’esercito, per ringraziare gli dei. Gli aurighi indossavano i colori delle fazioni, gruppi sportivi, i cui colori rappresentavano originariamente le stagioni (blu “veneta”: inverno; verde “praesina”: primavera: rosso “russata”: estate ; bianco “albata”: autunno). Gli aurighi erano vestiti con una corta tunica, rinforzata con cinghie in cuoio a livello del petto per evitare costole rotte; i gambali proteggevano i polpacci e le cosce e un elmetto proteggeva la testa.

INDIRIZZO: Puy du Fou – 85590 Les Epesse
E-MAIL: info@puydufou.com
WEBSITE: www.puydufou.com