12/03/2021

Il salvataggio di un tesoro, il PERSANO, un Cavallo Reale ed emblema Ferrari

Le automobili hanno sostituito i cavalli come nostro mezzo di trasporto, ma l’élite Ferrari ha il famoso emblema con un cavallo rampante, il Persano, una razza italiana del 1700. A parte questo fatto curioso, la connessione tra esseri umani e cavalli è sempre stata forte e universalmente evidente…

Gli opposti si attraggono. I cavalli non cambiano l’ambiente circostante; si adattano per sopravvivere ovunque possano trovare cibo, acqua e altri cavalli. Sul lato opposto dello spettro gli esseri umani tendono ad adattare tutto ai propri bisogni, e hanno persino modificato le specie equine originali, creando appositamente le razze che hanno tratti genetici in grado di soddisfare i bisogni e i desideri dell’uomo. (E se potessimo imparare da un cavallo come vivere senza distruggere il nostro pianeta!) Un altro fatto notevole dei cavalli è che anche dopo migliaia di anni trascorsi nell’ambiente domestico, sono ancora in grado di tornare al loro modo di vivere naturale originale. Questa è una chiara dimostrazione della forza del comportamento sociale e della genetica equina, che è un tratto molto importante che gli esseri umani ei cavalli hanno in comune. Alcune razze equine originariamente create per soddisfare i vari bisogni umani al giorno d’oggi possono eccellere come nostri partner nello sport e nel piacere.


Questo può aiutarci ad apprezzare i creatori originali delle razze equine e può anche farci pensare a salvaguardare la preziosa genetica di quelle razze. Quando le razze equine possono soddisfare le esigenze di culture diverse, possono effettivamente essere introdotte con successo ovunque e poiché hanno una genetica desiderabile, spesso vengono incrociate per migliorare altre razze. Tornando al Persano, le caratteristiche della razza primeggiano in bellezza e temperamento. In termini di aspetto (e soprattutto di comportamento!) il Persano è eccezionale: la conformazione è di aspetto regale, ei solidi tratti comportamentali essenziali erano stati originariamente sviluppati per la caccia con i falchi e per la cavalleria. Le originali doti di resistenza e agilità della razza Persano in tempi più recenti ci hanno regalato grandi saltatori, che hanno vinto medaglie d’oro alle Olimpiadi di Roma del 1960 con i cavalieri italiani, i fratelli Raimondo e Piero D’inzeo. Guardando i risultati e il fatto che il numero esistente di cavalli di questa razza è piccolo rispetto alla maggior parte delle altre razze, questa è una chiara prova del valore delle loro capacità di prestazione e dell’eccellente  genetica. Oltre ad essere grandi atleti, un altro tratto essenziale del cavallo Persano, spesso dato per scontato come qualità equina, è la sua predisposizione al rapporto con gli esseri umani. Questo rende tali cavalli facili da gestire, anche quando si parla di stalloni. Ogni razza equina che ha avuto successo nel suo scopo ed è stata mantenuta pura è un tesoro in termini di genetica. Nella mia vita professionale lavoro con i cavalli Mangalarga Marchador, una razza che è stata mantenuta pura nel tempo. Sviluppati originariamente in Brasile allo scopo di viaggiare comodamente a cavallo su terreni montuosi difficili, questi cavalli sono adatti a molte diverse discipline equestri e hanno anche una forte predisposizione a relazionarsi con gli esseri umani.

Il Persano è stato più volte salvato dall’estinzione e al momento il Principe Alduino di Ventimiglia di Monteforte Lascaris, che, dopo una ricerca trentennale, è riuscito a ricreare magistralmente la razza pura attraverso cavalli da lui accuratamente selezionati e acquisiti. Sin da giovane il principe ha montato cavalli Persani in competizione e si è riconnesso con la razza mentre prestava servizio militare, periodo in cui iniziò anche la sua ricerca per preservare la razza. Oltre ad aver salvato il Persano dall’estinzione, Alduino di Ventimiglia si dedica all’addestramento dei falchi per la caccia e fonda l’Accademia Italiana Cavalieri d’Alto Volo. Il Principe ha studiato Scienze Agrarie ed è un esperto in genetica. La sua tesi sperimentale, “L’evoluzione storica della Razza Governativa di Persano” è stata punto di riferimento per diverse ricerche scientifiche negli anni successivi. Ha scritto l’ottimo libro “Persano, la razza reale”. Io ho avuto il privilegio di entrare in contatto con Alduino di Ventimiglia e gli ho chiesto di raccontarci  la storia del Persano.

PERSANO di Alduino di Ventimiglia di Monteforte

I cavalli della Razza Persano hanno fatto parte di un lungo periodo di turbolenta e importante storia italiana. Questi cavalli hanno partecipato alla creazione dell’Italia, rappresentando nel campo equestre un’eccellenza, un simbolo ed espressione vivente della cultura, della storia, dello stile e dell’eleganza equestre italiana. La loro andatura maestosa ricorda i cavalli con cui gli imperatori, entrando a Roma, celebravano i loro trionfi. Con l’armonia della loro conformazione richiamano i capolavori scultorei del periodo classico ellenico e rinascimentale. I cavalli Persano furono protagonisti insormontabili delle impetuose cariche della cavalleria napoleonica e della campagna russa della seconda guerra mondiale.

In tempi recenti i cittadini di Persano si sono riuniti e hanno fondato l’associazione “Persano nel Cuore”, così da mantenere vive le tradizioni e la grande cultura equestre nata nella regione Campania Felix.

Nel corso della sua storia, la nobile razza è stata salvata dall’eradicazione 5 volte:
  • La razza Persano fu fondata da Carlo di Borbone nel 1751:
  • nel 1800 (Rivoluzione Napoletana), salvato da Ferdinando IV di Borbone;
  • nel 1816 salvato da Ferdinando I delle Due Sicilie;
  • nel 1874 salvato dai Gaetani di Sermoneta e da Vittorio Emanuele II;
  • nel 1900 ricostituito dal Governo del Regno d’Italia;
  • dal 1981 salvato da Alduino di Ventimiglia di Monteforte Lascaris.


La “Razza Governativa di Persano” è stata ricomposta nel 1900 a Persano, con Decreto del Ministero del Regno d’Italia. Proviene dalla ancor più antica “Razza Reale di Persano”. Quest’ultimo fu oggetto di studio e sviluppo fin dal 1735 da Carlo di Borbone, sovrano illuminato di due regni: quello di Napoli e quello di Sicilia. Tuttavia la sua nascita fu sancita solo successivamente, nel 1751 a Persano, luogo da cui la razza prese il nome. Ben presto la razza assunse fama internazionale e raggiunse il suo apice tra gli anni 1780-1825, quando fu introdotta (per mezzo di stalloni) in alcune razze europee oggi molto conosciute. Nella tenuta di Carditello, affittata a tale scopo dalla famiglia reale borbonica nel 1740, furono condotti gli esperimenti per la fondazione di quella che in seguito sarà denominata Razza Reale di Persano. La costruzione di un complesso dedicato esclusivamente ai cavalli, con scuderie per 1500 cavalli,  un ippodromo e un piccolo palazzo reale fu iniziata a Carditello. L’intenzione era quella di creare un allevamento e un cavallo statale, e così è stato. Nel 1784, sotto il regno di Ferdinando IV, la tenuta di Carditello fu trasformata alla ricerca dell’eccellenza della Razza Reale di Persano. Dovendo selezionare fattrici e stalloni in base al loro uso bellico, fu anche costruito un ippodromo. La selezione è avvenuta attraverso test funzionali su tre parametri molto importanti: maneggevolezza, equilibrio mentale (comportamento coerente) e competenza con la caccia in vari stili. L’endurance, è stata testata con il percorso di 200 km Carditello-Persano.-Carditello. La velocità, con le gare che si svolgevano nell’ippodromo all’interno della grande struttura architettonica.

C’erano anche alcune tribune da cui il pubblico poteva assistere alle gare e alle prove di abilità dei cavalli. Inoltre il complesso di Carditello, poco distante da quello della Reggia di Caserta, si prestava a visite di ambasciate e delegazioni straniere. Era un luogo dove il Re poteva esibire l’eccellenza equestre, e mostrare anche le possibilità e il potere del Regno di Napoli. Nel 1874 la Razza Reale di Persano fu venduta ad Eboli ad un’asta pubblica, con decreto del Ministro Ricotti. Rendendosi conto del grande errore commesso, il Governo, nel 1900, ripristinò la razza nella stessa località di Persano, non chiamandola più Razza Reale di Persano, come era stata fino al 1874; piuttosto più propriamente, la Razza Governativa di Persano. La razza aveva un nuovo marchio con cui distinguersi. Lo Stato acquistava gli animali con i quali veniva ricostruita la razza da privati ​​che li avevano acquistati ad Eboli. Così si è formato il nucleo più importante della nuova razza, che rappresenta il 60% del totale degli animali costituenti il ​​nucleo delle giumente e il 50% di quello degli stalloni.

Dopo le due guerre mondiali in cui furono protagonisti i cavalli della Razza Governativa di Persano, arriviamo al 1981, anno in cui, accertato scarso interesse da parte dello Stato a mantenere quel patrimonio storico e genetico fortemente legato ad una importante biodiversità, un nucleo parallelo di cavalli è stato prelevato dalla mandria grossetana della Razza Governativa di Persano. L’attenta scelta dei soggetti per questa operazione è stata determinata dal loro grado di “purezza” rispetto alla razza di appartenenza ovvero cavalli ad alto valore biologico, portatori di patrimonio genetico non ancora inquinato da incroci effettuati con cavalli purosangue. Infatti già dopo il 1972, quando la mandria fu trasferita da Persano a Grosseto, gli unici allevamenti autorizzati erano quelli con Purosangue Inglesi o con Anglo-Arabi di dubbia origine, e mai con stalloni della razza di appartenenza. Molte delle fattrici trasferite in quegli anni a Luriano (località poco distante da Grosseto dove è stato effettuato il salvataggio della razza) sono state selezionate tra quelle nate a Persano e non ancora risultato con incroci di razza purosangue Inglese. A Grosseto, presso il CMARQ (Centro Militare di Allevamento e Rifornimento Quadrupedi) non erano presenti stalloni di razza, ad eccezione dell’esploratore Picciotto (che però non aveva lo status di stallone). L’unico stallone riconosciuto all’epoca era l’esploratore Persano Pascià che fu dato in prestito all’allora Deposito Stalloni di Catania. Al mio ritorno dal servizio militare, ho potuto portare a Luriano Pascià, che nel frattempo era stato trasferito a Grosseto. In seguito ho fatto lo stesso con Picciotto, divenuto ufficialmente stallone all’età di 30 anni, grazie al tempestivo intervento del Gen. Francesco Ortu. Francesco Ortu che aveva firmato nel 1972 l’autorizzazione al trasferimento dei cavalli da Persano a Grosseto, si rese conto dell’errore commesso e tentò di ripristinare la Razza Governativa di Persano nel periodo del suo ultimo comando al CMARQ di Grosseto. Ortu prediligeva l’allevamento all’interno della razza pura e aveva riacquisito, se geneticamente valide, le fattrici delle varie entità militari alle quali erano state trasferite. Tuttavia, dopo di lui, la razza è tornata ancora una volta a uno stato di abbandono; se non fosse stato per il nucleo di stalloni e fattrici salvato a Luriano nel 2003, non sarebbe stato possibile procedere al riconoscimento della razza da parte dell’Europa e all’istituzione del Registro di Razza. Oggi all’Italia e ai suoi governanti si presenta una grande opportunità storica, culturale, turistica, politica ed economica: ricreare un’attrazione unica e internazionale in cui fare la storia. Questa opportunità include mostre di arte equestre, combinando una struttura architettonica originale con i cavalli originali per i quali è stato costruito il complesso di Carditello.

Caratteristiche morfologiche del cavallo Persano
  • Dati biometrici: Mantello: (in ordine) Grigio, Alloro, Castagno, Nero
  • Altezza: maschi cm. 155-165, femmine 152-162 cm tolleranza + – 1-2 cm
  • Stinco: maschi “cm. 21-22, femmine “cm. 19-21
  • Testa: leggermente allungata
  • Profilo: leggermente concavo nel terzo medio e convesso al tartufo
  • Occhio: molto grande
  • Collo: ben inserito, piramidale.
  • Garrese: sviluppato
  • Appiombo: regolare
  • Groppa: leggermente obliqua
  • Spalle: oblique
  • Tendini ben distaccati P
  • Piede: zoccolo forte e regolare
  • Temperamento: vigile
  • Qualità: Resistenza e Coraggio
  • Attitudine: sella

La Reggia di Carditello fu costruita dall’architetto Collencini, allievo del Vanvitelli, affinché la sua bellezza classica contribuisse a rendere nota la Real Razza di Persano. 
Il suo ideatore fu il Re Ferdinando IV di Napoli e nel 1784 iniziarono i lavori di costruzione. La Reggia fu inaugurata nell’aprile del 1793, immediatamente dopo la decapitazione di Luigi XVI di Francia, come a voler sancire l’identità e la solidità della monarchia Borbonica, profondamente diversa da quella francese. 
La Real Razza di Persano in quegli anni aveva già raggiunto il massimo della sua bellezza, potenza e celebrità, e il Real Sito di Carditello fu pensato al fine di costituire un Ippotrofio, in cui la Real Razza di Persano poteva essere selezionata. Una particolare attenzione sarebbe stata dedicata agli stalloni, visto che all’interno della struttura architettonica era stato realizzato un ippodromo (m.940), il primo in Italia per la selezione sulla velocità, importante e innovativo parametro con cui scegliere gli stalloni. Tale parametro si aggiungeva ai precedenti, quali: coraggio e maneggevolezza (per le cacce al cinghiale alla lancia) e resistenza (misurata sul percorso di km200 da percorrere in due giorni: Persano-Carditello-Persano). 
Tutto ciò per adeguare i cavalli al nuovo modo di combattere della cavalleria, basato sulla velocità, l’agilità e la resistenza.

Carditello è composto da 7 scuderie per cavalli, in grado di ospitare da 400 a 800 soggetti, quali giumente, puledri e stalloni, più altrettanti nei pascoli adiacenti; 1 stalla dedicata alle vacche da latte per la produzione del formaggio Parmigiano con 8 torri dove ospitare il personale addetto e un piccolo palazzo reale. 
La piccola reggia dista circa km 10 dalla reggia di Caserta, da dove le delegazioni straniere venivano condotte ad ammirare i più bei cavalli d’Europa che erano anche particolarmente funzionali alla guerra. Con lungimiranza culturale, oltre che pragmatica, furono realizzati degli spalti per il pubblico, costituendo così un grande teatro a cielo aperto, dove migliaia di persone potevano assistere agli spettacoli equestri e alle corse dei cavalli. Con le sue due ali, Carditello rappresentava architettonicamente il grande abbraccio del re, idealmente al centro della struttura ma sullo stesso livello del terreno occupato dal suo popolo, non più in alto, intimamente e semplicemente uniti nella stessa passione. 

Carditello funzionò realmente per lo scopo per cui fu costruito soltanto pochi anni: dal 1793 al 1799, quando la Rivoluzione Partenopea ne segnerà la fine; poi di nuovo dal 1801 al 1805, e per ultimo dal 1815 al 1836. In questi ultimi anni, aveva già perso la sua funzione principale di vetrina dei cavalli della Real Razza di Persano e di luogo della loro selezione, per abbracciare altre attività agricole più redditizie e adeguate ai tempi moderni. 
Grazie al mio interessamento e alla sensibilità della Fondazione,  nella persona del suo presidente Prof. Luigi Nicolais, è stato possibile riportare la Mandria di Persano nel palazzo a lei originariamente dedicato: Carditello, suo luogo di origine, cioè il luogo dove fu ideata e fondata dal Re Carlo di Borbone, nel 1742. 
Qui tutto è stato creato in funzione dell’esaltazione delle proporzioni del cavallo, coniugando la bellezza greca con quella romana, per passare da quella rinascimentale alla barocca, per ritornare infine alla bellezza classica delle origini, nei cavalli e nell’architettura.

Alduino di Ventimiglia di Monteforte.