Il Polo: sport elitario o potenziale attrazione?



Il Polo è uno sport che negli ultimi anni si è diffuso molto nei paesi europei, tra cui l’Italia.



Nonostante questo, l’inesperienza di molti adepti ai lavori, soprattutto nel nostro paese, si è spesso trasformata nell’incapacità di questo settore di decollare, danneggiando così anche altre possibili economie che avrebbero potuto trovare nel Polo un importante driver.

Proprio per cercare di analizzare meglio la situazione italiana, delineandone i suoi pregi e i suoi difetti, le sue ambizioni e i suoi limiti, le sue carenze amministrative ed organizzative e il suo potenziale di aggregazione di appassionati e di coinvolgimento alla partecipazione, ascoltiamo il parere di  un esperto di settore e autore del progetto POLO MADE IN ITALY  Dott.ssa Vladlena Hermès, presidente del gruppo EURASIAN POLO LEAGUE (EPL) con sede centrale in Russia e uffici di rappresentanza in altri paesi tra cui l’Italia, a Roma, e il Kazakhistan.  



• Dott.ssa Hermès, quali sono obbiettivi e finalità del gruppo gestito da lei?

La priorità del gruppo EPL consiste nell’espansione del Polo sui nuovi mercati, applicando i principi del business al fine di garantire un esito di successo, la realizzazione di un obiettivo importante. Per esempio, sui nuovi mercati si parla molto di green economy, eco-turismo. Per questi campi ci sono diversi programmi governativi per lo sviluppo a livello regionale; tuttavia c’è bisogno di strumenti innovativi per realizzare progetti di breve e medio-lungo termine, offrendo agli imprenditori italiani nuove opportunità, sostenendoli con la nostra esperienza internazionale nel settore.



• Dott.ssa Hermès, uno dei principali problemi del Polo in Italia è la scarsa partecipazione, quali sono i suoi consigli ai gestori di Polo club per aumentare il numero degli iscritti?

Il primo punto da cui partire, se si vuole far definitivamente decollare questo settore, è uscire dal circolo vizioso per cui si pensa al Polo come uno sport di nicchia abbandonando una gestione dei circoli che non funziona in quanto attaccata ad una mentalità chiusa e una visione elitistica di questo sport. Investire in un ufficio di comunicazione che si occupi di piani di comunicazione e marketing sarebbe sicuramente un importante passo avanti; troppi gestori in Italia credono che il potere che possa essere sprigionato dalla comunicazione sia esclusivamente in mano ai giornalisti e per questo si affidano ad agenzie di comunicazione esterne, bypassando il loro stesso ruolo organizzativo. Poi, certamente abbassare le quote di iscrizione ai Club Polo così da attirare un maggior numero di persone; si punta, insomma, ad una democratizzazione di questo sport.



• Quali settori dell’economia trarrebbero beneficio dai maggiori investimenti nel Polo?

Il turismo, l’arte, la ristorazione, l’organizzazione di eventi. Un sacco di persone guardano al Polo non perché appassionati allo sport o perché tifosi di una determinata squadra, ma perché interessati a un certo stile di vita, perchè vogliono stare all’aria aperta; chi non vorrebbe passare un tranquillo fine settimana fuori, in un bell’ambiente? Chi non vorrebbe portare i suoi figli a socializzare, a vedere uno sport spettacolare, a stare a contatto con la natura e soprattutto con i cavalli?



• Quali opportunità può creare il Polo?

Il Polo è davvero un settore dell’economia che potrebbe generare un’importante massa di investimenti; quello che serve è solo un po’ di buona volontà e delle idee innovative, soprattutto in un momento come questo dove in Italia tanti giovani soffrono il problema della disoccupazione e potrebbero vedersi aprire nuove strade avvicinandosi a questa disciplina.



• In che modo il Polo rappresenta un’alternativa valida per affermarsi professionalmente?

Il Polo potrebbe creare molti posti di lavoro nei maneggi e nella cura dei cavalli, nella logistica, nella comunicazione, nel marketing e nei settori accessori allo sport come la ristorazione o l’hospitality. E’ chiaro che non tutti possono aspirare a diventare dei grandi campioni, a maggior ragione se non iniziano l’approccio al Polo fin da piccoli, ma se non ci si prova nemmeno. Ricordi che polisti che oggi gareggiano a livello professionistico hanno cominciato da zero, mettendosi in discussione e senza aspettare che qualcuno desse loro un’opportunità. Pensiamo alla situazione in cui si trovano oggi i giovani, noi stiamo lavorando per loro, per fornirgli strumenti adeguati a una competa formazione professionale che gli consentirà di poter operare una scelta tra una vasta gamma di alternative. Sarà poi il singolo a scegliere la strada più adatta alle proprie inclinazioni.

Per tutti coloro che sono interessati al fantastico mondo del Polo visitate il sito ufficiale della FEDERAZIONE POLO ITALIANA:


www.federazione-polo.it

Quirino Valentini
Federazione Polo Italiana

Fonte: www.federazione-polo.it




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