Ettore Prandini eletto alla guida dell’Associazione Italiana Allevatori

“Una nuova alleanza per rilanciare la zootecnia”

Il Presidente di Coldiretti nominato ai vertici dell’Associazione in un momento in cui la zootecnia italiana rappresenta un punto di eccellenza in tutte le filiere produttive, una forte specializzazione territoriale e un ruolo decisivo della DOP economy. La sfida del nuovo corso è trasformare questa forza in maggiore reddito per gli Allevatori e più competitività per l’intera filiera.

“Assumo questo incarico con la consapevolezza che la zootecnia italiana rappresenti un presidio economico, sociale, ambientale e territoriale decisivo per il Paese. Abbiamo la zootecnia più sostenibile in Europa, dobbiamo difendere e promuovere questo modello. AIA deve parlare a tutti gli Allevatori e sostenere tutte le filiere: latte, carne, uova, produzioni di qualità, razze autoctone e sistemi territoriali. La priorità sarà rafforzare il reddito delle imprese, sostenere l’innovazione, promuovere benessere animale e biosicurezza e consolidare un modello produttivo fondato su dati affidabili, qualità, sostenibilità e trasparenza”, dichiara il Presidente Ettore Prandini, al momento della nomina.

La zootecnia italiana affronta una fase di trasformazione profonda. In molti comparti diminuisce il numero delle aziende, mentre aumenta la dimensione media degli allevamenti e cresce il bisogno di servizi tecnici, strumenti digitali e capacità di lettura dei mercati. La sfida non riguarda un solo settore: interessa bovini da latte e da carne, bufalini, suini, ovini, caprini, avicoli, cunicoli e l’intero sistema delle produzioni zootecniche nazionali.

Il patrimonio zootecnico italiano resta ampio e articolato: circa 2,3 milioni di bovini e bufalini da latte, 2,1 milioni di bovini da carne, 7,8 milioni di suini, 6 milioni di ovicaprini e circa 650 milioni di capi avicoli allevati ogni anno. È un sistema che genera valore per le aree rurali, sostiene filiere agroalimentari strategiche e contribuisce all’identità produttiva del Made in Italy, ma che deve misurarsi con volatilità dei mercati, emergenze sanitarie, costi produttivi, ricambio generazionale e crescente domanda di sostenibilità.

Per Prandini, il nuovo corso di AIA dovrà rafforzare la capacità dell’Associazione di essere infrastruttura tecnica nazionale della zootecnia: “L’Associazione Italiana Allevatori deve essere sempre di più la casa dei dati, della selezione, dei controlli funzionali, dei laboratori, della consulenza tecnica e della rappresentanza di una zootecnia moderna e competitiva soprattutto per i giovani. Il dato non è un adempimento: è uno strumento di reddito, programmazione, tracciabilità, miglioramento genetico e tutela del lavoro degli Allevatori”.

L’innovazione dovrà quindi essere affrontata in modo trasversale. Sensoristica, sistemi di zootecnia di precisione, genomica, analisi di laboratorio, piattaforme gestionali, interoperabilità dei dati e strumenti di supporto alle decisioni possono migliorare produttività, prevenzione sanitaria, qualità delle produzioni e organizzazione del lavoro in tutte le filiere. La frontiera non è raccogliere dati, ma renderli affidabili, confrontabili e utilizzabili dagli Allevatori, dalle Associazioni Regionali, dalle Associazioni Nazionali, dalla ricerca e dagli stakeholder di filiera.

Un ruolo centrale sarà affidato alla rete AIA/ARA, che costituisce una presenza tecnica nazionale al servizio degli allevamenti, con 18 sedi regionali, 16 laboratori, più di 600 tecnici, specialisti e infrastrutture informative. La rete dovrà essere rafforzata nella governance, nella standardizzazione dei processi, nella formazione e nella capacità di restituire agli Allevatori servizi tempestivi, leggibili e orientati alle decisioni aziendali.

Nel suo mandato, il neo Presidente Prandini intende promuovere alcuni impegni immediati come avviare un Piano nazionale AIA per i dati zootecnici, con indicatori comuni su produzione, sanità, benessere animale, ambiente, qualità e redditività, adattati alle diverse specie e filiere; sostenere un programma di investimenti per innovazione e interoperabilità, con priorità a infrastrutture digitali, innovazione nei laboratori e strumenti di supporto alle decisioni aziendali; promuovere un pacchetto giovani Allevatori che integri formazione, consulenza, accesso al credito, innovazione e successione aziendale; valorizzare biodiversità, razze autoctone e produzioni territoriali, riconoscendo il ruolo economico e culturale di tutte le filiere zootecniche italiane; pubblicare con cadenza regolare report di filiera più leggibili e confrontabili, per dare agli Allevatori strumenti reali di negoziazione, programmazione e dialogo con istituzioni e mercato; rafforzare la rete dei laboratori AIA/ARA come infrastruttura nazionale per qualità del dato, tracciabilità, genetica, genomica, sicurezza e innovazione dei servizi.

“L’AIA vuole essere un punto di convergenza aperto e concreto tra Allevatori, filiere, istituzioni, ricerca, Medici Veterinari, industria agroalimentare e distribuzione. Solo con un lavoro comune potremo difendere il patrimonio zootecnico italiano, aumentare il valore riconosciuto agli Allevatori e garantire un futuro competitivo e sostenibile a tutte le nostre filiere”, conclude Prandini.

Roma, martedì 19 maggio 2026

www.aia.it

Ufficio Stampa A.I.A. - Camillo Mammarella

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