19/07/2021

Commissione ENVI approva mozione sull’uso di antibiotici che penalizza i pazienti animali

La Commissione ENVI  (Ambiente, Sanità pubblica e Sicurezza alimentare) ha approvato una mozione  che mette in pericolo la vita dei pazienti animali che dovessero aver bisogno di una terapia antibiotica, limitando il bagaglio terapeutico del medico veterinario. Anticipiamo un passaggio dell’articolo pubblicato su 30giorni che sarà a breve disponibile.

Questo dimostra che è necessario un approccio One Health per contrastare l’AMR coinvolgendo contemporaneamente uomo animali e ambiente. Deve essere chiaro che una misura così dura solo contro la medicina veterinaria, non solo non è sufficiente dato che resistenze permangono nell’ambiente, ma è anche controproducente per le gravi ripercussioni in termini di sanità animale e tutela del benessere.
Il risultato ottenuto sarebbe solo quello di creare sofferenze negli animali. L’approccio deve essere mirato a ridurre la pressione selettiva che viene fatta sui batteri ma questo non è sufficiente se applicato solo in un ambito.

Nelle acque reflue delle città, nei terreni e nelle falde acquifere vicino agli ospedali e i grandi centri abitati ci sono residui di antibiotici. Questi livelli sono sufficienti per creare pressione selettiva e mantenere la diffusione dell’AMR nonostante l’assenza di allevamenti zootecnici.

Il commento di EPRUMA (European Platform for the Responsible Using of Medicines in Animals). Fonte: FNOVI



Il messaggio errato che resta per ora, è ancora una volta quello desolante e ampiamente superato di una medicina veterinaria colpevole e quindi punibile con tali restrizioni. L’AMR, infatti, è un problema estremamente complicato a causa della grande adattabilità dei microrganismi. I batteri sono in grado di instaurare meccanismi di resistenza anche molto raffinati ed in particolare quello che ci deve preoccupare maggiormente è la capacità di diffusione delle resistenze. Geni di resistenza, trasposoni, captazione di DNA nudo sono solo alcune delle difese che rapidamente un batterio può diffondere o acquisire dall’ambiente creando una rapida diffusione delle resistenze. Ambiente, acque reflue, suoli, liquami e scarichi fognari sono ormai scientificamente coinvolti nella diffusione delle resistenze ed i geni di resistenza possono derivare non solo dagli animali, ma anche dall’uomo.