Anatomia di un autogol: quanto ci costa (davvero) passare per “quelli bravi”?

24/07/2026 – Immaginate la scena, purtroppo ordinaria: entra in ambulatorio un nuovo cliente con un animale clinicamente compromesso o reduce da un percorso terapeutico non risolutivo.

In quel preciso istante si attiva un meccanismo psicologico tanto umano quanto insidioso. È l’istinto di protezione che scatta davanti a un caso complesso, la tentazione sotterranea di tracciare subito una linea di demarcazione netta tra il passato e il presente. In parole povere: il bisogno di accreditarsi immediatamente agli occhi del proprietario come “quello bravo”, quello che finalmente ha capito tutto. Ma a quale prezzo?

In questi (relativamente pochi) anni di esperienza maturata sul campo all’interno del Consiglio di un Ordine, emerge un dato statistico tanto costante quanto preoccupante: una percentuale altissima delle segnalazioni e dei procedimenti che giungono sui tavoli ordinistici non è figlia di reali e comprovate malpractice, bensì di dinamiche relazionali tossiche tra colleghi. Parliamo di professionisti che, più o meno esplicitamente, istigano l’utente contro chi ha trattato l’animale in precedenza.

Sia chiaro: pretendere il rigoroso rispetto delle regole, segnalare i comportamenti scorretti e denunciare la reale negligenza è un dovere sacrosanto che tutela la salute pubblica e alza il livello della nostra professione. Il problema sorge quando la critica non si muove su binari scientifici e istituzionali, ma diventa uno strumento di marketing personale spicciolo per accaparrarsi la fiducia del cliente. Mettere in dubbio l’operato di chi ci ha preceduto con sorrisetti allusivi, fare commenti sminuenti o, peggio ancora, avviare telefonate in vivavoce davanti al proprietario per “mettere alle strette” il collega, sono azioni che violano frontalmente l’Articolo 18 del nostro Codice Deontologico (Rapporto fra Colleghi).

La norma vieta espressamente qualsiasi comportamento tendente a discreditare i colleghi o a esporre giudizi denigratori sulla loro attività professionale, specialmente dinanzi ai clienti. Questo modus operandi non offre alcun valore aggiunto alla cura del paziente. Al contrario, innesca una reazione a catena dagli effetti devastanti per tutti.

Quando frammentiamo la solidarietà di categoria per un tornaconto effimero, creiamo delle crepe istituzionali profonde. È esattamente in queste fratture che nell’opinione pubblica si consolidano i peggiori cliché sul nostro conto: il mito della “casta”, ovvero l’idea che l’Ordine esista solo per coprire l’errore del singolo; la mercificazione della cura, con il sospetto che la medicina veterinaria sia mossa unicamente dal profitto sulla sensibilità dei proprietari; la conseguenza indiretta è la perdita di autorevolezza, che fa passare il messaggio implicito che le nostre diagnosi siano opinabili e umorali.

C’è un ulteriore effetto collaterale da non sottovalutare. In un panorama in cui figure non medico-veterinarie cercano progressivamente di erodere le nostre competenze esclusive, mostrare una categoria divisa e incline al fango reciproco non fa che legittimare chi cerca alternative al di fuori della professione medica. Se siamo noi i primi a non rispettarci, perché dovrebbero farlo gli altri?

La crescita del nostro comparto passa inevitabilmente da un cambio di paradigma culturale. Dobbiamo avere la forza clinica e l’onestà intellettuale di gestire i casi complessi concentrandoci sul presente e sulla validità scientifica delle nostre scelte, senza sentire il bisogno di demolire il passato. Isolare e segnalare la non-deontologicità attraverso i canali ufficiali è un atto di coraggio e di crescita; usare il cliente come cassa di risonanza per il proprio ego professionale è, invece, un esercizio di miopia. È tempo di comprendere che nessuna reputazione solida si costruisce sulle macerie di quella altrui.

Il “mors tua, vita mea” applicato alla medicina veterinaria ha un solo e unico sconfitto: l’intera categoria.

Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani. Per tutte le info visita il sito ufficiale: fnovi.it

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