Autismo e i cavalli

È stato dimostrato che interagire con i cavalli riduce i livelli di stress e ansia, che sono cose che tutti sperimentiamo nella vita.

Tradizionalmente l’interazione tra uomo e cavallo avviene attraverso l’addestramento condizionando i cavalli a rispondere a determinati stimoli, ma in realtà, per le possibilità della risposta comportamentale, le azioni addestrate convivono ancora con istinti, esperienze ed emozioni, componenti che possono essere difficili da controllare quando il cavallo non soddisfa la nostra richiesta perché attento o ansioso. Questo comportamento equino può portare stress e ansia anche a noi cavalieri. Noi di Human Horse Sensing abbiamo sviluppato un sistema per l’equitazione basato su un dialogo dinamico attraverso il comportamento che ci dà la possibilità di gestire sempre la relazione e di non essere limitati dai rigidi confini dell’addestramento.

Questo approccio ha funzionato anche per cavalieri affetti da autismo e John Mitchell, uno dei nostri studenti autistici, ha raggiunto un livello in cui può montare a cavallo senza sella,  partecipare a una competizione  NATRC (North American Trail Riding Conference) e andare su sentieri essendo in grado di controllare il suo cavallo e seguire le indicazioni.

L’autismo è un disturbo neurologico e dello sviluppo umano che deriva da una combinazione di influenze genetiche, non genetiche e ambientali. L’autismo influenza il modo in cui le persone interagiscono con gli altri, comunicano, apprendono e i sintomi generalmente compaiono nei primi 2 anni di vita e hanno un impatto molto pesante sulla vita di un individuo.

Si è scoperto che andare a cavallo è terapeutico per le persone che soffrono di autismo e analizzarne i benefici può sicuramente contribuire a migliorare il modo in cui possiamo aiutare le persone con autismo.

In Human Horse Sensing il rapporto tra uomo e cavallo, entrambi specie naturalmente sociale, è considerato come un evento spontaneo, dove la comunicazione con il cavallo è volutamente modulata attraverso il movimento considerando il senso attraverso il quale viene recepito, e può essere applicato in qualsiasi contesto equestre a terra (attraverso vista, udito e tatto) e in sella (attraverso tatto e udito) e può essere utilizzato anche per addestrare un cavallo.

Il cavallo ha una risposta istintiva di base al movimento, allontanandosi dalle cose che si avvicinano e muovendosi nella direzione dalle cose che si allontanano e lo interessano. Nell’interazione con un cavallo se riceviamo la risposta che cercavamo la nostra comunicazione è stata adeguata, se otteniamo una risposta diversa riformuliamo la richiesta tralasciando di punire un cavallo che non risponde e che in un momento futuro finirebbe per cercare di evitarci. Non usiamo la forza e la paura perché possono innescare una risposta pericolosa attraverso l’istinto di sopravvivenza del cavallo.

Attraverso la sperimentazione di questo tipo di relazione abbiamo formulato alcuni parametri che monitoriamo, e moduliamo con il movimento, che sono naturalmente comuni tra uomo e cavallo a causa di un significato sociale legato al comportamento istintivo. I cinque concetti sono: 1 Coesistenza (Condivisione confortevole dello spazio circostante e presenza reciproca); 2 Fiducia (Un cavallo dimostra di fidarsi di un altro individuo lasciandolo avvicinare al suo spazio personale); 3 Rispetto (Poter chiedere di occupare lo spazio dell’altro individuo); 4 Disponibilità (Essere in grado di dirigere l’altro individuo da dietro); 5 Attenzione (essere attenti alla stessa situazione o capaci di dirigere l’attenzione dell’altro).

Human Horse Sensing Horsemanship costruisce una relazione sociale dinamica, che può essere modulata in modo cooperativo in tempo reale, e l’interazione tra cavaliere e cavallo avviene sempre tramite comunicazione non verbale, che è una modalità che funziona per gli individui autistici. Ciò avviene attraverso le percezioni motorie, emotive e sensoriali, perché i cavalli rispondono costantemente al linguaggio del corpo del cavaliere che percepiscono.

Durante questo tipo di interazione cooperativa, diamo alle nostre azioni una forma che i cavalli comprendono e vogliono partecipare, invece di essere forzati, perché sono spaventati o disturbati dai finimenti. Di conseguenza, quando i cavalli sperimentano un’interazione piacevole cercano tempo con gli esseri umani, anche quando ciò comporta la pratica di una disciplina equestre.

Abbiamo visto che questa esperienza sensoriale che gli individui autistici hanno mentre stanno con un cavallo o lo cavalcano, può essere calmante e portare cambiamenti comportamentali significativi, incoraggiare azioni positive e scoraggiare con rispetto quelle negative, permettendo loro di concentrarsi, pensare e persino accettare l’istruzione. La ragione di ciò è che gli individui autistici sperimentano che il cavallo percepisce la loro comunicazione non verbale attraverso il movimento e risponde ad esso, facendoli sentire efficaci nella loro interazione con il cavallo.

Una delle caratteristiche che hanno i cavalli, e che è molto utile per le persone con autismo, è che i cavalli possono percepire le emozioni e rispondere con il comportamento, e per questo motivo, le persone autistiche possono sicuramente relazionarsi con i cavalli meglio di quanto facciano con altri esseri umani. .Questa esperienza può anche sviluppare abilità sociali e comunicative che apprendono sicuramente e che saranno in grado di utilizzare con altre persone.

Gli individui autistici possono avere problemi nel connettersi emotivamente, stabilire un contatto visivo, nel comunicare come si sentono e nell’esprimersi agli altri, ma l’interazione attraverso il movimento con il cavallo consente loro di sperimentare una comunicazione fisica efficiente. Quando lasciamo che accarezzino, abbraccino o addirittura striglino un cavallo, imparano a prendersi cura di lui attraverso questa esperienza, associando la cura che danno al cavallo con i sentimenti e questo crea un legame emotivo.

Le persone autistiche normalmente hanno difficoltà a comprendere le indicazioni, ma quando sperimentano un’attività divertente come andare a cavallo, prendono effettivamente le indicazioni e le ricordano. Il motivo è che sperimentano di poter dirigere un cavallo e vedono effettivamente i risultati della loro comunicazione con un altro individuo e, come abbiamo accennato in precedenza, questo può anche motivarli a imparare a comunicare con altri esseri umani. Un altro importante beneficio dell’andare a cavallo deriva dalla percezione sensoriale dell’equilibrio e dell’orientamento spaziale che avviene attraverso gli organi vestibolari, e questa esperienza coinvolge gli individui autistici e li motiva a persistere nell’attività di cavalcare cavalli o semplicemente stare con loro.



Nata e cresciuta a Milano, ora vive con la sua famiglia in California. Laureata in veterinaria, attualmente addestratrice di cavalli e istruttrice con Human Horse Sensing, organizza corsi online e di persona presso strutture equestri anche in Italia. Migliorare la comunicazione tra uomo e cavallo è sempre stato il fulcro della sua attività iniziata 30 anni fa all'ippodromo di S. Siro a MIlano. Autrice del libro "Human Horse Sensing Horsemanship", pubblicato in inglese e italiano da Edizioni Equitare. Scrive e illustra articoli sul cavallo in Italia e negli Stati Uniti.
Per ulteriori informazioni consultare il sito web: www.hhsensing.com

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