Nord Piave

Quando la Maremma incontrò il West

Ci fu un episodio storico in cui le due realtà si incontrarono e fu a Roma nel 1890 in occasione della tournèe italiana del Wild West Show diretto dal famoso cacciatore di bisonti Buffalo Bill.

Di Nicolò Lenarda.

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Dire la parola “Maremma” senza pensare ai butteri e ai loro cavalli è impossibile, come è impossibile dire la parola “West” senza pensare agli indiani e  ai cowboys che si danno battaglia nelle loro praterie in sella ai loro destrieri.
Ci fu un episodio storico in cui le due realtà si incontrarono e fu a Roma nel 1890 in occasione della tournèe italiana del Wild West Show diretto dal famoso cacciatore di bisonti Buffalo Bill.


Buffalo Bill esordì col suo spettacolo romano il 20 febbraio facendo da subito il tutto esaurito.
Alla fine di ogni spettacolo il cacciatore di bisonti lanciava sfide al pubblico che, solitamente, cadevano nel vuoto. Il Duca Onorato Caetani di Sermoneta, però, nella sua tenuta di Cisterna di Latina, aveva puledri molto più selvaggi di quelli americani e domatori bravi, se non migliori di quelli che presentava Buffalo Bill e decise di girare i termini della sfida: questa volta dovevano essere i cowboys a domare i riottosi cavalli della campagna romana. Buffalo Bill accettò. Fu così che il Duca di Sermoneta fece partire dalla sua tenuta i sei puledri più indomabili accompagnati dai butteri Francesco Costanzi, Achille Fasciani, Cesare Fabbri, Angelo Petecchi, Achille Laurenti, Filippo Valenti, Bernardo Quinti, Alfonso Ferrazza e Augusto Imperiali. Alcuni puledri si fecero male durante il viaggio.


Il 5 marzo, nonostante la pioggia, ci fu lo stesso una grandissima affluenza all’arena del Wild West Show. A metà dello spettacolo furono fatti entrare in campo due dei puledri maremmani e Buffalo Bill con i suoi iniziarono a inseguirli facendo roteare i loro lazos.
Ecco cosa scrisse quella volta “Il Messaggero”: “Uno dei cacciatori, attaccato al mozzicone della coda, si era lasciato trascinare pancia a terra per più di trenta metri. E sono due così le corde spezzate – corde grosse due dita, di una solidità quasi metallica e non prive di una certa elasticità per poter servire convenientemente allo scopo a cui sono destinate. Il puledro di sinistra è rimasto nuovamente col collo nel cappio; ma si svincola, è libero di nuovo, e fugge disperatamente. I cacciatori lo inseguono urlando […]. È imprigionato di nuovo: ma il puledro inferocito si dibatte con maggior furore, e schianta di nuovo la corda. Così sono tre le corde schiantate. I cacciatori lo assalgono tutti in massa, e il cappio si stringe nuovamente al collo. Stavolta è preso”.


Ecco come racconta la scena seguente Augusto Imperiali: “Avevano tirato il puledro contro la palizzata, l’avevano buttato a terra e, mentre quattro uomini lo tenevano fermo in quella posizione, gli avevano allacciato la sella; uno dei cowboys gli si era messo cavalcioni (e la bestia stava sempre al suolo) di modo che, quando si era alzata, era rimasto in groppa.
Ma intanto gli avevano legato due funi attorno al collo e due funi ai testicoli; e i quattro capi erano tenuti da quattro cowboys che, tirando al momento opportuno, impedivano al cavallo di impennarsi e di far salta montoni”. La stessa sorte toccò anche all’altro puledro e i due che montarono furono Tony Esquieval e Fox Que. Passarono solo sedici minuti da quando i puledri entrarono nell’arena a quando furono domati.


Buffalo Bill, forte dell’impresa appena fatta e del clamore suscitato nel pubblico, rilanciò dichiarando di mettere in palio 1000 Lire per chi avesse saputo fare lo stesso con i loro cavalli americani. Offerta che presto venne dimezzata a 500, visto che 1000 era lo stipendio di un anno per un buttero.
L’8 marzo toccò ai butteri. La folla era immensa e il terreno dell’arena ricordava le paludi pontine. In campo entrarono sei cavalli americani e ad aspettarli c’era la lacciara di Filippo Valentini che andò subito a segno, ma il cavallo scappò con la corda al collo.

Fu subito ripreso e, tenendolo in piedi, fu bardato con tanto di codale. Il cavallo si buttò a terra per due volte. Alfonso Ferrazza riuscì a montare sul primo cavallo che, dopo svariate sgropponate, inciampò e cadde facendo cadere anche il Ferrazza che, però, si rialzò senza un graffio.
I cowboys si trattengono in campo e il pubblico grida che i cowboys stiano fuori.


Sempre “Il Messaggero” scrive: “È preso poco dopo il morello, quello che sembrava il più tristo. I butteri lo incavezzano tra il battimani degli spettatori. Quindi gli mettono la sella, ma con una sgropponata la butta via. Il morello, tenuto con le corde, si dibatte frenetico; s’alza sulle zampe di dietro, tira rampate. I butteri le schivano sempre con la sveltezza di uomini esperti”. Finalmente i butteri riescono a mettere la sella col codale.


Montò Augusto Imperiali. Tutte le sfuriate del puledro non smossero Imperiali dal suo posto fino a quando non decise di scendere. La folla era in delirio e tutti facevano i complimenti al buttero, ma Buffalo Bill, arrivando al galoppo, iniziò a contestare la validità della prova: “Noi abbiamo accettato di far montare i nostri cavalli nel termine di dieci minuti; invece è passata mezz’ora” disse Cody. I butteri, di risposta, dissero: “Signori, notate bene, che noi non avevamo stabilito il tempo per montare i cavalli. Avevamo detto di rimanere soli nel circo, senza alcuno della compagnia – invece vi erano parecchi di loro – e di montare a qualunque costo i cavalli, o vivi, o morti.”. Anche “La Tribuna” sostiene la tesi dei butteri: “I patti erano questi: Il colonnello Cody avrebbe prestato tre de’ suoi cavalli da montarsi, e sei altri cavalli, dei selvaggi, da accalappiarsi, insellarsi e poscia montarsi, senza l’aiuto dei componenti della compagnia. La sella si poteva scegliere a piacere. A quanto ci si assicurò non era stato stabilito alcun termine di tempo”.
Fu così che il colonnello William F. Cody, detto Buffalo Bill, levò le tende del suo circo senza pagare nessuno.


A voi il giudizio finale: hanno vinto i cowboys montando un cavallo barbaramente legato, ma con un tempo di sedici minuti o i butteri, montando un cavallo libero di sfogarsi in tutti i modi, ma con un tempo di trenta minuti?

Di Nicolò Lenarda
Fonte: redazione

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