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Garretti, leve eccezionali.

Viene indicato come la sorgente stessa dell'impulso: elastico come un giunco, solido come una colonna, provvede alla spint e alla stabilità del cavallo e delle sue andature.

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Avete presente il bombo, l'insetto simile a una grossa ape, peloso, variegato a strisce nere, bianche e gialle? E comune in tutta Italia e ha un volo veloce accompagnato da un caratteristico ronzio.

 

Ebbene, secondo gli studiosi, non potrebbe neanche staccarsi da terra: dimensioni e forma delle sue ali appaiono inadeguate alla funzione richiesta.

 

Eppure ogni primavera, da milioni di anni, ricompare, passando agile da un fiore all'altro, trasportando, oltre al suo peso, anche quello del nettare e del polline che raccoglie. Da un punto di vista funzionale, il garretto è improbabile quanto le ali del bornbo.

 

Appare incredibile come questa articolazione possa mantenersi cosi leggera ed elastica' dovendo spingere masse di oltre mezza tonnellata a velocità anche superiori ai 65 Km/h, o proiettando le stesse moli su ostacoli di più di due metri, resistendo a sollecitazioni enormi.

 

L'evoluzione, in milioni di anni, partendo da una manciata di ossa, qualche tendine, muscolo e legamento, ha selezionato questo ingegnoso ed elegante insieme di cavi e pulegge che si rivela una delle strutture scheletriclie più elaborate e versatilii esistenti in natura.

 

ll cavallo è “progettato” per fuggire dal predatori e il requisito fondamentale richiesto ai posteriori è produrre accelerazione e velocità.

 

L'azione è simile a quella di un Cardine e l'esiguo volume garantisce al garretlo una fluidità nella flessione e una rapidità di quel movimento oscillatorio che fa avanzare i posteriori sotto la massa (protrazione o ingaggio).

 

Ma il gioco non fiisce qui: il cavallo necessita anche di una solida base di appoggio che sorregga la sua massa e la proielti con vigore in avanti (retrazione o spinta).

 

Così, con i suoi ossicini che si cornpattano in un unico blocco, il garrelto. Si trasforma da elastica cerniera a struttura solida in grado di assorbire impatti tremendi.

 

DESIGN A MULTICOMPONENTI
Il garretto è composto da sette ossa, anche se in molti cavalli due di queste sono fuse tra di loro. Le ossa più grandi, il calcaneo e l'astragalo. sono le più importanti per il movimento; quelle più piccole svolgono un lavoro minore, ma sono responsabili della maggior parte delle patologie e dei dolori localizzati.

 

Delle ossa maggiori, l'astragalo assomiglia a una puleggia ed è il fulcro dal quale dipende il movimento oscillatorio. L'altro grande osso è il ealcaneo, corrisponde al nostro tallone e forma la punta del garretto.

 

Svolge un'azione di leva durante la spinta e dovendo sopportare grandi sforzi, deve essere largo e spesso. Le altre ossa, di cui due sono piatte e due hanno forma cubica, quando carieate di peso, diventano un corpo unico bloccandosi tra di loro e stabilizzando l'articolazione. Contrariamente all'equivalente umano, il garretto non può ruotare.



L'APPARECCHIO RECIPROCO
Nel cavallo e presente anche una struttura legamemosa attaccata alla parte bassa del femore, una anteriormente e l'altra posteriormente. Corroni parallelamente alla gamba e attivati dai muscoli questa coppia di cavi stabilizza l'articolazione, muovendo la parte inferiore dell'arto.

 

Il tendine posteriore è composto da due elementi di cui uno è conosciuto anche come tendine di Achille. Quando la grassella si distende, la punta del garretto si rileva e raddrizza. Ameriormenle la corda femorometatarsica unisce il femore al metatarso.

 

Questo fa rilevare il metatarso quando la grassella si flette, facendo flettere in egual misura anche il garretto. Questa struttura viene chiamata anche “apparecchio reciproco" ed è architettato in modo male che con la contrazione di un solo gruppo muscolare tutto il posteriore si muova in modo armonico.

 

Questi cavi collegati come un pantografo, possono anche irrigidire l'arto e permettono al cavallo di dormire in piedi praticamente senza sforzo. Nessun elemento di questa struttura può muoversi indipendentemente dagli altri, aumentando enormemente l'efficienza ma specializzano al massimo questa struttura.

 

L'uomo, i primati, gli orsi e tutti i plantigradi, hanno movimenti laterali che il cavallo non ha. Di contro il cavallo ha una grande attitudine alla corsa e al salto, con rendimenti energetici (rapporti peso/potenza) elevatissimi,  grazie anche a questa articolazione mono dimensionale.

 

LA SELEZIONE UMANA
Da qualche secolo l'uomo si e sostituito alla natura nel selezionare il cavallo, adattandolo ai suoi bisogni di guerra, di lavoro e ora sportivi: qualche volta si sono commessi errori grossolani.

 

Un esempio su tutti ci e dato da alcune linee di Quarter nelle quali, per esasperare la velocità, si è arrivati ad avere ganetti così sottili da dimostrarsi estremamente fragili. Per quanto riguarda il cavallo da sella, dobbiamo tener presente la grande importanza dei movimenti laterali e delle girate strette in equitazione. Questa valutazione ci deve sempre portare a prediligere garretti ampi e ben formati.

 

L'uomo ha inoltre cercato da sempre di aumentare la mole del cavallo, allontanandolo dalle dimensioni ehe la natura aveva stabilito di non superare. Durante l'evoluzione il cavallo ha dovuto ovviamente fare i conti con le leggi dell'universo.

 

Ouando un oggetto raddoppia la sua lunghezza mantenendo la stessa forma, la sua superficie aumenterà al quadrato, ma il suo volume al cubo.

 

Pensate a un osso di una certa lunghezza e con una certa superficie articolare: se raddoppiamo le sue dimensioni, mantenendo la stessa forma, la sua superficie articolare aumenterà al quadrato, ma la sua massa al cubo, riducendo la funzionalità dell' articolazione che sarà sottoposta a un carico spropositato.

 

Chilo su chilo l'elefante è molto più debole del topolino. ll risultato è che le strutture già particolarmente sollecitate sono portate al loro limite strutturale.

 

IL GARRETTO DEL FUTURO
L'efficienza e l'eleganza strutturale sono assolute prerogative di questa articolazione. La sua capacità di resistere a tremende pressioni e torsioni ci può far credere che la natura abbia raggiunto la perfezione e il garrelto non sia più migliorabile.

 

Abbiamo già accennato all'inizio di questo articolo che in molti cavalli due ossa del garretto sono già fuse tra di loro; inoltre le ossa piatte (scafoide e grande cuneiforme), tendono a infiammarsi e a unirsi tra di loro (anchilosi).

 

Questa patologia, nota come “spavenio osseo", è molto dolorosa ed è di gran lunga la causa più comune di zoppia del posteriore. Una volta che la fusione è completata e il tessuto cartilagineo sostituito con quello osseo, la zoppia scompare.

 

La natura ci sta forse indicando come evolverà il garretto, portandoci a una articolazione con cinque o addirittura quattro ossa? Non lo sappiamo con esattezza e per ora accontentiamoei di quello che abbiamo cercando di averne sempre lamassima cura.

Testo e disegni di Massimo Garavini
Foto di Paolo Biroldi

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