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Storia dei Cavalli Maculati Europei<br />(prima parte)<br />

Storia dei Cavalli Maculati Europei
(prima parte)

Al termine della glaciazione di Wurm, circa 35.000 anni orsono, gli uomini del Cro-Magnon cacciavano nell´area oggi nota come la regione sud-ovest della Francia.
Le pitture rupestri eseguite da tali cacciatori esistono ancora oggi nei siti archeologici di Lascaux e Peche Merle.

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Questi graffiti, che raffigurano spesso uomini in battuta di caccia ai cavalli primordiali, in azione contro le loro prede preferite, provano che il colore bianco maculato non è apparso con la domesticazione del cavallo (come supposto in precedenza), ma appartiene ai colori primitivi degli equini selvatici. Molto probabilmente si trattava di un mezzo di camuffamento per animali che vivevano sulle montagne spesso innevate, molto vicini al ghiaccio, come il leopardo delle nevi, l’ermellino e l’orso polare.
Tale affermazione ha trovato conferma dagli studi del DNA, che hanno dimostrato come i colori originari del cavallo fossero il baio, il morello e il maculato.


Non appena il ghiaccio si sciolse, questo specifico camuffamento non fu più necessario, di conseguenza altre razze, con altri colori, si introdussero e si mischiarono a quelle esistenti.


Quando il cavallo venne addomesticato, diverse migliaia di anni più tardi, i codici genetici per le macchie, ancora presenti, rafforzatisi attraverso accoppiamenti selettivi, risultarono diffusi ormai in tutto il mondo.
In paesi come la Cina, la Persia e l’Europa, i cavalli macchiati difficilmente potevano risalire a epoche ancora precedenti l’età preistorica; questo vale anche per la Danimarca, dalla quale inizia la storia del Knabstrupper. Nei secoli, razze di cavalli maculati sono state presenti in Cina, dove venivano chiamati “cavalli celesti”, in Persia, in Russia, dove hanno dato origine alla razza Altai, in Spagna e di conseguenza nel meridione d’Italia al seguito degli Spagnoli.


La Danimarca, che per tradizione è un paese di mare, durante il periodo tra il VII e l’VIII secolo, fu scenario delle invasioni da parte dei popoli nordici, tra cui i Vichinghi.


Ma i Vichinghi non erano soltanto notevoli navigatori, bensì anche grandi cavalieri ed esperti allevatori. Ciò è dimostrato tra l’altro da reperti archeologici, che mostrano all’interno delle tombe vichinghe trovate sul territorio danese residui di staffe, briglie, carretti equini e slitte, insieme a resti di cavalli.


Trattandosi quindi di eserciti composti anche da cavalleria, diventò abitudine dei Vichinghi far pascolare i loro cavalli sugli immensi prati verdi di questo paese, sebbene anche i Danesi avessero a loro volta a disposizione una notevole popolazione di cavalli di qualità. Così facendo la popolazione Vichinga prese inconsapevolmente parte alla selezione delle razze di questi luoghi, non solo con l’apporto dei loro propri cavalli, ma anche attraverso gli stalloni che importarono in seguito, tornando a casa, nelle loro terre. Per il Vichingo, così come secoli dopo in America per il Nez Percè, il cavallo maculato era un segno di distinzione per la sua unicità, ma anche modo di incutere terrore in battaglia per i colori inusuali delle monte.

Piano piano i Vichinghi cominciarono ad assumere sempre più usi e costumi delle popolazioni stanziali e la trasformazione si completò intorno all’anno mille, quando in una notte il re Harald Bluetooth convertì tutto il suo popolo alla religione cattolica.
Il buon Harald ne ebbe fama imperitura, con l’uso del suo nome (Bluetooth) per l’attuale moderno sistema di trasmissione rapida dei dati, ma iniziò la decadenza dei Vichinghi.


Al termine dell’età Vichinga la prosperità della Danimarca declinò e con lei anche la popolazione equina; gli alti standard di quest’ultima ormai potevano essere preservati solamente da nobili e chiesa.


A questo proposito, non lontano da Knabstrup Hovedgard (Danimarca), all’interno di una chiesa, sono stati ritrovati dei dipinti, tra cui un murale che mostra tre giovani principi in sella a cavalli maculati, probabilmente risalente al 1100. Questo dimostra come questo cavallo dal manto così particolare e il suo valore simbolico, fossero già ben noti fra gli osservanti della chiesa di quel tempo.


Quando nel 1536 la riforma protestante arrivò in Danimarca, tutti gli appezzamenti di terreno dei nobili caddero nelle mani della Corona; successivamente a questa situazione, poco più tardi, Re Federico II, sovrano della Danimarca di quell’epoca, fondò la scuderia reale di Frederiksborg, a cui seguì più tardi la ristrutturazione del castello annesso (the Frederiksborger Castle) a opera del figlio, il Re Christian IV.


L’allevamento di Federico II prevedeva le selezione di soggetti a partire da cavalli di sangue spagnolo e napoletano, i quali erano stati suddivisi in particolari sezioni: blue grays, palomini, cremello, neri, e maculati. Questi cavalli, chiamati Frederiksborgers, hanno avuto una pesante influenza nella nascita delle razze Lipizzana e dei Trottatori di Orlov. Le linee dei lipizzani di Pluto e Deflorata sono di origine Fredriksborger, e in diversi dipinti dell’epoca sono raffigurati lipizzani a macchie, originati soprattutto da Pluto, che era un omozigote (i cosiddetti white-born).


Sotto il regno di Christian IV, (il figlio di Federico II) la corte reale godette di uno splendore mai visto prima, talmente grande che cavalli dalle caratteristiche migliori venivano richiesti, addirittura per corrispondenza.
L’interesse di Christian nei confronti dei cavalli è testimoniato da un dipinto che lo ritrae in sella a un cavallo bianco omozigote; questo dipinto testimonia un periodo, appunto quello sotto il suo regno, di fondamentale importanza per la selezione dei cavalli.

Questo monarca partecipò alla selezione dei cavalli, scegliendo personalmente gli stalloni da riproduzione dalla scuderia reale; la richiesta maggiore riguardava mantelli alquanto rari, che straordinariamente corrispondevano quasi sempre a cavalli dalle qualità di ottima resistenza, dimostrata durante le battaglie.


Durante il successivo regno di Christian V, la Danimarca entrò in un età d’oro caratterizzata da un fiorente sviluppo equestre. Il nuovo sovrano oltre a essere un notevole cavaliere di dressage e un esperto in materia, si dimostrò molto interessato ad assumere alla sua corte, personaggi equestri prominenti, provenienti da tutto il mondo.

Queste diverse, ma fondamentali personalità del mondo equestre fecero in modo, con le loro conoscenze, che da lì a  poco tempo, la corte danese, per la prima volta, potesse sfoggiare carrozze reali trainate da gruppi di sei stalloni bianchi.

Tra questi personaggi spiccava Anton von Haxthausen, un diplomatico che svolgeva la sua attività tra le più importanti città equestri di Dresda, Hannover, Vienna e Berlino; costui fondò l’Accademia di Equitazione al Castello di Christian V (The Christiansborg Castle), seguendo le basi della scuola spagnola di Vienna e riorganizzò il programma di selezione dell’allevamento del suo antenato Federico, che si guadagnò il riconoscimento in tutto il mondo.


La fantastica e drammatica storia di Coureur, uno stallone maculato, risale proprio a questo periodo. Dopo la sua morte, avvenuta in circostanze un po’ insolite, Coureur fu imbalsamato, nel 1684, diventando così il cavallo imbalsamato più vecchio del mondo.
Questo stallone maculato fu allevato presso il Castello di Christiansborg, a quell’epoca considerata una delle più forti scuole di equitazione classica.

Coureur era stato addestrato alle discipline più difficili, come le capriole, insieme ad altri stalloni di altrettanta qualità.


A quel tempo era già comune in Inghilterra, tenere corse di cavalli e, quando a un banchetto reale l’Ambasciatore inglese entrò in disputa con il capo scuderia von Haxtausen, sostenendo che i cavalli danesi fossero un prodotto della degenerazione e dell’artificiosità e che in termine di spettacolo niente poteva essere paragonato ai cavalli inglesi, partì una scommessa del valore di 1.000 ducati danesi, una cifra enorme per quel tempo, dalle seguenti condizioni: l’inviato inglese avrebbe potuto scegliere uno stallone direttamente dalle scuderie reali di Christian, che poi avrebbe dovuto percorrere la distanza tra “the Frederiksborg Castle” ad Hillerod, e “the Christiansborg Castle” a Copenhagen, di circa 35 km, in meno di 45 minuti.

La corsa avrebbe avuto luogo 14 giorni dopo a partire da quel momento, per  lasciare il tempo di addestrare e allenare lo stallone scelto.

Il cavaliere avrebbe dovuto essere scelto tra i ragazzi della scuderia di von Haxthausen, avrebbe vinto 100 ducati dopo la corsa e sarebbe stato nominato “ragazzo della scuderia reale”.


Questo divenne un grande evento al quale fu testimone non solo la famiglia e la corte reale ma anche il pubblico cittadino di Copenhagen.


Giunse il giorno tanto atteso e al castello di Federico fu suonato il segnale di inizio. Fu così che il piccolo stallone macchiato (era alto poco più di 150 al garrese) si proiettò in avanti, verso il  percorso, con tutta  la sua straordinaria agilità: era uno stallone che sapeva fare le capriole, ma tutti si domandavano se possedesse anche la resistenza necessaria per completare la difficile cavalcata. Volò a un ritmo frenetico e l’esultanza in tutta Copenhagen fu enorme quando, controllando  gli orologi, il tempo impiegato da Coureur per percorrere la distanza, risultò di 42 minuti, 3 minuti in meno rispetto al limite.

L’onore del capo della scuderia della Danimarca, barone von Haxtausen, fu preservato, così come quello dei cavalli danesi. I festeggiamenti non ebbero fine e nella confusione generale fu trascurato un particolare: il piccolo stallone cadde improvvisamente per terra tra le colonne di marmo, morto dall’esaurimento.


In tanto eccitamento si erano dimenticati di farlo passeggiare subito dopo la gara.


Dopo questa tragica fine, venne deciso di onorare lo stallone con un promemoria adeguato alla sua notevole vittoria.


Il suo corpo fu imbalsamato, ma non in posizione ferma sulle quattro zampe, bensì facendo una capriola.

Ora si trova nella sede dell’Accademia di Equitazione Reale di Christiansborg.


Successivamente Christian V trascorse un lungo periodo alla corte del Re-Sole Luigi XIV e quando questo divenne nel 1670 il sovrano autocratico assoluto, la corte di Versailles rimase il modello d’ispirazione del re danese.

Luigi XIV aveva una grande passione  per  i cavalli con il manto maculato e veniva spesso dipinto in sella ad esemplari di questo tipo; il cavallo macchiato incarnava lo spirito di quel tempo,  perciò era significativo per Christian portare dato simbolo alla sua corte.


Molti tra gli esemplari danesi di questo periodo, famosi in Europa, meriterebbero di essere menzionati, ma tra questi “Superbe” risulta il più adatto. Questo stallone nero fu acquistato nel 1683 presso una scuderia del monastero spagnolo di Jerez de la Frontera e sarà proprio da lui che si formerà il nucleo della linea che molto probabilmente è all’origine del Knabstrupper moderno.

                                                                  
Il diretto erede al trono di Christian V, Christian VI, divenne poco dopo, il sovrano e il fondatore diretto dell’attuale Knabstrupper. Costui fu un vero e proprio re barocco, la cui corte non fu seconda a nessuna delle corti d’Europa in merito a eleganza e a gusti in fatto di cavalli dal particolare colore del mantello.

Fu infatti anche per questo motivo che gli sforzi per incrociare i cavalli vennero prolungati e di conseguenza la loro selezione non si arrestò.

Fu proprio a questo proposito che lo stallone macchiato Papillon  fu donato dal conte Ferdinand Anton Danneskjold-Laurvige, a Christian VI in persona.

Ferdinand sarebbe diventato da li a poco il capo della scuderia reale danese.

Papillon, come da tradizione fu marchiato con il monogramma della corona del re e divenne il progenitore di una linea di discendenza.

Papillon era già, a sua volta, il risultato del programma personale di selezione del conte Ferdinand, la cui famiglia molto probabilmente possedeva dei cavalli macchiati tra i riproduttori.


La popolarità di questi cavalli ottenuti dall’attento programma di selezione reale, è confermata dalla persistenza durante tutto questo periodo della considerazione generale che mantenere fattrici di 15-20 anni, probabilmente nella speranza che queste potessero ancora offrire discendenti preziosi per nuovi proprietari, risultasse un mestiere sicuro.


Acquirenti da tutto il mondo partecipavano alle vendite annuali delle aste; persino le carrozze dello Zar di Russia  erano trainate da cavalli danesi bianchi.
Il primo allevamento di cavalli maculati organizzato come lo intendiamo oggi risale al 1671.

Utilizzando capostipiti autoctoni, spagnoli e napoletani, venne creato un allevamento, chiamato di “Tiger horses”, cioè cavalli maculati, che raggiunse il suo massimo di qualità nel 1750, sotto il re Christian VI. L’obiettivo era quello di ottenere soggetti dalle ottime caratteristiche temperamentali e atletiche, che però fossero anche accattivanti nel loro mantello.

A quel tempo, mentre i cavalli monocolore, o “solid” erano appannaggio del popolo, i cavalli maculati erano pressochè unicamente appannaggio di reali e nobili.

I cavalli Fewspot o white born, cioè quelli nati bianche per la presenza di un doppio gene LP, venivano usati soprattutto come cavalli da carrozza, per le parate ed erano inoltre montati dai reali durante le cerimonie di incoronazione. I cavalli maculati, così come i fewspot, furono i cavalli preparati alla accademia di equitazione del castello di Christiansborg, eccellendo sia come cavalli montati che da carrozza.

Dopo un picco di diffusione nel 1750, questa linea reale di cavalli maculati ebbe un declino, dovuto al fatto che le leggi della genetica non erano ben conosciute e l’accoppiamento con cavalli grigi portò alla decadenza dell’allevamento.


Infatti il grigio porta alla scomparse delle macchie quando il soggetto diventa adulto. Verso il 1780, parallelamente alla fine della scuderia di Federico, l’allevamento del barone Lovenskjold, presso il Castello di Lovenborg venne alla luce e alla gloria grazie alle proprie 100 e più fattrici, considerate di eccezionale qualità. Il barone preferiva cavalli leggermente colorati come Isabella e comprò parecchi stalloni di prima qualità dalle scuderie reali di Frederiksborg.


Geneticamente questi stalloni potrebbero ricondurci a Baever II, nato nel 1782, che fu un diretto discendente di Superbe, nato nel 1683. Baever II venne descritto il “cavallo dal colore nocciola con impronte bianche”. Queste impronte bianche erano piuttosto insolite e mai il colore nocciola fu così unico come quello descritto. La migliore partner del bel cavallo fu la fattrice H., proveniente dall’allevamento della linea maculata.


Perciò è probabile che Baever II tramandò alcuni geni, attraverso i suoi figli, allo stallone giallo Lovenborg, che diventò uno dei fondatori principali del Knabstrupper. Il moderno Knabstrupper nasce in linea paterna da questi cavalli, in linea materna da nuove linee di sangue, usate dal maggiore Villars Lunn, nella sua tenuta di Knabstrupgaard, da cui il nome Knabstrupper.

 

 

Sul prossimo numero di INFORMA, la seconda parte di:

STORIA DEI CAVALLI MACULATI EUROPEI

 
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(n.3 maggio / giugno 2018).

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Redazione
Dott. Francesco Fusi
Medico esperto in riproduzione e genetica.
Appassionato allevatore di Knabstrupper.

Fonte: INFORMA 03-2018 | Maggio - Giugno

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