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GIA: semel in Anno Licet Insanire.

"Lo scalpiccio degli zoccoli sul selciato, il tintinnio delle sonagliere, le grida di incitamento e di gioia, il rumore sorde delle arance che battono sui carri, sui muri sui selciati delle piazze."

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Sale dalle vie un frastuono gioioso che mescola questi ad altri mille suoni in una unica sola grande emozione: è la battaglia delle arance, simbolico gesto di battaglia contro chi, in epoche e storie diverse, ha oppresso il popolo, momento di euforia collettiva che rende unico ed irripetibile questo evento.
 
 
Folti gruppi di ragazzi si ritrovano la sera sulle piazze e nelle vie e, silenziosi, iniziano a trasformare la Città: dipingono le piazze di tiro, issano sequenze interminabili di bandiere, montano scenografie con immensa fantasia, dove predomina il colore delle loro squadre di aranceri, mesi di lavoro segreto che danno nuova identità alle architetture della Città che, anche se per poco tempo, sarà palcoscenico di questo grande ed appassionato momento.
 
 
Si colorano i volti con colori diversi, si vestono c on divise multicolori e cantano inni sconosciuti ai più, ma hanno una unica forza che li accomuna: è la voglia di essere protagonisti, che si esprime in un esplosione di energia lunga tre giorni. In questo grande gioco, dove tutto è codificato secondo regole non scritte, la cosa più importante è partecipare, vestire la divisa del gruppo del cuore, per sentire l’appartenenza alla propria squadra.
 
 
E partecipare vuole dire anche la fatica di portare quintali di casse sulla propria piazza per essere pronti a combattere; vuole dire mettere da parte egoismi e rivalità, vuole dire diventare parte vitale di uno spettacolo entusiasmante. L’aria che si respira è una mescolanza di ossigeno ed arancia, di forza e di amicizia, di emozione e di orgoglio, di eccitazione e di sentimento, un insieme di suoni e di odori che stordiscono di gioia. Protagonisti insieme agli aranceri sono decine di splendidi cavalli, magnificamente preparati per l’occasione.
 
 
Con code e criniere intrecciate, preziosi finimenti in cuoio, fatti costruire con cura da abili artigiani, sonagliere d’argento, nastri fiocchi e piume variopinte, i cavalli attraversano quasi danzando le piazze coperte di arance, guidati con attenzione da esperti conducenti, alteri interpreti dell’antica passione Eporediese per questa antica arte della guida alle redini lunghe.
 
 
Quella che sembra una cruenta battaglia è in realtà uno scambio di energia, un mettersi alla prova, ed alla fine una forte stretta di mano significa che non ci sono rivali, ma solo leali compagni di battaglia. Nel tardo pomeriggio del martedì grasso, le squadre di aranceri ed i conducenti dei carri da getto si ritrovano nella centrale Piazza di Città per assistere alla premiazione dei vincitori, a conclusione dei tre giorni della battaglia.
 
 
E’ un momento carico di suggestione, un appuntamento di grande fascino, dove tutti sono campioni, essere vincitori non ha un significato reale, perché l’importante è davvero partecipare. 

Redazione

Massimo Nicolotti

Photo credits
Massimo Sardo e Giovanni Vitale

Fonte: GIA Gruppo Italiano Attacchi

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