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A Macerata il ritorno della wourche, il ritorno alle carrozze

A Macerata il ritorno della wourche, il ritorno alle carrozze

di M. Vittoria Carloni, Conservatore del Museo della Carrozza
pubblicato sul N° 5-2011 del NOTIZIARIO

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(Foto 1)Per anni è rimasta in attesa di un intervento di recupero, dopo che nel 1981 la famiglia Pietramellara di Cingoli (Mc) ne aveva fatto dono al Museo della Carrozza di Macerata.

 

Stipata in un deposito distaccato insieme ad altri oggetti ingombranti, costretta in un angolo di prospettiva infelice, era difficile intuirne il notevole interesse artistico oltre che di veicolo sui generis. Poi si sono finalmente presentate le condizioni affinché il maestro Aspetti ed i custodi del museo estraessero la wourche dall’angusto magazzeno, robusti cavi alla mano.

 

La wourche, montata ed ancorata a dovere sul furgone, aveva preso la via del restauro che si sarebbe compiuto a Sarmato (Pc) grazie ad un cospicuo contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Macerata.  


Tutto ciò avveniva in dicembre 2010 poco prima di Natale, nel clima grigio e al contempo gioioso tipico del periodo.
Soltanto dopo pochi mesi la vettura, rientrata a Macerata, andava ad arricchire il gruppo delle carrozze da viaggio nel rinnovato museo. L’estate era alle porte, la carrozza tornata al suo antico splendore si rendeva complice durante una performance teatrale in occasione della “notte internazionale dei musei”.


Il museo maceratese tiene moltissimo a questo veicolo. In primo luogo perché è l’unico di fabbrica squisitamente locale, costruito nel terzo quarto dell’Ottocento da tale Vincenzo Pacchella, avente bottega insieme ad altri “facocchi” nel rione che attualmente coincide con Corso Cavour, poco oltre i “cancelli” della città. ( foto2)


Si tratta poi di una carrozza nobiliare, commissionata nella patria del papa Pio VIII al secolo Francesco Saverio Castiglioni, così come attesta l’arma decorata sulle portiere. Elegante, compatta ma al contempo camaleontica: un bijou. Sulla cassa di un sociable (o vis-à-vis) la wourche veste una struttura mobile costituita dai vetri e da una tela in cuoio che ne va a formare il tetto. Questo fa sì che nella modalità “aperta” il doppio mantice fisso consentisse comunque un buon riparo ai passeggeri.


Se in generale la questione della nomenclatura della carrozze è affare assai delicato e discrezionale, per questa in particolare non sussiste univocità di denominazione, ma al contrario essa viene frequentemente denominata in relazione ad altre. Il museo ha accolto la definizione di wourche accreditata dall’esperto Carlo Gnecchi Ruscone, curatore del catalogo scientifico, tuttavia è interessante ascoltare anche la voce del maestro Aspetti, che parla indifferentemente di landau a sei luci o di britzka.

 

La stessa “etimologia” wourche, wourst, vource, wurch e wourch, che dir si voglia, pare alquanto dubbia. Secondo alcuni si tratta di un’antica vettura da caccia progettata in Germania, con una seduta centrale su cui stare a cavalcioni, solo nell’Ottocento divenuta trasformabile. Per altri di una tipologia inventata alla fine del XVIII secolo in Auvergne, nel cuore della Francia, per favorirne l’utilizzo in tutte le stagioni dall’abate Clary, vicario generale di S. Flour.


Il sapiente e filologico lavoro di restauro ha ristabilito difficili condizioni conservative: tutte le parti risultavano assai compromesse, in particolare i legni lacunosi e infestati, i metalli ossidati ed arrugginiti, i tessuti lacerati ed i pellami bisognosi di essere ricostruiti e rimontati a dovere per consentire il ripristino della funzione trasformabile. ( foto 3)


Nel corso delle operazioni, il maestro Aspetti ha potuto constatare come tale veicolo, pur essendo di epoca piuttosto moderna, presenti assali di recupero caratterizzati da un sistema di fissaggio delle parti terminali in voga fino ai primi dell’Ottocento. Infatti, in antico era tutt’altro che infrequente il riuso di materiali più vecchi: il recupero di ogni componente valido veniva considerato molto apprezzato.


In virtù del consolidato rapporto di collaborazione professionale con il restauratore, il museo ha organizzato una presentazione pubblica della carrozza recuperata, espressione di dati storici e microstorici e di curiosità. Si è colta l’opportunità per una riflessione sul tema della conservazione e valorizzazione della carrozza, approfittando dell’occasione offerta dalle Giornate Europee del Patrimonio 2011.

 

Un folto pubblico di esperti e curiosi ha preso parte alla conversazione “Le carrozze. Storie e curiosità”, che ha visto l’intervento di Aspetti medesimo, di Gabriele Barucca, ispettore della Soprintendenza di Urbino, di Marco Lattanzi, conservatore al Patrimonio Artistico del Quirinale, e di Gioacchino Acampora, titolare della carrozzeria Castagna di Milano.

 

Da un inquadramento storico giuridico sui restauri di carrozze compiuti di recente nelle Marche, alla dimensione “nazionale” delle splendide vetture conservate al Quirinale rinvigorita dai festeggiamenti per i 150 anni dall’unità d’Italia, fino all’ipotesi di un “ritorno” odierno alle carrozze, ricco e variegato è risultato il dibattito. Il restauro della piccola wourche non è stato che un semplice pretesto per una pindarica fuga nel passato e, in modo alquanto inatteso, anche nel futuro.

 

Oltre a sconfinare nell’ambito delle automobili, naturale evoluzione tecnologica delle vetture ippotrainate, si è avanzato, infatti, anche il serio proponimento di costruire al giorno d’oggi nuove carrozze per una singolare committenza, tanto facoltosa quanto attenta al design e alla ricerca sui materiali.
 

 

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M. Vittoria Carloni

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