Equigomma

"Animali in Guerra Vittime innocenti". Le barbare uccisioni nella l e nella ll guerra mondiale di cani, cavalli, gatti, muli, piccioni e di tante altre bestie

Le testimonianze dei soldati e i loro racconti sui cavalli nel libro "Animali in guerra vittime Innocenti" di Vincenzo Di Michele

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I soldati vivevano a stretto contatto con gli ani­mali. Marciavano, mangiavano e dormivano fianco a fianco.


Li accudivano, coccolavano e, perché no, li menzionavano accuratamente nei loro diari: “La mattina quando andavamo a slegare i cavalli, questi nostri fratellini erano tutti inzuppati, sporchi, laceri e puzzolenti. Era un vero disastro: regnavano sulle loro spalle fango e sterco e per me era una vera sof­ferenza vederli in quello stato”.
 

Così Vincenzo Di Michele con il suo ultimo libro “ Animali in guerra vittime innocenti” mette nero su bianco su alcune pagine buie della I e II guerra Mondiale riguardo la sofferenza ingiusta di Cavalli, Muli, Cani, gatti, asini e piccioni che furono trascinati a forza in una guerra non loro.


Ci sono molte testimonianze e soprattutto vicende storiche tutte legate al mondo del cavallo: i soldati mongoli in groppa ai loro cavalli fino all’eroico quattrozampe italiano della carica di Isbuscenskij in Russia che dopo mille peripezie e vicissitudini di ogni sorta,  riuscì finalmente a ricongiungersi in Italia al reggimento del Savoia Cavalleria.


E poi la storia di un cavallo dalla stazza imponente che durante la battaglia perse il suo cavaliere.


Aveva delle schegge conficcate nelle zampe e nei fianchi. Fortunatamente, erano superficiali. Dopo averlo rimesso in sesto nella medicheria, questi fu nuovamente assegnato a un altro cavaliere per la carica di prima linea. Quello stesso cavallo al termine di una furiosa battaglia, ritornò da solo nello stesso posto di medicheria.


La maggior parte dei combattenti inviati al fronte durante la I e II guerra mondiale  non aveva alcun grado di istruzione. Per i soldati, di estrazione con­tadina – scrive Di Michele - il mondo animale rappresentava qualcosa di più, perché figure a loro familiari.


Per esprimersi non avevano altri riferimenti se non le bestie.


Dal fronte inviavano a casa le cartoline e chiedevano rassicurazioni sulle condizioni di salute dei propri familiari e – com’era giusto che fosse – anche degli animali:


- Come stai papà? Come stanno le nostre vacche? Carolina e Margherita fanno sempre tanto latte?  La cavalla ha figliato? È grande il vannino? … …


Scrive Di Michele “I conducenti, nella corsa spietata verso il fronte frustavano e bastonavano gli umili quattrozampe e come se non bastasse li punzecchiavano a colpi di baionetta.


Queste povere bestie, non potevano far altro se non ubbidire ciecamente agli ordini dei loro padroni “veri soldati arcigni”. I cavalli con la lingua penzoloni annaspavano nel traino di carri ponderosi e i muli, caricati sulla soma a più non posso con armi e munizioni, allargavano prepotentemente le loro froge quasi a voler attutire l’immane sofferenza”
.


Ogni brano regala momenti per riflettere, per commuoversi, per indignarsi, in una vera e propria celebrazione degli animali in guerra, raccontata anche attraverso disegni che rendono ancora più reali parole capaci di trasmettere quello che nessuno ha mai detto sulle sofferenze ingiuste di questi animali.


Tutte queste bestie innocenti vennero trascinate a forza in una guerra non loro  e non ebbero alcuna scelta se non quella di obbedire al vile egoismo umano.

 

 

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Redazione


Fonte: Dott. Vincenzo Di Michele
Saggista e Autore di opere letterarie

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